Recensione: “Cinque controsensi” di Stefano Maria Mantello

Salve amici lettori, quando scopriamo nuovi libri che si rivelano fantastiche sorprese non vediamo l’ora di rendervene partecipi e per questo ci teniamo a condividere con voi l’entusiasmo che ci ha suscitato il libro che vi presentiamo oggi, Cinque Controsensi opera di esordio di Stefano Maria Mantello. Il libro è una raccolta di cinque racconti di genere horror/thriller psicologico in grado di trascinare il lettore nelle proprie spire e condurlo in un’affascinante viaggio nella mente umana.

Cinque controsensi

Stefano Maria Mantello

Illustratore: Paola Penta
Editore: Atene del Canavese
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 1 gennaio 2019
Pagine: 152 p., ill. , Brossura
EAN: 9788897613787

Recensione a cura di Rosa Zenone

Una scultrice con il gusto per il macabro, un logopedista con aspirazioni da scrittore, un dipinto che rievoca un passato rimosso dalla coscienza, un appartamento vuoto da cui si sentono provenire rumori misteriosi, due amanti che si perdono di vista nella stessa camera da letto. I cinque racconti di cui si compone questa raccolta si sviluppano all’interno di un labirinto di enigmi e paradossi. Ogni racconto è consacrato a un senso in particolare, anche se ciascuno di essi presenta pure riferimenti agli altri sensi. Qui ogni senso ha una sua controparte che si alimenta di ossessioni feticistiche, affezioni artistiche, riferimenti numerologici e suggestioni grafologiche. Che cosa succede quando i sensi ci trasmettono una percezione distorta, contraddittoria? È la pura realtà che percepiamo attraverso l’esperienza sensoriale oppure i sensi ci restituiscono comunque e sempre una realtà illusoria? In tal caso, dietro a questa realtà – così come dietro a ogni illusione – esisterebbe una dimensione nascosta, raggiungibile attraverso un’esperienza emozionale? Le circostanze in cui si immergono i personaggi dei racconti danno vita a situazioni dai risvolti inquietanti, talvolta surreali. Delineando ciascuna narrazione con uno stile differente, l’autore combina ingredienti propri del genere horror o thriller psicologico a elementi simbolici di straordinaria potenza evocativa. Un eccentrico erotismo, emozioni forti e improvvisi colpi di scena completano un’opera la cui lettura non lascia indifferenti.

I racconti all’interno dell’opera sono tutti incentrati sui cinque sensi, ma questi ultimi non agiscono in modo convenzionale e come potremmo aspettarci. Essi infatti contraddicono le proprie percezioni trasmettendo realtà che esulano dalla verità, da qui la nomenclatura di Cinque Controsensi. Il loro agire poco attendibile si connette a disturbi della psiche e porta a sorprendenti rovesciamenti finali delle situazioni, tutto ciò che sembra in realtà non è. Le situazioni ritratte rientrano nel dominio di ciò che la filosofia greca definisce doxa, ossia di mera apparenza non veritiera.

“È curioso come i nostri sensi possano prefigurare situazioni e trasmetterci nozioni anche piuttosto complesse, parlando alla nostra coscienza e stimolando la nostra parte emotiva prima ancora che il cervello possa processare le informazioni che gli stessi gli inviano. La difficoltà più grande sta poi nel sapere ascoltare quelle emozioni, carpirle nella loro totalità, prima che la nostra cosiddetta parte razionale se ne appropri indebitamente ed eventualmente le corrompa, fino a trasformarle in idee contradditorie, producendo sensazioni incongruenti, alimentando controsensi.”

Ogni singola storia è consacrata a un senso e alla sua rispettiva corruzione, ma allo stesso tempo gli altri, seppure in posizione secondaria, circondano sempre il principale. Inoltre ogni percezione deviata che funge da cardine ha come oggetto su cui manifestarsi un differente feticcio, ognuno di questi è rappresentato da una parte del corpo femminile.

“Un’ossessione è qualcosa che ci rende prigionieri. È una volontà che scaturisce da noi stessi ma che, procedendo come per emanazione, sembra poi assumere una vita propria, tanto grande e assoluto è il controllo che è capace di esercitare su chi l’ha generata. Un’ossessione non ti molla facilmente. Deve almeno arrivare a vedere il sangue; o forse no, neanche quello le basta: un’ossessione ti deve prosciugare, ti deve esaurire, deve avere tutto di te per potersi affermare e quindi realizzare. E se per qualche oscuro motivo ciò non avviene, un’ossessione pretende sempre un sacrificio che la possa placare. E la prima vittima che dovrà immolarsi sul suo altare sarà colui o colei che ha avuto la nefasta pulsione di partorirla. “

La sessualità, un elemento ricorrente nel libro, è rappresentata nelle sue pieghe più nascoste e inconsce, quelle dove risiedono le perversioni e le ossessioni personali. Tale trattazione rigetta le forme più consone e scontate per svelare la parte più autentica del desiderio individuale che, talvolta, può discostarsi da ciò che risulta maggiormente condiviso e accettato. Il legame tra l’erotismo e i sensi dà un tocco di fascino in più non indifferente, inoltre è definito e descritto in maniera impeccabile.

“(…) afferrò la mia caviglia sinistra – quella non ancora impegnata- e portò il mio piede alla sua bocca, cominciando a leccarmelo e succhiarmelo voluttuosamente- entrambi i miei alluci scomparivano e riapparivano dalle sue cavità, orale e vaginale.”

La manifestazione di un controsenso ha sempre risvolti inquietanti e torbidi, non di rado sfocia nel macabro. Inoltre tale azione delinea un campo d’azione distopico, distorto nella sua rappresentazione. Ciò avviene per influsso della psiche dei personaggi sempre instabile e poco definita. Tale caratteristica fa sì che la stessa identità dell’io dei protagonisti sia messa in dubbio e non risulti determinata bensì frantumata, confusa o addirittura sdoppiata.

L’autore nel tratteggiare i propri personaggi dà manifestazione di massima inventiva ponendoli in contrasto con situazioni che risuonano quasi paradossali. Non vi è una storia che prevale su un’altra, tutte risultano parimenti meritevoli e degne di lode.

La galleria dei personaggi risulta folta e ben assortita, non vi è mai un carattere che risuoni copiato o banale. A caratterizzarli sono proprio gli ambienti in cui si muovono e le percezioni influenzate dai meandri più celati della loro mente.

Personaggio misterioso è Antea Mida, scultrice ritratta nelle sembianze di femme fatale e che sembra celare raccapriccianti segreti. Come si potrà facilmente dedurre la vicenda che la coinvolge riguarda il senso del tatto. La sua arte è contraddistinta non solo da uno strano misticismo e da arcane manie, ma anche dalla volontà di plasmare tutto ciò che la circonda, testimoniata dall’abitudine di mutare i connotati sessuali dei propri modelli.

«È una mia caratteristica: scelgo sempre modelli di sesso opposto a quello dei personaggi che andranno a rappresentare. Lo faccio per annullarne l’ego e riplasmarlo da zero».

Le vicende di Antea Mida fungono da apertura all’intero libro premettendone la materia trattata tramite l’esposizione della sua statuaria.

«Sono le prime tre opere di una serie di cinque, che rappresentano i cinque sensi (…) ogni senso è personificato da un martire cristiano».

La dichiarazione della scultrice non riguarda solo le proprie creazioni, ma l’oggetto del libro stesso.

Caratteristica che dà ulteriore rilievo all’opera è l’associazione dei sensi con diverse forme artistiche che li coinvolge, a volte in modo poco intuibile, alla statuaria seguiranno la scrittura, la pittura, la musica e il cinema.

“Finalmente decise di aprire il taccuino e i suoi occhi misero immediatamente a fuoco la grafia che riempiva la prima pagina del suo romanzo. Un orrore profondo lo assalì. Ogni singola parola scritta su quella pagina sembrava essere un casuale accostamento di lettere o di sillabe, senza significato. In preda al panico scorse le pagine successive: sempre parole incomprensibili, fonemi impronunciabili, accostamenti sillabici che sembravano appartenere a una lingua sconosciuta, più assurda di quella inventata dai suoi pazienti afasici.”

La seconda storia narra di un logopedista che sogna di diventare uno scrittore ma che, paradossalmente, si ritrova a scrivere parole prive di senso, la situazione inspiegabile, che coinvolgerà la lingua e il gusto, si scioglierà, come le altre, in modo del tutto imprevedibile.

“Quell’odore proveniva dal quadro. Il dipinto raffigurava una finestra, aperta su un muro di mattoni (…) e, fuori dalla finestra, il buio. Quel muro dipinto, già da sé puzza non poco (umidità, argilla, muffa, polvere, sporcizia, urina), ma è dalla finestra che proviene quella corrente d’aria putrida, quell’alito fetido di morte.”

Il terzo racconto unisce l’olfatto alla visione di un dipinto in un rapporto di sinestesia. Ma in realtà l’odore emanato dal quadro è ricollegato a un passato che si vuole dimenticare ma che tenta di insinuarsi in continuazione nel presente. Da tali premesse si può concludere come domini anche una certa sensibilità nell’interpretare l’animo umano che si mostra in totale profondità senza scorciatoie superficiali.

“(…) il mio udito si sintonizza nuovamente su voci ormai familiari: sento un’altra volta il pianto disperato di una ragazza, contrappuntato a intervalli quasi regolari dalla risata isterica di un uomo”.

I rumori uditi nel terzo racconto, intervallati alla musica, suonano inquietanti, ma se si considera che provengono dall’appartamento vuoto appena lasciato dal protagonista l’angoscia aumenta fortemente, poiché non sembra esservi alcuna spiegazione razionale, ma ancora una volta non bisogna dare troppo affidamento all’apparenza.

“Mi avvicino allo schermo per vedere meglio quell’immagine e mi si gela il sangue: è la stanza in cui mi trovo in questo momento, ripresa come se il punto di vista fosse lo stesso schermo (…) A un certo punto quello che vedo dentro l’immagine del video mi fa quasi rischiare un collasso: (…) vedo entrare Lucia. È smarrita, disperata, sembra che stia cercando qualcosa o qualcuno… me… sta cercando me!”

“ (…) Si siede pure lui, nel video, di fronte a me. Ha un’espressione preoccupata, stranita, sul volto. Capisco immediatamente che non si tratta di uno scherzo (…). Ci guardiamo come in una videochiamata ma non riusciamo a comunicare, perché io non sento lui e mi sembra che lui non possa sentire me.”

L’ultima storia riguarda una coppia dove l’uno è incapace di vedere l’altra all’interno della casa, eppure lo schermo testimonia che i due partner sono entrambi nella stanza da letto. Sembra di trovarsi dinanzi a una situazione paranormale, ma vi è una spiegazione che lascerà a bocca aperta.

L’autore nella massima cura che ha predisposto per il libro, nella Post- Fazione chiarisce le connessioni tra i controsensi e i feticci, inoltre evidenzia ulteriori connessioni tra i racconti. Infatti i lettori più attenti potranno notare corrispondenze numeriche e alfabetiche non casuali, ma frutto di un sistema ben architettato e che tesse ulteriori trame dal gusto quasi esoterico al di sopra di quella principale.

La narrazione è diversificata nelle storie, poiché il primo e il quarto racconto si servono della narrazione omodiegetica, di quella extradiegetica il secondo e il terzo, seppure la narrazione di quest’ultimo è corredato da commenti in prima persona. L’ultimo invece non solovede coinvolte due voci nell’ omodiegetica, ma si conclude in terza persona. In tutti il punto di vista rimane quello interno che non svela gli strani episodi al lettore, d’altronde gli stessi protagonisti sono perlopiù inconsapevoli di ciò che si nasconde dietro alle proprie vicissitudini.

Cinque Controsensi è un libro suggestivo e affascinante, in grado di suscitare un’immensa varietà di emozioni, non solo angoscia e inquietudine ma anche una forte empatia verso i personaggi. Apre uno spaccato della mente nella quale sarà facile inoltrarvisi e perdervisi, cambiando per sempre la concezione dei sensi che abbiamo e mandandoci in loop.

Una raccolta che si divora assaporandola pienamente, ma anche vedendola, sentendola, toccandola, annusandola con voracità.

“Le allucinazioni sono composte con la stessa materia con la quale si plasmano i sogni ma, a differenza di questi ultimi, esse proiettano l’intimità all’esterno, restituendola attraverso un’esperienza sensoriale, anche se illusoria. I sogni no. I sogni si generano nell’intimo e lì rimangono, intrappolati in una dimensione in cui i sensi, così come li conosciamo, non possono accedere. Espressionismo contro Impressionismo, luci e ombre contro chiaroscuro. Ma l’origine è la stessa. Le allucinazioni potrebbero essere sogni che, in una particolare situazione, ci è dato toccare, sentire, odorare, gustare, non soltanto vedere.”

Stefano Maria Mantello

Stefano Maria Mantello, nato a Torino, ha vissuto a Dublino, Maastricht e Budapest per approdare infine in Spagna: dopo avere abitato per qualche tempo a Madrid e a Murcia si è trasferito a Malaga dove lavora come professore di italiano e di inglese. Parallelamente agli studi universitari (laurea in Lettere con indirizzo critico- cinematografico e Master in Educazione e Formazione), ha lavorato come organizzatore di eventi culturali e ha sviluppato una carriera musicale internazionale come compositore, cantante e chitarrista, fondando il gruppo folk- prog Eridania (dal 1988 al 2005), e collaborando con altri gruppi rock di varie tendenze. Ha composto recentemente le musiche di sottofondo delle audioguide del Museo Nazionale del Cinema di Torino e del Museo Archeologico di Milano. Ha pubblicato alcuni articoli di critica cinematografica e ha partecipato alla produzione di due cortometraggi di Andry Verga: come attore protagonista in La iena di San Giorgio (2003) e in in Victimulion (2015), come attore protagonista, autore della storia e sceneggiatore. Cinque Controsensi è il suo esordio nella narrativa.

Materiale fornito dall’autore

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