“Quattro piccole ostriche” a cura di Chiara Mearelli

Un’avvincente e ricca spy-story condotta con grande capacità narrativa da un autore eclettico: vi proponiamo oggi “Quattro piccole ostriche”, un romanzo di sicuro impatto che ci porta tra le pieghe della storia e la politica degli intrighi…. Buon viaggio, amici lettori…


Quattro piccole ostriche

Andrea Purgatori

Editore: HarperCollins Italia
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 27 giugno 2019
Pagine: 301 p., Rilegato
EAN: 9788869054457

Recensione scritta da Chiara Mearelli

2019. Alpi Svizzere. Nell’albergo di lusso dove vive, un uomo di nome Wilhelm Lang riceve una lettera inattesa, una lettera che apre la porta su un passato che pensava sepolto, quando il suo nome era Markus Graf. Il mittente è Greta, la sua amante del tempo, la sua collega del tempo in cui era una spia della STASI. Nello stesso momento, nel parco del Tiergarten di Berlino, un diplomatico russo viene ucciso da un colpo di pistola. A indagare arriva Nina Barbaro, Kriminalhauptkommissar di origine italiana, che non crede che dietro il delitto ci sia l’ISIS, nonostante stia ricevendo forti pressioni politiche per chiudere in fretta il caso trovando i colpevoli più comodi. Ma per risolvere il mistero si deve andare indietro nel tempo, tornare ai giorni della caduta del muro. Nella sera del 9 novembre 1989, mentre il mondo assiste commosso al fiume umano che da est cerca di passare a ovest, le strade di Berlino sono percorse proprio da Markus, Nina e Greta, chiamati a scelte decisive destinate a condizionare per sempre le loro vite. E non solo. Intanto Yuri, un ambizioso agente del KGB destinato a diventare presidente della Russia, e Leo Kasprik, uno psichiatra esperto di ipnosi, cercano di impadronirsi dei dossier legati al progetto segreto cui hanno dedicato anni: il progetto “Walrus”, in onore del malvagio tricheco della canzone di John Lennon e Paul McCartney e dell’inquietante favola nera di Alice nel Paese delle Meraviglie. Un progetto che avrebbe dovuto creare quattro micidiali “agenti dormienti”, addestrati per uccidere e invincibili sul campo.

Figlio di una storia recente, che ancora molto ha da nascondere e quindi da rivelare e della brillante mente dell’autore Andrea Purgatori, quello che ci troviamo davanti è un prodotto narrativo di sicuro livello. Lo sguardo analitico del reporter, che sa tratteggiare le sfumature senza che mai vadano ad inquinare il fatto, unito alla capacità dello sceneggiatore di rendere la finzione letteraria in maniera immediatamente cinematografica (ne è un esempio il ricorso a dialoghi secchi e diretti) si coniugano con la certa abilità narrativa dello scrittore e la sua piena conoscenza e ricostruzione storica. In un’alchimia perfettamente riuscita.

Wilhelm Lang conduce una vita perfetta, in Svizzera, al riparo da un passato scomodo che nessuno a parte lui mostra di conoscere. Trascorsi da cui è scappato senza lasciare tracce, o così pare. Ma il passato ritorna sempre, soprattutto se sei un ex agente della STASI, per riscuotere il proprio credito come un assegno postdatato. Il giorno è arrivato. Wilhelm riceve una lettera, nella quiete del territorio elvetico. E deve tornare ad essere la spia Markus Graf.

“ Ecco perché ora avvertiva quella paura. Ce l’aveva spalmata addosso. E percepiva l’oscurità nella quale si trovava immerso come una minaccia incombente, come se il risveglio l’avesse colto in una terra sconosciuta e nemica. Naufrago, abbandonato, in pericolo.

In realtà era semplicemente attorcigliato alle coperte di lino, nel letto della camera numero 437 dell’Adlon Hotel. Con la luce spenta. Eppure impiegò qualche istante prima di realizzare dove fosse.

L’egoistica solitudine che si era ritagliato da quando era fuggito, di colpo lo stava agitando. E per esorcizzarla aprì la finestra.

Alle sei meno venti della mattina, le macchine che spazzolavano la Unter den Linden andavano avanti e indietro rumorosamente, la Porta di Brandeburgo era ancora illuminata e lui era di nuovo lì. A Berlino. Per cercare di salvare a ogni costo la sua seconda vita.”

Alla prima vita di Markus, compiuta all’ombra del muro di Berlino e sepolta nel giorno della sua caduta, appartiene una missione audace, un progetto che coinvolge la mente di quattro bambini, quattro pedine sacrificabili nello scacchiere del potere, anche se nominalmente lo si chiama ideologia. “Quattro piccole ostriche” nelle mani non del tricheco di Carroll, ma dello spionaggio russo.

“«Li abbiamo svuotati e poi trasformati in macchine per uccidere. Abbiamo rubato le loro vite, Markus. In nome di un ideale fallito.»”

Il nome del progetto, Walrus, ispirato al celebre brano dei Beatles, è l’emblema del surrealismo legato alla prosecuzione di quel progetto, di quella missione a muro ormai abbattuto, in una capitale non più separata ma non per questo indivisa, simbolo di due mondi che si incontrano inciampando l’uno sull’altro anche se non più su cortine di mattoni e filo spinato; uno scenario di doppiogiochisti al soldo di un ideale che svendono o che li svende, pedoni sacrificabili in una scacchiera in cui non vince nessuno, maschere di quel “Circo delle spie” pieno di traditori forse di un’ideologia, ma sicuramente di se stessi.

«Quando mi raccontarono di questo tuo vizietto, mi fu subito chiaro come avrei potuto comprarti e usarti. Perché, vedi, uno come te non è entrato nel servizio per passione o per un ideale. Uno come te voleva solo andare all’estero per avere un po’ di dollari da spendere. E così io ti ho regalato la vita che sognavi, evitandoti di venderti al primo controspionaggio straniero e senza sbatterti in Sudan o Sri Lanka» continuò Yuri sempre più gelido. «Ma adesso che ce l’hai questa vita, Sokrat, non dimenticare che bastano tre “ma” per perdere tutto. E uno l’hai appena consumato.»

Incalzante, ritmato, con riferimenti letterari (non solo Carroll, ma anche Bulgakov) e musicali, arricchito dal ricorso ai flashback storici, spunto a ricordare per alcuni e a ricercare per gli altri, questo romanzo appassiona e convince. E, attraverso personaggi indimenticabili, lascia un monito che appartiene alla Storia e non soltanto a questo libro: ogni scenario politico ha il suo tricheco. E le sue ostriche.

“Speriamo non finiscano come le quattro ostriche col tricheco» se ne era uscito Kasprik una domenica, alzando all’improvviso gli occhi da un libro che stava leggendo nel soggiorno.

«Quali ostriche?» chiese Greta, anche se sapeva benissimo a cosa si stesse riferendo.

«Quelle del poemetto sul Tricheco e il Falegname di Lewis Carroll, quello di Alice nel paese delle meraviglie.» E cominciò a citare a memoria. «“Ostriche, unitevi a noi!” fece il Tricheco con foga latina. “Parliamo, facciamo due passi, vicino alla spiaggia marina: non possiamo accettarne che quattro, per tenervi la mano piccina.”»

«E come va a finire?» domandò Greta.

«Le ostriche seguono il Tricheco e lui se le mangia.»

Kasprik sorrise. Ma seguì una lunga pausa di silenzio. E di gelo.

«Cosa stai cercando di dirmi, Leo?»

«Niente» rispose Kasprik. «Niente.»

E su quel “niente” riprese a leggere.”

Andrea Purgatori

Giornalista professionista dal 1974, ha conseguito il Master of Science in Journalism della Columbia University a New York nel 1980.

Inviato del Corriere della Sera dal 1976, è noto per le inchieste e i reportage su casi scottanti del terrorismo internazionale e italiano negli “anni di piombo” e sullo stragismo, come il caso Moro e la strage di Ustica. Ha raccontato tutti i delitti di mafia dal 1982, fino alla cattura di Totò Riina. Ha realizzato reportage su molti conflitti, come la guerra in Libano del 1982, la guerra tra Iran e Iraq degli anni Ottanta, la Guerra del Golfo del 1991, l’Intifada e le rivolte in Tunisia e Algeria. Ha scritto anche per l’Unità, Vanity Fair e Le Monde diplomatique.

E’ uno dei più importanti sceneggiatori e giornalisti investigativi italiani. Tra i film che ha scritto per il cinema si ricordano Il muro di gomma (1991), Il Giudice ragazzino (1994), Fortapasc (2009), L’industriale (2011) e per la televisione Caravaggio (2008), Lo scandalo della Banca Romana (2010), Il Commissario Nardone (2012). In tv ha condotto la trasmissione Atlantide su La7.

Materiale fornito dalla casa editrice

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