Recensione: “Basta chiudere gli occhi” di Francesca Caldiani

Cari lettori affezionati,
questa volta vi propongo un romanzo che vi stupirà e lascerà un segno incancellabile e memorabile nel vostro cuore: Basta chiudere gli occhi della bravissima e talentuosa Francesca Caldiani.
Le emozioni che proverete saranno molte e impetuose, per cui preparate i fazzoletti, immergetevi nella lettura e lasciatevi travolgere da questa meravigliosa storia.
Buona lettura!

Basta chiudere gli occhi

Francesca Caldiani

Editore: La Corte Editore
Collana: Skyline
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 5 settembre 2019
Pagine: 228 p., Brossura
EAN: 9788885516953
Età di lettura: Young Adult

Recensione a cura di Rossana Bizzarro

La vita di Anna cambia un giorno, all’improvviso, quando prende il suo solito pullman per andare a scuola. Lei che ha trascorso i suoi primi sedici anni di vita isolata dal resto del mondo e che nei coetanei vede un nemico da combattere, è abituata a un anonimo ripetersi di gesti compulsivi che la tengono al riparo dalle emozioni. Il solito posto in cui sedersi, la stessa amica da cui farsi prendere in giro, i medesimi sguardi da evitare. Ma quel giorno sul pullman sale Jacopo, il nuovo arrivato. È pallido, silenzioso, timido, con molti sogni nella testa e pochissime speranze di vederli realizzati: non lo sa nessuno, ma sta combattendo duramente con una malattia che sembrerebbe non lasciare scampo. Spinta da un istinto che non riesce a spiegarsi, Anna comincerà ad avvicinarsi a quel ragazzo magro e strano, che però le prende il cuore. Senza alcun preavviso la vita esplode. E proprio nella condivisione di una sorte terribile che sembra già segnata, Anna e Jacopo troveranno la forza di lottare per ritagliarsi quel piccolo spazio di felicità che capovolgerà tutto il loro mondo.

Se tu non ci sei, il mondo continuerà pure a girare. Ma sempre nella direzione sbagliata. E io sono qui che ti aspetto, amore mio.

Amore, timidezza, dolcezza, paura, felicità, ansia, appagamento e tristezza: sono queste le tante sensazioni percepite durante la lettura di questo stupendo e sorprendente romanzo di Francesca Caldiani.

Basta chiudere gli occhi non narra solo di una semplice cotta tra due adolescenti, di un amore passeggero, al contrario, è soprattutto una storia di coraggio, di speranze, di scelte difficili.

Una ragazza introversa e sfuggente, un ragazzo strano e decisamente troppo pallido, una città da cui entrambi non si sentono accettati, una scuola in cui vengono ignorati e infine un grande e vero amore: sono questi gli ingredienti che rendono unico e notevole questo romanzo.

Pur essendo costituito da un numero di pagine piuttosto modico, è un libro che cattura, incanta, racchiude un mix di emozioni straordinarie, coinvolge a tal punto da leggerlo in un batter d’occhio, arrivando immediatamente ad un finale del tutto inaspettato.

Perché la vita è strana, cade a pezzi in un secondo, si frantuma sull’asfalto di una strada familiare. E quando tutto sembra perduto, si rialza e combatte. E alla fine vince.

Si procede nella lettura, in effetti, avendo già in mente la possibile conclusione e invece l’autrice, a dimostrazione della sua ingegnosità e del suo talento, inserisce un colpo di scena che sbalordisce e lascia il lettore letteralmente a bocca aperta, si tratta di un finale impensabile.

La storia viene ambientata a Bergamo, poco amata soprattutto da Anna, la protagonista, che la percepisce come una nemica, non sente la necessità di conoscerla, ammirarla, riesce a vedere solo le cose negative.

Le ville abbandonate, ammassate ai bordi della scalinata, fissano silenziose il mio passaggio. Mi facevano paura, da bambina. Grandi palazzi di pietra antica e stanze vuote che raccontavano storie terribili a una ragazzina con troppa immaginazione. Oggi mi sembrano solo gusci vuoti, sorretti da muri di solitudine. Non molto diversi da me, dopotutto. Bergamo torna a essere il mondo lontanissimo che non frequento.

Nel momento in cui si innamora di Jacopo, però, è come se la città cambiasse aspetto, diventa gentile, ospitale, e si rende conto che poi non è così terribile come invece l’ha sempre considerata.

Bergamo si stende ai nostri piedi, lontana e silenziosa. Tetti rossi e campanili che brillano sotto i raggi del sole freddo d’autunno. Da quella distanza, la mia città diventa qualcosa di accettabile, una massa di pietre antiche che non parla e non giudica. Qualcosa di bello. Che potrei persino amare, ora che lui ne fa parte.

Anna e Jacopo sono due adolescenti molto simili, chiusi in se stessi, si incontrano sul pullman che li porta a scuola e subito tra loro si crea un legame indissolubile, difficile da spezzare nonostante le difficoltà e i problemi a cui la vita li sottopone.

Una parte di me si sente sollevata da quel non sapere. Perché il sapere mi ucciderà, lo so, farà a pezzi ogni logica e distruggerà l’illusione di quella piccola felicità perfetta.

Anna è una ragazza timida, si sente a disagio in compagnia di altre persone, inadeguata, diversa, cerca sempre di attirare meno possibile l’attenzione su se stessa.

Tutto ciò è stato causato dall’abbandono da parte del padre anni prima e non si è mai più ripresa da questo trauma, dalla sensazione di fallimento e dalla certezza di non essere importante per gli altri.

Ed è per questo che quando Jacopo mostra un grande interesse nei suoi confronti, lei stenta a crederci, non le sembra vero.

È bellissimo. Pallido e con i capelli in aria, ma pur sempre bellissimo. Decisamente al di fuori della mia portata.

 Con l’aiuto e l’amore del ragazzo comincia finalmente a mostrarsi sicura, forte e determinata, comprende il suo valore e le sue capacità ed è consapevole che è l’unica a cui Jacopo si aggrappa nei momenti di sconforto, l’unica che riesce a farlo stare bene.

Eh sì, perché Jacopo purtroppo è malato, vorrebbe tanto preservare Anna da qualsiasi dolore e preoccupazione, odia farsi vedere sofferente ma ormai è tardi: sono troppo innamorati l’uno dell’altra per allontanarsi e quindi si aiutano a vicenda a sconfiggere le loro paure.

Innamorata. Di Jacopo. Innamorata.

Me lo ripeto per ore, prima di addormentarmi. È una parole che non so gestire. Immagino che mi servirà tempo per comprenderla, per elaborare un modo di controllare le emozioni e di convivere con quello che credevo impossibile. Amare qualcuno.

Ma quando lo vedo fuori dalla porta, alle sette del mattino, con i capelli spettinati e il mento infilato nel bavero della giacca, non ho più dubbi. Innamorata. Senza strategie né controllo.

Jacopo, ama la musica, è lo strumento attraverso il quale riesce ad esprimere meglio le proprie emozioni, sensazioni, pensieri e stati d’animo. Ed è in questo modo che esprime i suoi sentimenti alla ragazza.

Il suono della voce, le dita sulle corde, le note nella stanza. Entro nel suo spazio in punta di piedi ed è come immergersi nell’acqua che lo avvolge tutto e lo rende una cosa sola con quello che fa.

È impossibile, per il lettore, non innamorarsi ed affezionarsi ai due protagonisti, è come se ad un certo punto, immerso nella lettura, lasciando fuori tutto ciò che lo circonda, creasse una sorta di empatia con entrambi: si ritrova a commuoversi, ad arrabbiarsi, a sorridere e soffrire nello stesso modo e con la stessa intensità di Anna e Jacopo.

Vari sono i temi toccati, molti dei quali delicati e complicati da affrontare ma la Caldiani è abile anche in questo ambito e lo fa con molto tatto e maestria: la malattia, la sofferenza, la gelosia, la vendetta, il dolore fisico e interiore, l’amicizia, l’abbandono, le prime esperienze amorose, il rapporto tra genitori e figli, la solitudine, la morte, l’amore.

Lo stile dell’autrice è fluido, descrittivo, curato e la sua scrittura è semplice, scorrevole, con la presenza anche di qualche termine tecnico che potrebbe risultare complicato da comprendere ma che, in realtà, è poi reso chiaro e afferrabile subito dopo.

Basta chiudere gli occhi è un romanzo davvero incredibile e credo che sia molto difficile, per chiunque lo legga, dimenticare Anna e Jacopo perché con il loro amore e la loro dolcezza, con l’ingenuità e una sensibilità incredibile, si sono guadagnati un posto importante nel cuore del lettore, e difficilmente potranno essere rimpiazzati.

Quando le sue labbra mi raggiungono, ogni cosa intorno a me vola via. Il panorama, il prato fradicio, la torre dietro di noi. I ricordi di mio padre, le domande senza risposta. Nel suo tocco leggero e incerto, ritrovo l’unica cosa che avevo davvero perso. Me stessa.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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