Recensione: “Come cambia lo sguardo” di Susanna Trippa

Buongiorno lettori oggi vi presentiamo un libro dal sapore nostalgico, uno spaccato meraviglioso di anni indimenticabili per chi li ha vissuti che ci restituisce un pezzettino di storia ormai dimenticato.

Come cambia lo sguardo. Gli inganni del Sessantotto

 Susanna Trippa

Editore: Curcio
Collana: New minds
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 6 maggio 2019
Pagine: 252 p., Brossura
EAN: 9788868683184

Recensione a cura di Antonella Punziano

«Il corpo principale del libro “Come cambia lo sguardo” è la narrazione dei miei primi trent’anni di vita. E io chi sono? Una persona già nota al pubblico? Con una certa visibilità? No. Sono una persona qualsiasi, una donna in questo caso, che si è trovata a rievocare, con spontaneità e gioia della memoria, momenti della propria vita e intanto, nello scrivere, si accorgeva che questi coincidevano con passaggi epocali soggetti a forti cambiamenti di sguardo. Dai primi anni Cinquanta – quasi un dopoguerra – quand’ancora a Bologna, negli inverni freddi, sentivo odore di frittelle impastate con farina di castagne e cotte per strada, le “mistocchine”, fino ad arrivare al marzo del ’77 – Radio Alice e gli Anni di piombo come una nube scura… infine l’approdo a Bergamo e all’età adulta. In mezzo, riaprendo i cassettini della memoria, stanno l’ubriacatura del miracolo economico, il Sessantotto e quanto poi ne derivò. Un percorso di vita in quegli anni, da bambina a donna, in cui cambia lo sguardo».

Quello che vi presentiamo oggi è un libro che lascia decisamente il segno, soprattutto per chi quegli anni li ha vissuti. Io sono nata un po’ dopo ma i racconti dei miei genitori e dei miei nonni sono stati per me come un vissuto. Ma non è solo il periodo sessantottino quanto l’epoca che la scrittrice ci narra che ci lascia in bocca il sapore di anni e ricordi veramente intensi.

Se apro il primo cassettino della memoria, quello della casa dove sono nata – la palazzina di via Gorizia appartata dietro lo scorrere della via Emilia – allora il leggero profumo delle mistocchine si fa più vicino. Erano ancora i primi anni Cinquanta, subito dopo la guerra e la povertà ella ricostruzione, quando il nuovo era là che aspettava nel cono del futuro.

Anche se sono nata negli anni 70’, la mia infanzia non è stata molto diversa da quella descritta da Susanna: a distanza di anni, confrontandola inevitabilmente con quella dei mei figli, mi rendo conto di aver vissuto degli anni meravigliosi, un tempo bellissimo alla continua scoperta di cose nuove, un tempo in cui la noia non ha mai fatto parte della mia vita.

Le mie bambine mi dicono sempre, mamma ma come facevi a vivere senza internet e cellulare?

La risposta è tutta in questo libro: i miei fratelli, i miei amici, la fantasia di inventare sempre nuovi giochi e poi la strada, il cortile di casa, il mare e le attività parrocchiali sostituivano in modo più vero e autentico i passatempi quotidiani.

Ecco Susanna ci racconta di un tempo andato e che purtroppo non tornerà più in cui l’infanzia e la gioventù erano scanditi da legami profondi e duraturi, in cui ogni cosa dovevi scoprirla da te perché i rapporti con i tupi genitori erano diversi e non potevi soddisfare la tua curiosità su internet e la tua amica diventava inevitabilmente la tua complice.

Lei mi disse, sottovoce e ammiccando: «Mi ha chiesto di conoscerti». Brr…la mia unica reazione fu la fuga. Risposi subito di no, scuotendo la testa, come se mi avesse proposto di scoperchiare un alveare di api a capo nudo. Ma quali api? L’immagine del babbo, che si fregava le mani tutto contento mentre mi aspettava là davanti alla scuola, mi apparve subito in tutta la sua pericolosità, ben maggiore di quella delle povere api, nel caso che qualcosa non gli andasse: No, decisi là per là. Volevo stare tranquilla: fare i compiti e leggere i miei libri. Ci avrei pensato poi a scoperchiare il vaso di Pandora! E così fu.

Pagina dopo pagina, si snoda la vita di Susanna in un susseguirsi di ricordi che catturano l’attenzione del lettore e che l’autrice alterna a profonde riflessioni: l’infanzia, i genitori, gli amici, la scuola, le vacanze ed il mare. E poi la crescita, l’adolescenza ed i suoi cambiamenti, il liceo e l’università con le nuove esperienze di vita, i meravigliosi viaggi presso mete lontane e con mezzi di fortuna. Tutto ci parla di un tesoro prezioso perduto perché superato dalla modernità.

Infine il disagio di Susanna nella sua esperienza sessantottina ma anche di una fede politica non molti sentita ma a cui ci si adegua perché è la moda del tempo.

Però, al di là di ogni mia incertezza, il 31 dicembre di quell’anno per me fu memorabile, diverso da tutti gli altri. Né feste né veglioni, ma un teatro di periferia a San Lazzaro. Dal palco imperavano Dario Fo e Franca Rame, allora grandi sostenitori di Soccorso Rosso, nel tempo divenuto una rete di assistenza legale ed economica non solo ai detenuti politici della Sinistra extraparlamentare ma anche alle Brigate Rosse. E chi rifletteva allora su quello che era davvero Soccorso Rosso? Il bello per me era riconoscersi in tanti. Di nuovo come stare in classe. Ancora una vola, galleggiavo sulla superficie dell’emozione, non rendendomi conto di quanto tutto questo rappresentasse un fiancheggiare spudoratamente il terrorismo di quegli anni.

Tutto scorre non solo il tempo ma anche mode, libri e film, tutti rigorosamente citati dalla scrittrice a rafforzare l’affresco di quegli anni che ora appaiono così lontani.

Lo stile è fluido con una narrazione scorrevole e molto accattivante: una narrazione che suscita sentimenti contrastanti e per questo in grado di tenere sempre viva l’attenzione.

Confesso che è un libro che mi ha tenuto sveglia, non per la lettura, ma per sentimenti piuttosto forti che ha suscitato in me: a volte ho sognato i miei ricordi di infanzia, un’infanzia che avevo quasi perduto, assorbita come sono da un’epoca così diversa.

E inevitabilmente ho pensato a tutte le cose belle che hanno perso i miei figli perché la felicità risiede nelle piccole cose, conquistate giorno per giorno e per questo più apprezzate.

Pur appartenenti a ogni altro elemento della natura, a volte è come se ci sentissimo stranieri in questo mondo, quasi alieni. Ci prende una strana nostalgia per il ricordo affondato in un passato lontano o in una realtà nascosta che non riusciamo a vedere. Abbiamo i piedi puntati a terra e lo sguardo rivolto al cielo o chissà dove…

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