Recensione: “Company parade” di Margaret Storm Jameson

Carissimi lettori, oggi vi accompagnerò nella Londra del 1918. La prima guerra mondiale si è conclusa e il mondo sta rimettendo insieme i pezzi, ricostruendo, ricominciando a sognare e progettare un futuro sereno e felice. In questo contesto pieno di nuovi inizi seguiremo la storia di Hervey, una donna forte e coraggiosa che decide di prendere in mano la sua vita e cercare il successo sfidando le convenzioni dell’epoca.

Company parade

Margaret Storm Jameson

Traduttore: Velia Februari
Editore: Fazi
Collana: Le strade
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 3 ottobre 2019
EAN: 9788893255585

Recensione a cura di Manuela Morana

Nel 1918, all’indomani dell’armistizio che pone fine alla grande guerra, la giovane Hervey Russell racchiude tutta la sua vita in un baule e dallo Yorkshire si trasferisce a Londra, lasciandosi alle spalle il marito e il figlio piccolo. Non ha denaro né esperienza, ma ha la forza di volontà della donna imprenditrice e i sogni della gioventù; è forte e vulnerabile al tempo stesso, a muoverla sono la voglia di affermarsi e il desiderio di assicurare al figlio un futuro migliore. Mentre tenta di sfondare come scrittrice, di giorno lavora in un’agenzia pubblicitaria e la sera vaga per le strade della città, sola ma libera, lasciandosi deliziare da ogni particolare. Nemmeno la sofferenza al pensiero del figlio lontano riesce a oscurare l’euforia della novità e la consapevolezza di chi sta facendo la cosa giusta per sé. Hervey è una donna in un mondo di uomini: il capo David Renn, veterano solitario e disilluso; i due amici storici, ex soldati che hanno in mente di dare vita a un nuovo giornale; e poi scrittori presuntuosi, intellettuali salottieri e spregiudicati uomini d’affari. Anche il marito, ogni tanto, torna a fare capolino, mentre l’amante vuole portarla con sé in America.

Un meraviglioso affresco dell’ambiente culturale del tempo, con tutto il brio e l’effervescenza del mondo editoriale e pubblicitario londinese, si amalgama a un lucido spaccato della vita quotidiana dell’epoca, segnata dallo spaesamento e dalla frustrazione dei reduci e dei giovani lavoratori. In primo piano, però, ci sono la storia di una giovane protagonista coraggiosa e l’evoluzione delle conquiste femminili che hanno cambiato per sempre la vita delle donne.

Per la prima volta nelle librerie italiane, Company Parade è il capitolo iniziale della trilogia Lo specchio nel buio, opera avvincente e raffinata considerata un manifesto dell’emancipazione femminile.

È il 1918 e la giovane Hervey Russell è stanca di aspettare che il marito, Penn, ufficiale di terra dell’Air Force di stanza a Canterbury, la smetta di giocare a fare il soldatino e si decida a congedarsi e a trovarsi un lavoro che gli consenta di vivere, insieme al loro figlioletto, una vita agiata e confortevole.

Penn dal canto suo non sembra avere nessuna fretta di appendere al chiodo l’uniforme, rinunciando così alle serate danzanti con belle dame e alla vita cameratesca per trasformarsi in un maritino perfetto che torna sempre a casa in orario dopo una noiosa e monotona giornata di lavoro in ufficio.

I due vivono quindi separati e in realtà nessuno dei due sembra soffrirne più di tanto visto che il loro amore si è rapidamente raffreddato.

Hervey però si annoia a fare la casalinga e la mamma a tempo pieno e visto che i soldi non bastano mai, un giorno decide di affidare il suo piccolo Richard a una balia e di lasciare lo Yorkshire per cercare fortuna a Londra.

Hervey è una donna sorprendente, ha quasi una doppia personalità, sa essere a volte forte e spregiudicata e a volte vulnerabile ed estremamente insicura.

La protagonista ci racconta, e forse si racconta, che a spingerla a questi cambiamenti è la voglia di affermarsi per dare al figlio una vita migliore e più ricca, ma in realtà, a mio modesto parere, a muoverla davvero è la sete di vita e la voglia di non sentirsi vincolata dentro uno schema che la vede vittima degli eventi.  

Quando questa giovane donna parte non ha esperienze lavorative né un curriculum che possa aprirle la strada, ciò nonostante diventa assistente copywriter in un’agenzia pubblicitaria. Il suo capo è David Renn, un uomo molto particolare con un carattere schivo e a tratti burbero, lui è il primo che vede in Hervey delle potenzialità e sorride dei suoi fallimenti sicuro che prima o poi riuscirà a migliorare e imparare.  

Le giornate di Hervey passano tra frustranti ore passate in ufficio a cercare lo slogan perfetto per vendere saponette a “super donne di casa” e belle serate che passa ad esplorare la città. La giovane esce infatti ogni sera, a volte da sola, a volte con il marito, quando questo si degna di passarla a trovare, a volte con i suoi due amici storici, Philip e T.S., i due sono ex soldati tornati dal fronte dopo aver visto atroci sofferenze e aver perso non pochi amici.

Prima della guerra e del matrimonio Hervey, Philip e T.S. vivevano insieme e condividevano sogni e speranze, ora le cose sono cambiate, i due amici hanno in mente di aprire un nuovo giornale nel quale poter scrivere liberamente tutto quello che pensano.

T.S. ha una mente più scientifica, infatti dovrebbe occuparsi di questo tema all’interno del giornale nel quale, in realtà, non crede molto, è sposato con Evelyn Lamb, una bella donna, più grande di lui che è anche la direttrice del «London Review» per questo motivo la donna si circonda di intellettuali e scrittori, anche se a essere sincera molti di questi personaggi sono assolutamente insopportabili e indisponenti, dei veri palloni gonfiati.

Philip invece è il più idealista dei tre, è anche quello che più ardentemente crede nella nascita del giornale, è innamorato di Hervey ma purtroppo non ottiene grandi risultati e la nostra protagonista gli toglie ogni dubbio quando durante una conversazione gli spiega il suo punto di vista sull’amore.

«Non ti interessa l’amore?», le chiese lui.

«Sì», rispose Hervey, quindi tacque, «ma è troppo complicato», precisò dicendo quel che pensava. La verità, una volta espressa, è troppo inebriante per essere ritrattata.

«Dici sul serio, Hervey? Allora deve esserci una differenza tra uomini e donne in queste cose, perché non ho idea di cosa tu stia parlando».

«Non so niente delle donne… io conosco solo me stessa», rispose Hervey. «So cosa vorrei… una passione travolgente. Ma dovrebbe essere una passione solo fisica, non voglio sentirmi in colpa per aver fatto stare male qualcuno o dover cambiare per compiacerlo.

Voglio poter dire quello che mi pare. E vorrei che la passione si consumasse e si esaurisse. Non vorrei vivere con lui, preparargli la colazione e cercare di ricordare cosa gli piace. Non voglio nemmeno sapere cosa gli piace. Il rispetto… la reciproca compagnia… tutto questo non conta niente. Posso rispettare molte cose, anche la solitudine… ma non vorrei che si sfociasse in una relazione sentimentale. Quando si prova rispetto per qualcuno bisogna scendere a compromessi, modificare il proprio pensiero, dimostrarsi tolleranti. Questo non ha niente a che fare con l’amore. Ma è ciò che tutti gli uomini che ho conosciuto… tutti tranne uno… intendono per amore, perciò dico che è troppo complicato».

Il rapporto con Penn è in crisi da tempo, i due inoltre si tradiscono reciprocamente e questo non aiuta di certo a sistemare le cose. Quando Hervey parla con Philip il “tranne uno” al quale si riferisce non è suo marito Penn, ma il suo amante americano, Gage, un uomo affascinante che esercita su di lei un potere quasi ipnotico e che le ha chiesto di sposarlo e seguirlo in America dimenticandosi di tutto il resto, del marito, del figlio, del lavoro, dell’Europa per ricominciare una nuova vita continuando a vendere armi e arricchendosi sulle disgrazie e le tragedie altrui.

«A chi venderai le armi?», domandò Hervey.

«A entrambi gli schieramenti, ovviamente», rispose Gage ridacchiando.

Hervey non commentò. Un mondo conteso tra uomini come Gage e Harben è un posto orribile, pensò. Il posto che un giorno sarà di Richard. Parole come «la prossima guerra» la riempivano di rabbia. Con rabbia e terrore crescente, pensò che c’erano uomini che commerciavano morte. Avevano bisogno della guerra per poter vivere.

Questo pensiero la fa rabbrividire, lei non sopporta la guerra e spera nella pace, sogna in un mondo migliore per il suo bambino.

La guerra è finita, il mondo sta cercando di andare avanti, ma dentro le persone qualcosa è cambiato, tutti coloro che sono stati sfiorati dalla guerra sono rimasti indelebilmente segnati da quei fatti terribili e sentono dentro sé un grande e spaventoso vuoto, un buio interiore che gli impedisce di tornare a essere davvero felici.

 “Company parade” è un racconto avvincente e per moltissimi aspetti attualissimo, è la storia di una donna che non vuole stare in un angolino ad aspettare che altri decidano per lei, di una donna che, sgomitando e mettendosi in gioco, riesce a imporsi in un mondo di uomini e a trovare il suo spazio e il suo posto nel settore delle case editrici e dei giornali londinesi.

Questo non è solo un libro sull’emancipazione femminile è anche un romanzo che parla d’amore in tutte le declinazioni possibili:

c’è l’amore immenso e inesauribile per il figlio; quello per il marito, che invece purtroppo si è spento; l’amore adultero, per il suo amante americano; l’amore fraterno, nei confronti dei suoi amici cari amici; l’amore per la libertà e la voglia di realizzarsi ma soprattutto l’amore per sé stessa, quello che troppo spesso viene percepito come egoistico ma che, a volte, è capace di salvare la vita e di renderla degna di essere vissuta.

Questo romanzo è in completa armonia con lo stile e le scelte di vita della sua autrice Margaret Storm Jameson, una donna intraprendete e femminista che ha lottato, insieme alle suffragette, per ottenere e garantire a tutte le donne delle generazioni future gli stessi diritti che hanno gli uomini.

 Vi saluto con una delle citazioni più belle e profonde di questa splendida scrittrice che ha ancora molto da insegnare alle nuove generazioni.

 “La felicità viene dalla capacità di sentire profondamente, di gioire semplicemente, di pensare liberamente, di rischiare la vita, se necessario.”

Margaret Storm Jameson è nata l’8 gennaio 1891 in una famiglia di costruttori navali, è stata una giornalista e scrittrice inglese. Ha lavorato per un anno come copywriter per una grande agenzia pubblicitaria. È stata una suffragetta e femminista e nel 1939 è diventata la prima donna presidente della British Section of International Pen.  Nel 1952 è stata insignita del ruolo di delegata dell’Unesco Congress of the Arts. Ha scritto moltissime opere tra cui diversi romanzi, racconti, saggi letterari e critici, e un’autobiografia in due volumi. È morta il 30 settembre 1986 a Cambridge nel Regno Unito.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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2 Commenti

  1. Ciao! Non conoscevo il tuo blog, e devo dire che mi ha incuriosita ☺️❤️📖 ho amato molto anche io questo romanzo, e francamente non vedo l’ora di leggere il secondo ☺️☺️

    • Ciao, siamo molto contenti che ti piaccia il blog, ci stiamo mettendo tutta la passione possibile 🙂
      Beh si ottimo libro, speriamo di leggere presto l’altro 🙂

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