Recensione: “Come un respiro” di Ferzan Ozpetek

Cari lettori, oggi vi porto con me in un viaggio indimenticabile nei sentimenti, dove amore e odio, bugie e verità si incontrano fino a mescolarsi e a non potersi più distinguere.

Come un respiro

 Ferzan Ozpetek

Editore: Mondadori
Collana: Strade blu
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 12 maggio 2020
Pagine: 168 p., Brossura
EAN: 9788804719854

Recensione a cura di Maria Ruggieri

È una domenica mattina di fine giugno e Sergio e Giovanna, come d’abitudine, hanno invitato a pranzo nel loro appartamento al Testaccio due coppie di cari amici. Stanno facendo gli ultimi preparativi in attesa degli ospiti quando una sconosciuta si presenta alla loro porta. Molti anni prima ha vissuto in quella casa e vorrebbe rivederla un’ultima volta, si giustifica. Il suo sguardo sembra smarrito, come se cercasse qualcuno. O qualcosa. Si chiama Elsa Corti, viene da lontano e nella borsa che ha con sé conserva un fascio di vecchie lettere che nessuno ha mai letto. E che, fra aneddoti di una vita avventurosa e confidenze piene di nostalgia, custodiscono un terribile segreto. Riaffiora così un passato inconfessabile, capace di incrinare anche l’esistenza apparentemente tranquilla e quasi monotona di Sergio e Giovanna e dei loro amici, segnandoli per sempre. Ferzan Ozpetek, al suo terzo libro, dà vita a un intenso thriller dei sentimenti, che intreccia antiche e nuove verità trasportando il lettore dall’oggi alla fine degli anni Sessanta, da Roma a Istanbul, in un emozionante susseguirsi di colpi di scena, avanti e indietro nel tempo. Chi è davvero Elsa Corti? Come mai tanti anni prima ha lasciato l’Italia quasi fuggendo, allontanandosi per sempre dalla sorella Adele, cui era così legata? Pagina dopo pagina, passioni che parevano sopite una volta evocate riprendono a divampare, costringendo ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti, i dubbi, le bugie.

Un bellissimo viaggio nei sentimenti umani quello che Ferzan Ozpetek offre con questo suo libro intenso e del quale non si può smettere la lettura, tanto inchioda il lettore alle sue pagine perché si ha bisogno di sapere come va a finire.

Ma poi, alle ultime pagine, inevitabilmente si rallenta la lettura perché non si vuole che finisca, si vuole assaporare tutte le emozioni che trasmette, fino all’ultimo.

Conosciamo Elsa e Adele, sorelle unite da un grande amore, che un’infanzia difficile ha reso inseparabili.

“Elsa è idealista con mille idee e progetti per la testa, ma allo stesso tempo timida e insicura in pubblico. Adele è concreta, estroversa, determinata ad ottenere il meglio dalla vita.”

Il loro legame, però, è messo a dura prova dal destino cui ciascuna va incontro e da un inconfessabile segreto che terranno chiuso gelosamente nel cuore per oltre cinquant’anni.

La storia delle due sorelle irrompe vertiginosamente nella vita di Sergio e Giovanna e dei loro amici che si ritrovano, durante un pranzo domenicale, catapultati in una folle corsa verso il destino che li lega a due perfette sconosciute tra Viterbo, Roma e Istambul.

Sergio e Giovanna abitano la casa che aveva visto l’epilogo della storia di Elsa e Adele e per questo Elsa, nella disperata ricerca della sorella, aveva pensato di cercala nell’ultimo posto in cui avevano abitato insieme. Ma senza successo. Al posto di Adele, Elsa trova i sei amici e così loro diventano testimoni di una storia incredibile e si trovano a rivivere, insieme alla protagonista, gli ultimi cinquant’anni della sua rocambolesca vita, piena di avventure, di amori, di delusioni e di ricordi.

Con i suoi racconti Elsa sconvolge la vita serena e tranquilla che Sergio e Giovanna conducono, e allo stesso tempo induce tutti gli astanti ad ascoltare, rapiti e desiderosi di sapere, e a porsi tante domande. Sembra quasi che col suo racconto una cupa ombra si allunghi su quella casa e sulla vita dei suoi abitanti, portando tutti a riflettere e a tirare le somme.

“Ciò di cui tutti noi abbiamo bisogno, alla fine, è solo la felicità.”

Che parola difficile, che cosa lontana, quasi inafferrabile, la felicità. Ognuno dei presenti pensa di essere felice, ma in fondo al suo cuore sa che non è proprio così. Ci sono pensieri nascosti, desideri inconfessabili nel cuore di ognuno e ognuno di loro non riesce neanche a confessarlo a se stesso.

Elsa racconta la sua storia, che è la storia racchiusa in un pacchettino di lettere intonse e mai aperte, tenute insieme da un nastro, che lei stessa ha scritto nel corso degli anni e che il destinatario ha sempre rispedito al mittente. In quelle lettere c’è la vita di Elsa, il suo cuore, la sua anima, la sua fuga, i suoi errori, i suoi sogni, le sue speranze e la sua rinascita.

Per rinascere aveva deciso di lasciare l’Italia, e la sua meta era stata il destino a sceglierla, lontana come mai avrebbe immaginato: Istambul, meravigliosa città dall’anima antichissima ma dallo spirito così moderno.”

Aveva bisogno di lasciarsi dietro il suo grande dolore.

“Dolore. Una parola che dice tutto, ma non spiega nulla. Quando ami davvero, devi essere pronta a tutto. Al fulmine e alla tempesta. Alla pioggia e alla siccità. Non puoi sapere fin dove ti spingerà questo sentimento che ti consuma. Non riesci nemmeno a distinguere la felicità dalla disperazione, perché in amore spesso l’una è la ragione dell’altra.”

Le lettere chiuse restano sul tavolo della cucina di Sergio e Giovanna, anche se tutti sono curiosi di leggerle. Tutti vogliono sapere come mai due sorelle unite da un grande amore abbiano finito per perdersi per cinquant’anni.

Nelle sue lettere Elsa descrive la sua vita a Istambul con dovizia di particolari e ne emerge una meravigliosa città, sensuale e accogliente, microcosmo e crocevia di storie, destini e casualità.

La forza della disperazione e la sua voglia di rivincita la porta a crearsi una nuova vita partendo da zero perché le possibilità che la città offre sono infinite. E alla fine trova ciò che cerca.

“Ho cercato tanto il mio posto nel mondo, ed era dentro di me: proprio qui dove mi batte il cuore, dove fluisce il mio sangue, dove respiro, piango e rido restando viva. Il mio destino sono io.”

La ricerca della sua stabilità e del suo vero essere, porta Elsa a lasciare tutto e tutti e a non voltarsi indietro, ma quando la tristezza, il dolore e la nostalgia si fanno sentire, scrive lunghe lettere in cui si rivolge alla sorella, pur consapevole che lei non le leggerà mai.

“Il dolore della separazione torna a straziarmi l’anima non appena abbasso le difese, trasformando i miei sogni in incubi senza scampo.”

Si chiede cosa stia facendo Adele, come viva, se sia riuscita a ricostruire la sua vita… domande che resteranno senza risposta.

Il filo conduttore del romanzo è la nostalgia, la tenerezza e al tempo stesso la crudeltà di ricordi che si vorrebbero cancellare, e la ricerca di un equilibrio del cuore che manca e che non si riesce a trovare, nonostante le affannose ricerche.

L’amore è il grande protagonista, causa di tanta felicità, ma anche di tanta infelicità.

“In fondo anche l’amore è un delitto perfetto: a volte ti uccide, altre ti rende più forte, ma in ogni caso rappresenta l’alibi ideale per ogni tua follia.”

Quando finalmente Elsa si rende conto che non può più aspettare, che l’oblio dei suoi sentimenti e i suoi successi nella sua seconda vita non bastano a sanare il dolore che ha nel cuore, intraprende il viaggio più difficile, un viaggio nei ricordi, senza sconti, senza finzioni, e chiama le cose con il loro nome. 

“La vita scorre come un respiro. E dentro ci lascia la nostalgia per ciò che avremmo potuto fare e la consapevolezza di ciò che siamo diventate.”

Un romanzo intenso, come tutte le opere di Ferzan Ozpetek, che spinge il lettore a guardare dentro di sé. I sentimenti assumono una intensità particolare, vengono raccontati in modo tale che il lettore riesce a farli suoi e non riesce a staccarsi dalle pagine del libro. Un romanzo breve ma ricco di emozioni che lasciano il segno.

Ferzan Ozpetek

Libri di Ferzan Ozpetek

Regista e sceneggiatore; dal 1976 vive a Roma. Autore di numerosi film tra cui Il bagno turco (Hamam) – con cui esordisce -, Le fate ignorantiLa finestra di fronteCuore sacroSaturno controMine vagantiAllacciate le cinture. Nel 2013 esce per Mondadori il libro Rosso Istanbul; nel 2015 esce Sei la mia vita.

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1 Commento

  1. Per me l’anello rappresenta un oggetto di “uso comune” per una certa categoria di persone.
    L’anello è un simbolo di una vita sprecata vissuta senza amore.
    Il gesto di Adele nel tirare fuori l’anello fa capire che ha condotto una vita (frivola e vuota) simile ad Elsa e a quella donna che Elsa incontra alla stazione di Venezia.

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