Recensione: “B-side. L’altro lato delle canzoni” di Doriana Tozzi

Amici lettori,
oggi vi svelo qualcosa in più di -B-Side. L’altro lato delle canzoni-  di Doriana Tozzi: una raccolta di canzoni reinterpretate attraverso racconti e pensieri emozionanti ricchi di significati nascosti che giocano con la nostra mente.
Buona Lettura!

B-side. L’altro lato delle canzoni. Autunno

Doriana Tozzi

Editore: Arcana
Collana: Arcana (non) fiction
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 24 ottobre 2019
Pagine: 170 p., Brossura
EAN: 9788862316910

Recensione a cura di Elisa Mazza

Quante volte capita, ascoltando una canzone, di immaginare nella nostra mente la storia che quei versi raccontano, delineando magari nettamente i volti dei personaggi, ambientandoli in scenografie ben definite e rendendo insomma quella canzone un piccolo film tutto nostro? L’immenso potere della musica non si consuma nei pochi minuti in cui i brani vengono trasmessi alle nostre orecchie ma continua ogni qual volta le emozioni e le immagini che trasmettono le canzoni prendono forma e vita attraverso di noi. Questo mondo parallelo, il mondo della musica, è identificato con B-Side: reale nella sua surrealtà, dettagliato nonostante i dettagli siano diversi in base a chi ascolta. B-Side è “l’altro lato delle canzoni”, il lato nascosto a cui ha accesso soltanto la nostra mente. È lì che possiamo incontrare davvero i personaggi cantati dai nostri artisti preferiti, è lì che possiamo condividere ogni volta le loro storie, ridere con loro, piangere con loro, sognare con loro… Ed è lì che possiamo toccare, vedere, odorare, gustare e non più solo ascoltare le nostre canzoni: è lì che possiamo davvero viverle sulla nostra pelle. Uno dei “portali” verso questo mondo è aperto dai racconti di Doriana Tozzi, che in questo volume (sottotitolato “Autunno”, in riferimento a una futura tetralogia delle stagioni che si inaugura con questo volume dedicato al rock alternativo italiano) ha rivestito brani di Afterhours, Verdena, Marlene Kuntz, Perturbazione, Diaframma, Ministri, Baustelle, FASK, Zen Circus e molti altri con storie a volte fantastiche e altre volte quotidiane, a volte ispirate al passato e altre ambientate in un futuro immaginario. Le canzoni sembrano prendere forma leggendo queste pagine scritte con passione e rispetto per gli artisti coinvolti ma anche senza limite alcuno alla fantasia, per intraprendere un viaggio fantastico verso B-Side, il pianeta della musica. Al ritorno forse non saremo più gli stessi, perché la musica può davvero trasformarci e trasformare il mondo intorno a noi.

“L’immenso potere della musica non si consuma nei pochi minuti in cui i brani vengono trasmessi alle nostre orecchie ma continua ogni qual volta le emozioni e le immagini che trasmettono le canzoni prendono forma e vita attraverso di noi.”

Questo romanzo che raccoglie varie interpretazioni di canzoni particolari, se si vuole passarmi il termine “per intenditori” o in ogni caso di nicchia, racchiude un atmosfera molto particolare, variegata e profondamente sensibile, tra cui non posso non citare come esempio una delle mie canzoni preferite, ovvero quello che non c’è degli afterhours, mia personalissima musico-terapia in un momento totalmente fallimentare della mia vita in cui mi servivano i 2 famosi calci nel di dietro per tornare a reagire e combattere. Ho citato lei, ma naturalmente anche le altre sonorità sono mie compagne di viaggio, così avvolgenti e ammalianti, possono realmente conquistare qualunque giovane mente che vuole germogliare su terreni fuori dagli schemi.

“Ma ostinatamente maledicevo ancora il modo in cui ero fatto. Quel mio modo di morire sano e salvo, senza affrontare i problemi. Quel testardo modo di attaccarmi ai compromessi sperando che ci sia quello che non c’è. Oggi sono qui perché ho deciso di andare fino in fondo.”

Potete trovare un racconto perfettamente costruito oppure poco più della sfumatura di un sogno, ma ogni paragrafo è sicuramente pregno di un messaggio, di diversità, di lotta, di libertà, e ribellione e tutte insieme hanno veramente una forza, la forza di uno tsunami. Lo stile di D.Tozzi  è ruvido diretto e a tratti annoiato, ma con un cuore pulsante di spiritualità ed interiorità profonda, di quella imparata dai colpi inferti dalla vita, che perfettamente si ingloba nel tema del romanzo: la denuncia di un altra esistenza, un altra via nascosta, quella storta e difficile che spesso nessuno vuol vedere.

“E fu la scossa che mi fece decidere finalmente di prendere la vita per le palle e dirle io in che direzione andare, anziché farmelo dire da lei!”

I personaggi cambiano, variano, vivono, rimbalzano tra le pagine, e suggeriscono al lettore di unirsi al gruppo, a me convincendomi subito, forse perché ne ho sempre fatto parte. La discografia è sempre suggerita, cosa che ho apprezzato molto come anche una playlist associata in spotify. Da puntigliosa avrei voluto leggere anche il testo originale di ogni canzone, per confrontare alcuni passaggi; in ogni caso è stato veramente interessante entrare in questo percorso musico-letterale.

Funziona, assolutamente la sensazione che lascia è che vorrei leggerne un altro. Altre storie, altre porte che conducono fuori. Addirittura altre interpretazioni delle stesse canzoni, o sequel.

Aveva lasciato un biglietto con scritto che la lama era un archetto e il suo braccio era un violino e che avrebbe voluto comporre la più bella sinfonia di tutti i tempi per trovare finalmente la libertà.

E difficile per me citare solo alcune parti, sono molte quelle che mi hanno fatto sentire o trattenere o affiorare. Decisamente oltre al pensiero, al cuore, questo testo coinvolge anche i sensi, dal limpido al torbido, dal buio alla luce: Doriana Tozzi l’ha scritto con la carne e interpretato con un trasporto accorato.

E ora qui nessun profumo sa di te, non ci sei più, nell’acqua ciò che è intorno a me si specchia con me riflesso in un’immagine che si anima di quello che anima me. Resterò qui un anno, un altro e quanti più, specchiandomi ovunque dove eri tu e intorno a me Narcisi e quietudine e tutto ciò che si anima di quello che anima me…”

Chiudo con una riflessione più ampia che ovviamente è stata ispirata da queste pagine: a freddo, la vita impone a noi uomini, spesso piccoli nuclei indifesi o  impenetrabili, di interagire per forza, stare mescolati assieme in una macro-società: come si può essere veramente “vicini”? Perché la Musica sa abbracciare tutti? Come si può creare una specie di filo di connessione saldo? Non ho mai sentito di persone odiare del tutto la musica, ma ho sentito di persone odiare altre persone. Quindi più musica e meno odio. Impariamo a lavorare sui punti di contatto e non quelli di esclusione. Non so se il mio pensiero è del tutto sensato, ma è cresciuto spontaneamente, spero possa farvi compagnia tra le note di questo ultimo testo.

“Troverai spesso storie di incomprensioni e desiderio di libertà perché l’incomprensione e la mancanza d’empatia sono forse il male peggiore del mondo e il desiderio di libertà e di riuscire a essere se stessi fino in fondo è qualcosa che accomuna tutti gli umani (a quanto mi dicono, io non lo so con precisione perché sono solo un libro, carta e ossa fatte di parole poste su pagina, o peggio ancora l’ectoplasma di tutto ciò).”

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