Recensione: “Cortés. La conquista del Messico” di Luigi Lunari

Carissimi lettori, oggi vi accompagnerò in un viaggio alla conquista del Messico. In questo romanzo di Luigi Lunari c’è tutto ciò che ci si aspetta da un romanzo sull’occupazione del territorio degli Aztechi: guerre, lotte, trabocchetti, valorosi combattenti, sacerdoti che si lasciano facilmente corrompere e soprattutto c’è lo scontro tra due volontà molto forti e determinate.

Cortés. La conquista del Messico. Vol. 1: , L’oro, la gloria e il sangue

Luigi Lunari

Editore: GM.libri
Collana: NarraLibri
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 27 giugno 2019
Pagine: 368 p., Brossura
EAN: 9788855280006

Recensione a cura di Manuela Morana

Il romanzo, diviso in tre volumi, descrive l’impresa di Hernán Cortés. Riesce a farsi nominare capo di una spedizione di un pugno di uomini, giovani in cerca di fortuna nelle terre del Nuovo Mondo con l’agricoltura e il commercio; anche se la sua impresa dovrà portare gloria al cattolico impero di Carlo V, il generale sa che la guerra da condurre dovrà essere spietata. Cortés è ambizioso, crudele quando ritiene necessario, cinico, ma anche umano. La vicenda viene raccontata non solo dal punto di vista dei conquistatori, ma anche dall’altra parte della barricata, dalla prospettiva di Montezuma, l’imperatore-Dio che si oppone alla penetrazione dell’esercito spagnolo nel suo impero, e che finirà con l’esserne schiacciato.

Nell’isola di Cuba il nostro protagonista, Cortés, ha un’hacienda con un’encomiendas di indios che la curano, una bella e devota moglie, Catalina, e tutto quello che apparentemente si può desiderare, ma dentro di sé questo giovane uomo si sente insoddisfatto e assetato di potere e gloria. La vita del contadino non è quella che ha sempre desiderato e così dopo essere scampato alla prigionia e a una morte quasi certa ecco rinascere in lui la sete di avventura.

Il suo pensiero andava sempre più spesso verso le terre del continente inesplorato, eccitato dalle notizie e dalle ricchezze che da laggiù arrivavano, portate dai primi, intrepidi esploratori. Avrebbe voluto semplicemente “prendere e andare”, ma era soggetto agli ordini di Velasquez: e Velasquez era invecchiato, impigrito, ingrassato. La conquista di Cuba e il suo sonante titolo di governatore sembravano averlo appagato.

Hernán non riesce a rassegnarsi al volere di Velasquez e decide, alla prima occasione di partire, garantendogli che conquisterà le terre, le anime e le ricchezze in nome suo, del re e di Dio. Ottenuto il benestare del governatore, il nostro protagonista si mette in viaggio e inizia quella che è un’avventura incredibile e degna dei migliori racconti di autori famosissimi come Wilbur Smith e Valerio Massimo Manfredi.

La conquista dei territori del Messico non è semplice e tuttavia Cortés non perde nessuna battaglia, conquista i popoli, gli vieta i sacrifici umani attraverso i quali venivano sparsi litri e litri di sangue innocente al solo fine di placare gli animi degli dei e con l’aiuto dei preti, che l’hanno accompagnato in questa missione, converte tutti al cristianesimo, inoltre accumula quantità incredibili d’oro che poi invia in Spagna alla corte di Carlo V.

Una volta lontano da casa il nostro protagonista ci mette poco a dimenticarsi della bella Catalina che lo aspetta con devozione, e quando conosce Marina, una bellissima e impetuosa donna azteca, non riesce a dominare la passione e l’amore che nutre nei suoi confronti. I due cominciano una relazione intensa ed esclusiva, lei impara lo spagnolo per fargli da interprete con gli abitanti di quelle terre ostili e piene di pericoli, rivelandosi una preziosissima alleata e un’abile stratega. È incredibile come una donna così giovane abbia in sé tanta saggezza ma allo stesso tempo tanta sete di vendetta nei confronti del suo stesso popolo, ma il suo passato è stato difficile, la sua gente e la sua stessa famiglia sono state molto crudeli con lei.

Tanti saranno i piccoli villaggi che si piegheranno senza nemmeno lottare al potere degli uomini bianchi che con i loro cannoni e i loro cavalli impressionano e spaventano gli ingenui aztechi, ma Montezuma resisterà fino alla fine, negando a Cortés un incontro che per lungo tempo viene richiesto.

Il punto di svolta del romanzo è la decisione del nostro protagonista di distruggere le navi che l’hanno condotto fin lì, eliminando così la possibilità di tornare indietro a una vita che sarebbe tranquilla e sicura ma allo stesso tempo deludente e mediocre.

Ci sono degli episodi, nella vita dei grandi uomini o di quelli che comunque realizzano grandi imprese, che possono essere indicati come momenti cruciali, occasioni di una scelta e di una decisione determinanti, punti di non ritorno sulla strada intrapresa: come per Ulisse il varcare le colonne d’Ercole o per Giulio Cesare traversare il Rubicone. La distruzione delle navi fu per Cortés forse la più cruciale delle svolte che egli impose alla propria vita.

Tra patti di alleanza, tradimenti, imboscate, battaglie, potere degli dei messo in discussione, combattenti di tutte le razze, sacerdoti abituati a strani riti, preti con la missione di convertire tutte le anime, tentati ammutinamenti dei soldati e antiche leggende si snoda un romanzo coinvolgente.

Questo libro, scritto da una penna sapiente e molto ben documentata, riesce a raccontare fatti atroci con un linguaggio semplice e pacato, appassionando ogni lettore. La vicenda si svolge in un crescendo di suspense e di inquietudine, fino ad arrivare allo scontro finale, quello tra Cortés e Montezuma, in quella che viene ricordata come una battaglia epica e indimenticabile.

La storia ci ha già raccontato l’epilogo di questo triste evento ma vi assicuro che ciò non incide minimamente sulla voglia di arrivare all’ultima pagina e scoprire con quali parole Luigi Lunari ha deciso di raccontarci la fine del primo capitolo di questa incredibile trilogia.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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