Recensione: “A volte anche la luna è piatta” di Gianni Brandi

Cari lettori amanti del mistero, oggi vi racconteremo di un libro davvero molto particolare: “A volte anche la luna è piatta” di Gianni Brandi. Si tratta di un thriller a sfondo psicologico che riuscirà a far nascere una miriade di emozioni, di dubbi e di domande in chiunque si imbatterà nelle sue pagine!

A volte anche la luna è piatta

Gianni Brandi

Editore: Aletheia Editore
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 1 ottobre 2019
EAN: 9788894981384

Recensione a cura di Monica Milo

La tranquilla vita di Roberto, ingegnere edile napoletano, viene sconvolta una mattina di aprile del 2018. Svegliatosi di soprassalto, entra nella camera da letto della figlia Martina di sette anni, ma la trova vuota. Della bambina nessuna traccia. Perfino la moglie, la madre della bimba, nega l’esistenza di Martina e appare completamente diversa dal giorno prima: non più una mamma trascurata, ma una donna in carriera perfettamente curata e con abiti griffati. Roberto si mette alla ricerca della documentazione che possa testimoniare l’effettiva esistenza della bambina, ma invano: Martina non risulta da nessuna parte, né negli archivi della clinica dov’è nata, né all’ufficio anagrafe. Si reca anche presso la scuola frequentata dalla figlia, ma nessuno la conosce. Incontra uno strano uomo che lo conduce in un borgo d’altri tempi e gli mostra una foto che ritrae Martina abbracciata a una donna sconosciuta. È così che ha inizio l’avventura di un padre alla ricerca di una figlia forse mai esistita, un viaggio che lo porterà in un universo di legami e situazioni che superano i confini spazio-temporali… perché, in fondo, siamo noi che con le nostre scelte decidiamo il nostro destino.

Una mattina di fine aprile 2018 accadde qualcosa che non avrei mai potuto immaginare. Dopo una notte trascorsa tra un incubo e un altro con tuoni e lampi che si infiltravano tra i sogni, mi svegliai di soprassalto. Sentii un rumore proveniente dalla cucina e la porta scricchiolare più volte. Un guaito che diventava sempre più insistente e simile a un ululato non accennava a placarsi. Scesi dal giaciglio in punta di piedi per non destare mia moglie e attraversai mestamente il corridoio, nel mentre i fulmini impetuosi azzurravano a tratti le pareti, rendendo la tonalità giallo crema simile alle cromie di un arcobaleno.

Passai davanti alla cameretta di mia figlia e vidi la porta insolitamente spalancata. Mi fiondai dentro e accesi timoroso la luce. Tutto era sparito: il letto bianco a baldacchino, l’armadio di colore bianco stile shabby, lo scrittoio e la libreria abbinate, le mensole, tutti i peluche e i giocattoli di mia figlia. Non era rimasto nulla, se non una cassapanca bianca in vimini meno affollata del solito. Non c’era più nemmeno una foto che desse un senso umano alla stanza. E non vi era lei, la mia piccola Martina. Mi sentii sprofondare come nel più immenso degli abissi. Scossi il viso a colpi di schiaffi, sperando che fosse un altro maledetto incubo, ma era tutto reale.

Ed è proprio da questo risveglio turbolento e spaventoso che la storia di Roberto Spina, ingegnere edile napoletano, ha inizio.

Già dalla prima pagina ci si ritrova immersi nell’atroce dramma della sparizione della piccola Martina Spina ed è impossibile non entrare in empatia con il protagonista. La sua angoscia diventa anche quella del lettore che, come lui, non può fare a meno di interrogarsi sulle sorti della bambina.

Tutto appare confuso e non sembrano esserci spiegazioni valide per giustificare l’improvvisa sparizione non solo di Martina, ma di tutto ciò che la riguarda! Può un’esistenza essere cancellata nel giro di una sola notte?

La donna che dalla gravidanza in poi si era lasciata piuttosto andare era solo un mio ricordo. A meno di non voler credere che durante la notte la casa si fosse trasformata in una beauty center con estetiste impegnate a tambur battente, il che includeva anche trattamenti dietetici con effetti istantanei, era avvenuto qualcosa di miracoloso.

Continuai a fissarla attonito e lei non ci mise molto a notarlo, ma per ritegno, forse, attese prima la mia risposta.

Le dissi titubante: “Magda, ma cos’è successo? Ti vedo diversa…”. E poi, farfugliando vistosamente”: “E Martina…Dov’è?”.

Non esitò a replicare: “Martina? Ma di chi stai parlando? E in che senso mi vedi diversa?”.

“Magda, smettila di prendermi in giro. Se questo è uno scherzo, è di pessimo gusto. Dov’è Martina, nostra figlia? Hai capito, nostra figlia?”.

Il suo sguardo penetrò nel mio quasi divorandolo. Rifiatò qualche secondo prima di affondare il dito nella piaga: “Roberto, ma sei impazzito? Noi non abbiamo nessuna figlia. Non abbiamo mai avuto bambini. Torna in te…”.

A giudicare dalla reazione di Magda, la madre di Martina, la risposta è sì: è davvero possibile che, in poche ore, le tracce di una vita si dissolvano nel nulla…

Lo stato d’animo di Roberto è quello di un uomo solo, smarrito e spaventato che vorrebbe solamente una cosa: riabbracciare la sua cara figlioletta.

È proprio in questo suo forte e più che giustificato desiderio che il lettore accompagnerà il protagonista e assisterà a tutta una serie di eventi assolutamente incredibili e spiazzanti. Tutte le vicissitudini di Roberto porteranno a domandarsi una sola cosa: com’è potuto succedere?

La risposta non sarà affatto facile da trovare: Martina risulta non essere mai esistita e nessuno, a parte suo padre, ha dei ricordi di lei. Non ci sono nemmeno le prove tangibili, come foto, documenti, che dimostrino che quella bambina sia mai stata reale. Roberto, così, vive non solo la paura per la sparizione di sua figlia, ma anche la frustrazione di essere considerato un povero matto!

Cosa fare? Dove andare? Con chi parlare? Dopo aver visitato diversi luoghi sembra davvero che nessuno sappia nulla. Persino all’interno della scuola frequentata da Martina nessuno ha memoria né di chi fosse lei né di suo padre. Eppure è proprio da lì che qualcosa, inaspettatamente, sembra muoversi a favore di Roberto…

“Quello che stai vivendo non è un inferno, ma la conseguenza naturale delle tue azioni”.

“A quali azioni si riferisce?”, domandai infastidito.

“Col tempo capirai. E quando tutto ti sarà chiaro, darai più importanza alle cose che hai o hai avuto nel passato e farai di tutto per non perderle”.

“Ma io non ho fatto nulla per perderle”.

“Certo, certo…”, bisbigliò con un’espressione poco propensa a credermi, che esprimeva un poco edificante “Così dicon tutti…”.

Tirò poi fuori una foto dal taschino della sua giacca, me la mostrò e disse: “È questa tua figlia?”.

Attonito, fissai lo sguardo sull’immagine: era proprio lei, Martina…

Una figura sconosciuta, un uomo, libera il nostro protagonista da una situazione scomoda: lo conduce in un altro luogo, al sicuro, e, dopo averlo stordito con dei discorsi filosofici sull’esistenza, tira fuori una prova che conferma che Martina è davvero esistita. Chi è quell’uomo? Perché possiede una foto della figlia di Roberto?

Mentre l’ingegnere Spina insegue questa debole e unica pista della foto, sempre senza l’aiuto di nessun altro, l’uomo misterioso e saccente continua a fare le sue entrate ad effetto nella vita di Roberto, rendendo tutto ancora più misterioso ed alquanto inquietante…

Leggere questo libro è come stare su un’altalena: proprio quando si pensa che si stia per toccare il cielo della verità si viene richiamati verso il basso dall’inesorabile forza di gravità che è la confusa ed annebbiata realtà.

Lo scrittore usa uno stile coinvolgente, semplice, diretto e volutamente ingarbugliato per confondere le idee di chi legge e dare, così, nuovi spunti e nuove possibilità al lettore per arrivare alla soluzione dell’intricato mistero.

Fissai il paesaggio circostante e contemplai il mutamento dei colori dal crepuscolo alla notte. Da una montagna in lontananza vidi comparire la luna. Al levarsi dal monte, la sua magica luce gialla, tendente al rosso, divenne sempre più abbacinante. Rilasciava sensazioni strane, dal godimento estetico alla malinconia. Sembrava voler fuggire da qualcosa, da quel monte che la teneva ingabbiata ritardando il suo fulgore. E proprio quando stava superando l’arduo ostacolo e pareva libera di scorrazzare per il cielo e di schiarirlo, una nube le venne incontro. E la luna non si sentì più libera di risplendere.

D’un tratto però il satellite provò a sconfiggere l’ostacolo cumuliforme e ad aprirsi un varco. Fu in quel preciso istante che la luna, divenuta nel frattempo più chiara e canuta, rimase come incorniciata ai lati dalla nube diradata, perdendo le forme della tondità.

I suoi contorni assunsero forme capricciose e per un attimo la luna mi apparve quasi piatta. Forse, era solo un effetto ottico, o un’illusione del momento, ma diede un senso alle parole del misterioso uomo: a volte anche la luna può essere piatta.

Insomma, Gianni Brandi ha fatto davvero un buon lavoro e siamo rimasti piacevolmente soddisfatti! Tra le pagine di “A volte anche la luna è piatta” non mancano i momenti di profonda riflessione che aprono la mente al lettore e lo invitano a soffermarsi sui concetti più semplici che, nella vita di tutti i giorni, tendiamo a dare per scontati.

Non vi resta che dare una mano a Roberto ed andare con lui alla ricerca della verità, ma fate attenzione: gli inganni e gli imprevisti sono dietro l’angolo!

Materiale fornito dall’autore

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