Intervista a Marilù Oliva

Marilù Oliva, insegnante e scrittrice: la sua amata Bologna, città in cui vive, fa da sfondo ad alcuni dei suoi romanzi più belli. Marilù è autrice di due trilogie di successo: quella della Guerrera che comprende Tú la pagarás, Fuego e Mala Suerte e la Trilogia del tempocostituita da Le SultaneLo Zoo Questo libro non esiste. La sua ultima opera Le spose sepolte si è rivelata da subito un successo. La scrittrice bolognese collabora con diverse riviste, tra cui Huffington Post ed è caporedattrice e ideatrice di Libroguerriero. Marilù Oliva è decisamente molto attenta alle problematiche attuali, che affronta usando la sua penna in maniera decisa, diretta e obiettiva. Marilù ti va di fare una chiacchierata con noi?Con molto piacere!

Si parte…..

Intervistatrice: Marilù sei ad oggi una delle scrittrici di noir italiane tra le più famose, ma partiamo dalla fine: Le spose sepolte. Un giallo in cui affronti un tema drammaticamente attuale, quello del femminicidio. Ci si chiede spesso perché: pensi che in qualche modo il ruolo di “inferiorità” che ancora viene a volte velatamente conferito alle donne nella società e nella famiglia, possa influenzare questo odio efferato che troppo spesso emerge?

Marilù: Penso che intercorra un legame significativo tra violenza contro le donne in ogni sua forma (maltrattamenti e, in estremo, femminicio) e svalutazione delle stesse. Se io, per esempio, faccio passare il messaggio che una donna vale meno rispetto a un uomo, è come se legittimassi una disparità di trattamento e considerassi le vessazioni nei suoi confronti meno gravi. I condizionamenti indotti, poi, sono tanti, pervasivi, talvolta sotterranei. In parte costituiscono il substrato della nostra cultura (pregiudizi, cliché, imposizioni), in parte sono alimentati da un certo tipo di comunicazione mediatica, come ad esempio quella che vuole la donna in posizione decorativa e con ruoli subordinati o reificata e ridotta a oggetto sessuale.

I: Credi che la società stia affrontando nel modo giusto questo fenomeno, se tale si può chiamare?

M: Dipende cosa intendi per società. Le persone che non si occupano di politica spesso faticano già a barcamenarsi tra le difficoltà quotidiane e non sempre si occupano dei problemi che non li toccano. Non tutti, per carità: conosco tanta gente altruista e volenterosa che privatamente si dà da fare per migliorare la situazione, anche lavorando attraverso il volontariato. Ma ci sono delle responsabilità precise da parte di chi governa e credo che, in quel senso, non si stia affatto affrontando energicamente la questione. Si procede quasi timidamente, senza abbattere i reali ostacoli. Vuoi un esempio? Per combattere il femminicidio e la cultura che gli sta dietro basterebbe istituire a scuola un’ora di lezione in più, una materia come “educazione all’altro/a”. Interrompere inoltre con gli schemi machisti, dare concretamente alle donne più possibilità sul piano della realizzazione professionale.

I: Altro tema trattato in Le spose sepolte è quello della vendetta. Un killer intenzionato a vendicare tutte le donne che non hanno ricevuto giustizia. Pensi che il desiderio di rivalsa sia umanamente giustificabile?

M: Umanamente è giustificabile e anche istintivo. Poi però dovrebbe intervenire la ragione a ricordarci che una delle nostre più grandi conquiste è la legalità.

I: Micol Medici è l’ispettrice protagonista del giallo, una donna con cui il lettore non può non entrare in empatia. Semplice, attenta e brava, con una madre invadente: quanto di te c’è in questo personaggio e soprattutto cosa ti ha donato Micol?

M: Di me purtroppo c’è poco, anzi: le invidio la mente matematica e rigorosa, il suo disinteressarsi agli specchi, ai trucchi, la sua totale mancanza di vanità e autoreferenzialità. In Micol c’è, piuttosto, qualcosa di mia figlia, ma sono pochi dettagli: il nome, il volto, lo sguardo attento sulla vita, i bellissimi capelli, un’intelligenza lucida e scientifica. Ma lei fa tutt’altro e soprattutto io non sono rompiscatole come sua madre! 

I: Marilù parliamo di Elisa Guerra e la magnifica Trilogia della Guerrera. Una donna energica Elisa, sino a toccare gli estremi di ogni cosa. Da chi hai tratto ispirazione per creare questa singolare figura? Inevitabile chiederti se torneremo a leggere di Elisa.

M: Ecco, nella Guerrera mi ritrovo molto di più, dal punto di vista degli spunti autobiografici. Premesso che anche lei è molto diversa da me, siamo accomunate da più passioni: prima di tutto, quella per la musica e la cultura latino-americana, che io amo visceralmente e che la Guerrera, in qualche modo, ha voluto mescolare a quella italiana (cito con orgoglio il premio Karibe Urbano ricevuto per la “diffusione della cultura latino-americana in Italia”), poi la predilezione per le patatine fritte e per la criminologia. Come la Guerrera adoro il rum e le sigarette, anche se io bevevo e fumavo solo attraverso di lei, altrimenti il mio fisico non avrebbe retto. Non so se tornerà: per ora lascio la scena a Micol Medici.

I: Una domanda a Marilù insegnante: su Libroguerriero.it qualche giorno fa hai pubblicato un articolo in cui fai riferimento alla necessità di laicità nelle scuole, consigliando la lettura del libro di Cinzia Sciuto a politici e non. Pensi che la scuola stia affrontando correttamente la presenza ormai numerosa di altre culture e popoli, sia dal punto di vista dell’insegnamento che ahimè religioso?

M: La scuola italiana è molto all’avanguardia, sotto certi aspetti. Un po’ meno sotto altri. La sua laicità garantirebbe a tutti una vera democrazia e credo che per essere davvero rispettata necessiti della soppressione dell’ora settimanale di religione (si potrebbe riconvertire in quell’ora di “educazione all’altro e al sé” di cui ti parlavo sopra), ma questo non accadrà, perché il governo è troppo vincolato all’elettorato cattolico, che costituisce ancora circa il 70% della popolazione. Per quanto riguarda gli studenti esterofoni, sarebbe opportuno prendere urgenetemente alcuni provvedimenti, quali l’istituzione di corsi seri di L2 o l’assunzione di interpreti (io, ad esempio, ho in una seconda superiore un’allieva moldava che non parla una parola di italiano e ci arrangiamo come riusciamo comunicando in inglese) o rendere obbligatoria ai docenti la frequentazione di corsi di aggiornamento che ci insegnino la loro cultura.

I: Torniamo ai tuoi libri: personalmente ho adorato Le sultane. Wilma, Mafalda e Nunzia le tre protagoniste. Un romanzo veritiero e realistico in ogni sua forma. L’indifferenza nei confronti di chi non è più giovane e la scarsa considerazione a loro riservata, è uno dei mali della società odierna. Cosa pensi si possa fare per “insegnare” o “ripristinare” il rispetto per gli anziani e forse quello per l’altro in generale?

M: Be’, l’ora di cui ti parlavo sopra, ad esempio…  Scherzi a parte, penso che tutti possiamo dare un contributo per sperare in un mondo migliore. Non credo che i miei libri cambieranno le cose, no: però basterebbe anche solo che suscitassero qualche spunto di riflessione e sarei contenta. Nelle Sultane, nello Zoo, nelle Spose Sepolte e, insomma, in tutta la mia produzione c’è un messaggio di sottofondo di solidarietà che una volta mi ha fatto notare un lettore e coincide con un passo de Lo Zoo in cui dico: “…è infantile dividere il mondo in stronzi e brave persone. L’unica vera differenza è di prospettiva: quelli come la Contessa e come il guardiano si sentono degli eletti e possono restringere il loro campo visivo. Cosa gliene frega degli altri, dei diversi, dei meno agevolati, tanto loro sono se stessi, si credono baciati dalla fortuna, porci e determinati, le esistenze altrui non si intersecheranno mai con le loro, credono, semmai le lambiranno come piacevoli passatempi, intoppi da annientare o deridere, perché loro si collocano al di sopra per legittima destinazione. Si compiacciono della loro livrea di prescelti, sorteggiati dal destino. È proprio in questo che si distaccano dalla categoria opposta, quella occupata da chi sa benissimo che è stato tutto un caso, potevo capitarci io nella tua pelle, siamo fratelli e non nel senso cristiano, ma nel senso più terreno e bieco della materia, non li fermi questi scambi permanenti di corpuscoli, perseveranti, ciechi: alla fine siamo sempre noi, a livello atomico, in quest’eterna giostra di scambi, decessi e nuovi germogli”.

I: Ricordi il momento preciso in cui hai deciso che saresti diventata una scrittrice?

M: Da piccola sapevo volevo un mestiere che mi permettesse di disegnare. Da adolescente volevo diventare fumettista e nascondevo i libri di Manara e Pratt sotto al materasso, perché la passione per il fumetto (quello erotico, poi, nel caso di Manara!) non era benvista a casa mia. Disegnavo e scrivevo sceneggiature. Lo scatto verso la narrazione vera e propria è avvenuta quando ero all’università: ho scritto tantissimo, almeno tre romanzi, materiale che non ho intenzione di pubblicare perché l’ho vissuto come una sorta di “propedeutica”.

I: Se ti si proponesse una trasposizione cinematografica de Le spose sepolte, quale attrice ti piacerebbe impersonasse Micol Medici?

M: Di quella generazione mi piace molto Angela Fontana.

I: Qual è il tuo libro preferito?

M: Non ne ho uno, sarebbero davvero troppi per elencarli. Però ho un autore del cuore: Gabriel García Márquez. E un’autrice: Maria Bellonci.

I: La tua prossima opera è già in cantiere?

M: Il mio prossimo thriller è già finito e uscirà verso maggio/giugno per HarperCollins. La seconda avventura di Micol Medici sarà ambientata a Bologna, in un’area storica e turrita, e tratterà di un caso molto, molto inquietante.

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