Intervista a François Morlupi

François Morlupi

(Roma, 1983), italo-francese, lavora in ambito informatico in una scuola francese di Roma. Grande appassionato di gialli in generale e in particolare di quelli scandinavi, di storia contemporanea e di film coreani.
Formule Mortali rappresenta il suo esordio letterario, noir ambientato nei luoghi e fra la gente della Roma che frequenta quotidianamente. Un romanzo avvincente che apre una finestra sull’odierna realtà capitolina.

Intervistatore: prima di porti le mie domande volevo che ci parlassi un po del tuo libro per aiutare a conoscerlo meglio

François Morlupi: Formule Mortali è il mio romanzo d’esordio. E’ un giallo sociale ambientato nella Roma moderna. Perché giallo sociale? Poiché non verte unicamente sull’indagine ma abbraccia anche molte altre cose: i protagonisti con le loro ansie e paturnie, i loro problemi quotidiani, i problemi di Roma, il deep web ecc ecc. Non è un giallo classico alla Agatha Christie, ma ha la presunzione di descrivere la società attuale offrendo vari spunti su determinate tematiche.

La sinossi : In una torrida estate romana un passante scopre un cadavere di un uomo atrocemente torturato e mutilato. Sul terreno insanguinato gli arti amputati disegnano una celebre formula fisica. È il primo di una serie di omicidi rituali che coinvolgono vittime senza alcun legame apparente. A tentare di risolvere il caso è chiamato il commissario Ansaldi, professionista integerrimo ma tormentato dall’ansia e dagli attacchi di panico. Ad accompagnarlo in questa avventura verso il male, il vice ispettore Loy, una ragazza con un forte disturbo antisociale di personalità, e altri tre membri del commissariato di Monteverde. Tenteranno insieme di venire a capo di quello che ormai i media hanno battezzato come “il caso delle formule mortali”, un’indagine dopo la quale nessuno dei protagonisti sarà più lo stesso.

I.: Da cosa è nato il desiderio di scrivere e perché questo genere?

F. M.: Fondamentalmente sono stati tre i motivi che mi hanno spinto a scrivere… Il primo, forse il più importante, era la volontà di evadere dalla quotidianità che mi stava attanagliando a lavoro dove le cose non andavano benissimo. Ho tentato dunque di rifugiarmi in un mondo nuovo, dove io ero il protagonista e nessuno mi schiacciava con il suo peso.
Poi leggere una quantità industriale di libri l’anno ha fatto sì che nel mio cervello, qualcosa venisse seminato ogni giorno. Il tutto ha germogliato in un determinato periodo, ma probabilmente bolliva da parecchio! Lo stress da lavoro non ha fatto altro che accelerare un processo inevitabile.
The last but not the least, è che spesso rimango deluso da alcuni romanzi. Mi sento quasi tradito quando compro un libro pubblicizzato che poi non mi soddisfa. Invece di criticare soltanto, ho voluto mettermi alla prova, agire. E ho partorito Formule Mortali. Non invento nel mio libro ma racconto aneddoti di vita vissuta, esperienze.. ogni protagonista del commissariato possiede un pezzo della mia personalità e alcune mie passioni. Per fortuna però non tutti i loro problemi, ansie e paturnie mi appartengono, vi tranquillizzo! Se così fosse, sarei da rinchiudere! 

I.:  I personaggi principali hanno entrambi dei disturbi della personalità. Come ti sei documentato?

F. M.: Ansaldi è attanagliato dalle ansie…e mi sono documentato semplicemente guardandomi attorno. Tra i miei amici vi sono infatti molte persone che soffrono di ansia e di crisi di panico, pertanto ho voluto descrivere questa realtà molto spesso sottovalutata. Ci sono persone che ogni giorno si alzano con un peso sullo stomaco non indifferente, ma malgrado tutto vanno avanti e riescono a fare le cose. Sono, nel loro piccolo, degli eroi, secondo me. Riguardo Eugénie invece ho semplicemente letto vari documenti su internet riguardo il suo disturbo.

Gli altri poliziotti protagonisti invece sono delle proiezioni di me stesso: Leoncini per la passione sulla seconda guerra mondiale, Di Chiara per la passione per la roma, la pizza e i film coreani mentre Caldara per la sua pazienza e i suoi problemi con la compagna.

I.: Eri già un esperto di internet e materie scientifiche o hai dovuto approfondire gli argomenti visto che sono trattati in maniera impeccabile

F. M.: Su internet ero abbastanza esperto visto i miei studi, mentre sulle materie scientifiche ho comprato alcuni libri di matematica, per poter ripassare…stessa cosa riguardo le autopsie, mi sono messo la sera a guardare video su youtube…sembravo un matto

I.: Chi è stato il tuo più grande sostenitore in questa tua impresa?

F. M.: La mia compagna! ho iniziato a scrivere il libro per varie motivazioni, e dopo una settimana….avevo scritto più di 100 pagine e mi ero fermato, stranito da una tale mole di pagine scritte…Mi sono detto: hai scritto una “cazzata” non è possibile. La mia compagna lesse le pagine e mi disse di proseguire perché stava uscendo qualcosa di buono…e così ho fatto. in un mese e mezzo l’ho finito.

I.: Quanto tempo ti ci è voluto per portare a termine la tua opera?

F. M.: Un mese e mezzo. scrivevo la sera, ogni sera. dalle dieci all’una di notte, quando la mia compagna…dormiva

I.: Ammiro molto chi, come te, decide di dare una svolta alla propria vita per inseguire un sogno…come hai vissuto questa decisione? la tua compagna ti ha sostenuto, certo, ma immagino avrai avuto paure e inquetudini dopo che hai preso questa decisione..come le hai superate? il tuo lavoro è stato abbandonato per sempre e ti sei lasciato comunque uno spiraglio? (a proposito che tipo di lavoro facevi/fai?)

F. M.: La mia compagna come ho scritto sopra mi ha sostenuto nella scelta, ma non è stata….difficile ti rassicuro! poiché ho scritto ogni sera, dalle dieci all’una di notte, mentre il giorno…continuavo e continuo ancora col mio lavoro di responsabile informatico. ad oggi la scrittura è e rimane una passione, non so se sfocerà in qualcosa di più…però mi sto divertendo molto poiché il libro è già alla seconda ristampa, l’editore e i lettori sono molto soddisfatti…pertanto bene cosi! Non è possibile infatti, a meno di successo incredibile, abbandonare il proprio lavoro! infatti la percentuale di guadagno sul singolo libro è misera e soprattutto, i proventi…arrivano un anno dopo l’uscita del libro! dunque devi continuare a fare il tuo lavoro…sennò vivi d’aria!

I.: Riesci a conciliare la tua vita da scrittore (che ti auguro lunga e proficua) con la tua vita da informatico?

F. M.: Ad oggi si devo dirti la verità. certo a volte è stancante, ma essendo una passione mi dà più gioie che dolori! dunque finché rimane tale, proseguo. infatti il secondo è gia stato scritto e sto tentando di pubblicarlo con una ce importante mentre il terzo lo sto scrivendo.

I.:  Pensi di scrivere altro, di continuare con gli stessi protagonisti, alla De Giovanni per intenderci?

F. M.: Sì esatto alla De Giovanni, una evoluzione o involuzione dei personaggi. hai colto il punto, mi concentro molto sulla loro introspezione per me è la cosa + importante del libro.

I.: Il tuo libro è anche pieno di battute ed episodi “divertenti” cito ad esempio la partita di calcetto, il tutto era già studiato per rendere più leggera la lettura?

F. M.: No ! è semplicemente il racconto e la descrizione delle mie partite del calcetto del martedì. molti episodi non sono inventati ma raccontati. Ho cercato di tanto in tanto di spezzare l’atmosfera tetra dell’indagine con dei piccoli aneddoti simpatici.

I.: Qual è l’autore che l’ha maggiormente ispirata o condizionata nella scrittura e/o nella trama?

F. M.: Non ci sono autori in particolare…però essendo un vorace lettore sicuramente ho ricevuto, volente o nolente, influenze da parte di De Giovanni, Mankell, Nesbo, Indridason, Bussi, Chattam, Markaris, Lemaitre, Izzo…insomma i grandi romanzieri gialli o noir. diciamo che prediligo i nordici e i mediterranei, meno gli americani.

I.: Giochiamo un po, ti chiedono di farne una serie tv, il tuo cast ideale sarebbe?

F. M.: Oddio…in molti mi hanno detto che sarebbe una serie tv perfetta…ma devo dire che non saprei darti dei nomi e cognomi precisi…forse uno si: per Ansaldi direi Fresi o Battiston…per Eugénie….non lo so proprio

I.:  Per ipotesi non sei tu l’autore del libro ma un semplice lettore, perché consiglieresti “Formule mortali”?

F. M.: Per leggere un libro dove non esistono caratteri bianchi e neri ma grigi. Dove non ci sono supereroi ma semplici poliziotti con ansie e paturnie. Un romanzo reale completamente diverso da quelli americani, dove ci si può facilmente immedesimarsi con i protagonisti. Ognuno di noi è nel nostro piccolo Ansaldi, Eugénie, Di Chiara, Leoncini o Caldara.

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