Recensione: “Atlante freddo. Trilogia criminale” di Luigi Bernardi

Cari lettori, oggi si parlerà di Atlante freddo, la storia di 4 ragazzi, Chiara, Vincenzino, Pino e Nicola e del rapimento di un’altra ragazza, Francesca, figlia di un uomo molto ricco. In atlante freddo si girano 3 città d’Italia, Bari, Bologna e infine Torino.

Atlante freddo. Trilogia criminale

 Luigi Bernardi

Curatore: Tommaso De Lorenzis
Editore: Rizzoli
Collana: Nero Rizzoli
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 24 novembre 2020
Pagine: 331 p., Brossura
EAN: 9788817153973

Recensione a cura di Michelle

Chiara è magrissima, ha un’aria buffa, calza degli zoccoli e porta lunghi capelli scuri che contrastano col suo nome. Ogni tanto le sembra di incepparsi mentre i pensieri scorrono fuori sincrono. Per crescere ha solo la scuola della strada e le lezioni che le impartirà un destino beffardo. Da Bari a Torino, passando per Bologna, la trilogia “Atlante freddo” è un racconto di formazione in nero, un “giro d’Italia” da Sudest a Nordovest scandito da fughe rocambolesche, incontri sorprendenti e perdite che fanno malissimo. Così Chiara viene coinvolta nel piano di Vincenzino, che per scalare le gerarchie criminali è pronto a tutto: anche a rapire la figlia di un boss. A Bologna, la ragazza dovrà sopravvivere a una notte di sangue che travolgerà le esistenze di un gruppo di venditori ambulanti al soldo di uno sfruttatore senza scrupoli. A Torino si troverà in mezzo al regolamento di conti tra alcuni reduci della lotta armata e Abdellah, il ras che controlla il racket di phonecenter per immigrati.

Francesca cammina piano, stringe un libro al petto. Fa sempre così, si stringe qualcosa contro il petto quando cammina. Un sacchetto con dentro uno o due compact appena comprati, la busta di un negozio di maglieria, la pochette di tela indiana con i documenti e i soldi, oppure un libro, come oggi.

Vincenzino cammina disordinato, come chi non sa da che parte andare e potrebbe cambiare direzione a ogni momento. Ha lo sguardo sospettoso, colpisce tutto senza saldarsi su niente, niente tranne le gambe di Francesca.

Iniziamo a conoscere Francesca, vedendo come si comporta ogni volta che cammina, e Vincenzino che la osserva in ogni singola mossa, non vuole perderla di vista un secondo solo, andando anche a sbattere sui pali ma deve controllarla.

Vincenzino ha una banda, la sua, due ragazzetti poco più grandi di lui e una brunetta selvaggia, capricciosa, con un nome che non le assomiglia. Francesca è figlia di un importatore di liquori, ricco come pochi nella regione. Vincenzino è figlio di chissà chi, ha smesso di chiederselo. Lui e la sua banda hanno deciso di rapire Francesca.

Qui conosciamo tutti i membri della banda, Vincenzino, Nicola, Pino e Chiara, una loro piccola descrizione e soprattutto il loro piano, quello di rapire la figlia di un uomo molto ricco. Sono pronti proprio a tutto per diventare qualcuno nel mondo criminale.

Dopo giorni di attesa, di nervi scoperti, è arrivato il momento dell’azione. Sarà rapida, efficace, senza alternative. Vincenzino scaccia il pensiero di una birra, ha accelerato ancora il passo, arriva dritto alle spalle della sua vittima, la tocca, è sua.

È arrivato il momento, è pronto a prendere Francesca in modo molto facile e sopratutto molto veloce per non dare molto nell’occhio. Aiutato dai suoi complici, Pino e Nicola, la prendono e la fanno salire in macchina con la forza. Chiara è alla guida di un auto, rubata da Vincenzino proprio il giorno prima, portano Francesca chissà dove, pronti a chiedere un rilascio in cambio della sua libertà.

una voce gli aveva sibilato parole decise: adesso tiri fuori mezzo milione per me. La cosa che lo schiacciava sul dorso si era messa a spingere più forte, sollecitandolo a muovere il passo verso il distributore di denaro, che il cliente di prima finalmente aveva lasciato libero.

Un paio di minuti dopo, Vincenzino aveva intascato veloce tre banconote da centomila e quattro da cinquanta, si era infilato di corsa in una viuzza laterale.

Così Vincenzino ha iniziato la sua carriera criminale, con piccoli furti alle persone ai bancomat e piano piano anche con furti agli uffici postali e alle banche stesse, arricchendosi sempre di più, finché non ha compiuto l’atto estremo, il rapimento della figlia di un uomo importante, molto molto importante.

Atlante freddo coinvolge il lettore a continuarlo, non ci si stacca. Spiegato nei minimi dettagli si entra nella vita dei personaggi, sentendosi in empatia con loro, e volendo scoprire come continuerà la storia e i viaggi di Chiara. Commuove, fa sorridere e in altre volte ridere, ma soprattutto fa molto molto riflettere.

Libri di Luigi Bernardi

Luigi Bernardi è stato un editor e scrittore italiano. Inizia a lavorare nel 1978 e subito si occupa di fumetti, tema su cui realizza degli opuscoli didattici. Gli viene affidata la cura del supplemento fumetti di La città futura, il settimanale della Federazione Giovanile Comunista Italiana, allora diretto da Ferdinando Adornato.
Nello stesso anno, crea la sua prima casa editrice, L’Isola Trovata che pubblica album a fumetti per il mercato delle librerie (Breccia, Munoz e Sampayo, Mattotti, Laura Scarpa, Cinzia Ghigliano, Berardi, Calegari e Milazzo, Pichard, Tardi, Lauzier, Altan, Cavezzali, Panebarco…).
Nel 1982, L’Isola Trovata manda in edicola una rivista Orient Express: rubriche e fumetti di Magnus, Giardino, Micheluzzi, Ferrandino, Saudelli, Cossu, Rotundo… Nel 1984 la casa editrice è inglobata nel gruppo di Sergio Bonelli. Bernardi ne esce l’anno successivo.
Nel 1985, con le francesi éditions Glénat e l’italo-argentina agenzia Quipos, fa nascere la Glénat Italia, con la quale è rilanciato Lupo Alberto di Silver, fatta una rivista intorno alla Pimpa di Altan, pubblicati molti fumetti storici e un paio di opere di Copi. Dopo meno di due anni conclude anche questa esperienza per non doversi trasferire a Milano.
Dal 1987 al 1989 traduce molti fumetti francesi, scrive articoli per le testate del gruppo Vogue, collabora alla rivista Dolce Vita, cura alcune mostre per il Salone dei comics di Lucca e per Trevisocomics, e partecipa alla realizzazione della Biennale Giovani Artisti del Mediterraneo, a Bologna nel 1988.
In quel periodo scrive e pubblica il primo libro, Destinazione utopia (Eleuthera, 1988).
Nel 1989 crea Granata Press che chiude nel 1996.
Ecco alcuni degli scrittori pubblicati da Granata Press: Cesare Battisti, Pino Cacucci, Ivan Della Mea, Marcello Fois, Carlo Lucarelli, Alda Teodorani, Nicoletta Vallorani; e traduzioni di Didier Daeninckx, Paco Ignacio Taibo I, Paco Ignacio Taibo II, Léo Malet, Jean-Patrick Manchette… 
Dal 1998 al 2000 ha progettato e diretto due collane (Euronoir per Hobby & Work e Vox per DeriveApprodi) destinate a rivelare importanti scrittori.
Nel 2000 è chiamato a elaborare il progetto della Noir per Einaudi Stile Libero, serie che ha fondato e diretto fino ai primi mesi del 2005. Dall’inizio del 2007 riserva le sue consulenze editoriali al Gruppo Perdisa editore, per il quale ha creato il marchio Perdisa Pop.
Il 5 aprile 2011, a trentatré anni dall’uscita del primo numero del supplemento a fumetti de “La Città Futura”, decide di smettere con l’editoria. D’ora in avanti si occuperà soltanto delle proprie scritture.
Dal 1996 scrive racconti, saggi e romanzi, occupandosi anche di scrittura teatrale e rinnovando la passione per i fumetti.
L’ultimo libro è del 2013: Crepe, edito da Il Maestrale.
Fonte: sito ufficiale

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