Intervista a Diego Galdino

La nostra intervista all’autore Diego Galdino

Diego Galdino vive a Roma e ogni mattina si alza molto presto per lavorare come barista. È innamorato della sua città natale, e inoltre è appassionato di letteratura e cinema. I suoi romanzi sono molto apprezzati sia in Italia che in altri paesi europei.

Attraverso i suoi romanzi fa sognare ed emozionare milioni di lettori.

Intervistatore: Cosa significa per te la scrittura?
Diego Galdino: Per me scrivere ha la valenza di una seduta terapeutica, come se il libro fosse uno psicologo che ti ascolta senza pregiudizi e ti giudica in modo oggettivo. Sei consapevole che grazie a lui puoi dire la verità, tutta la verità, forse quella che non hai mai detto a nessuno, senza doversi preoccupare delle conseguenze.
A me piace scrivere romanzi d’amore, perché scrivo quello che sento, quello che il mio cuore ha bisogno di esternare, io amo l’amore e tutti i suoi derivati.

I.: Avresti mai immaginato che i tuoi romanzi fossero così apprezzati ed amati dai lettori? E che venissero addirittura pubblicati anche in altri Paesi?
D. G.: La verità è che ogni giorno benedico la scrittura per essere entrata nella mia vita, perché grazie a lei ho avuto e ho la possibilità di conoscere posti e persone meravigliose, librai, lettori, che al momento dei saluti diventano degli amici di vecchia data a cui voler bene per sempre. Ho avuto la fortuna di poter presentare i miei romanzi alla Fiera di Francoforte, di Madrid, nel programma televisivo più importante della Polonia e di rappresentare l’Italia al Festival di Letteratura Europea in Germania. Soddisfazioni che ti restano dentro e alimentano la tua passione per la scrittura nelle difficoltà di un mondo editoriale italiano che a volte fatichi a comprendere pienamente.

I.: Cosa ti piacerebbe trasmettere ai lettori attraverso i tuoi romanzi?
D. G.: L’importanza della lettura, che secondo me è la cosa migliore che possa fare un essere umano, dopo fare l’amore. Il piacere di contribuire con le mie storie a far leggere le persone, più persone possibili, a cominciare dai ragazzi.

I.: Cosa rappresenta per te Roma, città decantata nei tuoi romanzi?
D. G.: Roma ti aspetta sempre come fossi di casa. Roma mi ha portato a passeggiare sull’Aventino, uno dei sette colli della città eterna. Passando dalla Bocca della Verità, al Circo Massimo, riposandosi qualche minuto nel roseto comunale, dove a maggio si possono ammirare centinaia di rose diverse, per poi proseguire attraverso le abbazie medievali più belle e importanti della città, dove, nel silenzio e nella luce che filtra attraverso i rosoni colorati delle finestre, capisci il vero significato della fede. Per arrivare infine in uno dei giardini più belli del mondo: Il giardino degli aranci da cui, dopo aver levitato tra decine di alberi di arance, si può ammirare uno di quei panorami che ti fanno chiedere: “Ma allora è così il paradiso?”, e scoprire invece che ne è solo la porta, quella del Priorato di Malta da cui dal buco della serratura si vede la cupola di San Pietro. Roma non ha significato nella mia vita, Roma è la mia vita.

I.: Quali sono i tuoi scrittori preferiti?
D. G.: Il mio libro della vita è Persuasione di Jane Austen, perché è il romanzo d’amore che maggiormente mi rappresenta come scrittore e come lettore. Ma sono tanti gli scrittori a cui devo essere grato, perché leggere le loro opere ha sicuramente contribuito a fare di me lo scrittore che sono. Penso a Nicholas Sparks, Mark Levy, Musso, Paullina Simons, Evans.

I.: L’amore è il filo conduttore di tutti i tuoi libri, quanto c’è di autobiografico non nelle storie ma piuttosto nel modo di vivere ed esprimere l’amore dei tuoi personaggi?
D. G.: Il coraggio, i miei personaggi sono dei supereroi dei sentimenti, non hanno paura di amare, a prescindere da tutto e tutti.

I.: L’amore nei tuoi libri è un incontro sempre casuale…una spontaneità che oggi, nell’era di internet si è quasi persa. Se dovessi descrivere un incontro che concili la modernità con la casualità come lo immagineresti? (Potrebbe quasi essere uno spunto per un tuo prossimo libro….)
D. G.: Due persone non vedenti che si parlano sul web convinti che l’altro veda e s’innamorano perché finalmente hanno trovato qualcuno che li fa sentire speciali, come se non si fosse accorto che lei o lui non possa vedere.

I.: Leggendo i tuoi libri sì coglie una profonda conoscenza dell’animo umano. Quanto di essa è frutto di uno studio e quanto, invece, dell’osservazione e dell’esperienza nata dal lavoro che fai?
D. G.: Credo che il bar si presti bene come fonte d’ispirazione, perché racchiude al suo interno una galassia di persone diverse che girano intorno al bancone come i pianeti intorno al Sole, prendendo dal caffè quel calore, quell’energia che ti accompagnerà, anzi che ti farà compagnia per il resto della tua giornata. In cambio queste persone permettono, con le loro storie di vita vissuta, le loro manie, i loro caratteri simili o sempre diversi, al Sole/bancone di adempiere al suo dovere a ciò che ne rende indispensabile per se stesso e per gli altri la sua stessa esistenza.

I.: Il bar è un luogo in cui si incrociano mille storie e spesso il barman ne è un ascoltatore attivo. C’è qualche protagonista dei tuoi libri che è nato da una storia vera raccontati nel tuo bar?
D. G.: Soltanto Massimo è “nato” al Bar essendo Il primo caffè del mattino un romanzo molto autobiografico.

I.: Il tuo ultimo romanzo, Bosco Bianco, sta riscuotendo un enorme successo, nonostante tu abbia deciso di autopubblicarti. Come ti fa sentire tutto ciò?
D. G.: Enormemente soddisfatto, autopubblicarmi è stata una scommessa con me stesso, o una scelta dettata dalla fretta di far leggere una storia d’amore che secondo me non meritava di aspettare le esigenze editoriali di un editore. Bosco Bianco è la dimostrazione che se credi fermamente in una storia, non devi aver paura di osare, di cercare strade diverse per arrivare alle persone. A qualsiasi costo.

I.: E come mai la scelta di questo titolo, Bosco Bianco?
D. G.: Volevo un titolo evocativo, che facesse pensare ad un posto magico, un posto in cui l’amore potrebbe abitare.

I.: Quanto di te c’è nella figura del protagonista, Giorgio Betti?
D. G.: Molto come in ogni protagonista dei miei romanzi. A volte si scrive per espiare, per vivere storie che nella realtà puoi solo sognare, per liberarti dalle paure, o per trovare quel coraggio che ti è sempre mancato nei momenti decisivi della tua vita, proiettandolo sui personaggi delle tue storie.

I.: Leggo sempre con molto interesse i commenti dei tuoi fans….chi sono i tuoi lettori? Quale pubblico vogliono raggiungere i tuoi libri e quale messaggio vogliono lasciare?
D. G.: Io credo di avere la fortuna di poter annoverare tra i miei lettori persone di tutte le età, persone, non fan, amici che come me amano trascorrere del tempo leggendo.

I.: Infine, cosa ti senti di consigliare a chi sta muovendo i suoi primi passi nel mondo della scrittura?
D. G.: Purtroppo o per fortuna ora tutto è reso più facile o più difficile dai social. Le grandi case editrici hanno bisogno di fare numeri più che le parole e, in un paese in cui non si legge tantissimo, diventa logico ed inevitabile puntare su persone o personaggi che hanno già un seguito di persone molto nutrito. Così quando il libro uscirà le vendite saranno quasi certe, perché basterà che un quarto di quelle persone che seguono sui social quella persona comprino il suo libro per garantire un numero di libri venduti giusto per la casa editrice. Basti pensare che in Italia a volte ci sono blogger che diventano più famose e seguite degli autori di cui recensiscono i libri. Non è normale. Per questo mi verrebbe da dire a chi ha velleità di essere pubblicato da case editrici importanti d’investire sui social, crearsi un nutrito numero di seguaci, così da avere qualche possibilità in più di essere notato e preso in considerazione. Ma io resto uno stupido romantico, che crede ancora nella scrittura, nella meritocrazia e sul fatto che se Dio ti ha dato il dono di creare dal nulla una storia ci sarà un motivo, un fine, per questo dico sempre a chi mi chiede dei consigli è di non smettere mai di credere nei propri sogni e soprattutto di non smettere mai di scrivere, perché solo scrivendo ci potrà essere la possibilità che qualcuno ti legga e cambi la tua vita letteraria, perché se è scritto che ciò debba succedere, in un modo o nell’altro succederà.

Intervista a cura di Rossana Bizzarro e Antonella Punziano

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