Recensione: “Dead Sea” di Tim Curran

Buongiorno amici lettori, il libro di cui parleremo oggi, “Dead Sea” di Tim Curren, entra di buon diritto nella narrazione weird alla Lovecraft.
L’autore infatti ci offre la sua versione adrenalitica e claustrofobica di ciò che potrebbe trovarsi in quello spazio di mare conosciuto da tutti col famigerato epiteto di Triangolo delle Bermuda, che solo a nominarlo ci provoca un brivido lungo la schiena.
Ma è solo fantasia e leggenda?
Buona lettura!   

Solo l’impossibile è interessante;
il possibile è già successo troppe volte.”
 (H.P. Lovecraft)

Dead Sea

Tim Curran

Recensione a cura di Pamela Mazzoni

Preparatevi a un viaggio in un luogo sconosciuto all’umanità. Uno spazio tra gli spazi. Quando la Mara Corday, una vecchia nave da carico, entra nel Cimitero dell’Atlantico, l’incubo diventa realtà. L’equipaggio si ritrova intrappolato in un mondo in cui il tempo non esiste e in cui dimorano orrori inimmaginabili. Persi in quel mare immobile, in un aldilà dove il male si manifesta in forme terribili, i sopravvissuti della Mara Corday hanno l’eternità per trovare una via d’uscita… se prima non saranno uccisi dalle creature che danno loro la caccia.

Oceano Atlantico.

La Mara Corday, una nave container, solca tranquilla le sue acque diretta nella Guiana Francese.

A bordo, un gruppo di uomini affronta la traversata con spirito cameratesco, tra battute e racconti sulle leggende del mare, ignari che quello che succederà  di lì a breve turberà tutti gli equilibri, e niente sarà più come prima.

A poco a poco, un senso di inquietudine comincia a serpeggiare nell’aria, qualcosa non va, una minaccia latente si libra sospesa e incombe su di loro.

All’ improvviso infatti tutti gli strumenti si bloccano, il radar riempito da un’unica immensa immagine: un involucro gassoso che si espande in maniera innaturale, una bocca enorme che li ingurgita….è l’inizio di un viaggio allucinante dove tutte le certezze si sgretoleranno di fronte ad un  indicibile orrore.

Con “Dead Sea” Tim Curran, grazie ad una scrittura intrigante, cruda, avvolgente, ci consente un’immersione totale nel tessuto narrativo e con l’uso di dettagli descrittivi altamente minuziosi riesce ad approfondire le immagini, le atmosfere, gli odori, scandagliati con un realismo tale da far trasudare le pagine che ci risucchiano, catapultandoci in un mondo visionario e fantascientifico.

Quasi senza accorgecene abbandoniamo lo status di lettori e ci trasformiamo in spettatori, con una vera e propria partecipazione sensoriale ed emotiva al racconto.

Possiamo vederla quella nebbia densa, gialla, luminosa, aliena nella sua stranezza, che ci avvolge, ci entra nelle narici, ci si appiccica addosso. E poi l’odore, quel fetore di morte, di corpi putrefatti, che si sprigiona da quel lembo di mare  infestato di alghe, acqua densa che “ (…) si, era viscida e non solo, ma salata e tiepida e densa come gelatina annacquata. E che se avesse dovuto dire cosa gli ricordava, avrebbe detto liquido amniotico. Un bagno caldo e vaporoso di brodo organico, fremente e ribollente come se stessero galleggiando nella più grande placenta del mondo.”

E la paura, il terrore, questa sensazione infida e subdola, penetrante, indecifrabile che ci lascia in balìa delle nostre fragilità.

Tutto in questo non- luogo provoca repulsione, ogni cosa sembra essere stata rigettata da un buco nero; un microcosmo che pullula di creature mostruose, avide di sangue e carne.

Esseri mutanti cacciati da uno spazio siderale, ma al tempo stesso con un aspetto primigenio tale da far pensare ad obbrobriose vestigia di ere lontane nel passato.

Ci troviamo in un punto imprecisato del famigerato Triangolo delle Bermuda, nelle vicinanze del Mar dei Sargassi e Curran ci racconta una storia che è un mix ben congeniato tra l’orrore cosmico tanto caro a Lovecraft e la teoria quantistica, l’esistenza cioè di più universi paralleli, il cosiddetto multiverso, facendoci fare un vero e proprio salto in un altro continuum spazio-temporale, in una dimensione separata ma coesistente con quella terrigna.

“ (…) Voglio dire che ci ha preso e ci trasportato da qualche altra parte. Non so…un altro piano o un’altra dimensione, chiamalo come vuoi” disse loro, gli occhi enormi dietro gli occhiali. “So che sembra inverosimile e probabilmente penserete che sia pazzo o che abbia un esaurimento nervoso. Fate come vi pare. Pensate ciò che volete, ma in fondo sapete che ho ragione. Questa è la Zona del Crepuscolo. Questo posto non è né qui né là, ma nel mezzo, un mondo o una dimensione bloccati nella nebbia e nelle ombre. Niente è come dovrebbe essere qui. E non lo sarà mai.”

Ed è proprio qui che si dipana l’orrorifica avventura dei protagonisti costretti, dopo un naufragio, a navigare con zattere e scialuppe in quelle acque sode, a combattere con esseri terrificanti per sopravvivere in un mondo ostile, circondati continuamente da ombre che si muovono furtive, entità inquietanti e senzienti.

Tutto ciò che li circonda sembra voglia soffocarli in un abbraccio mortale ed eterno, il pericolo è costante, prede e predatori in una caccia senza fine.

L’autore è bravissimo a scansionare perfettamente l’animo dei personaggi, ognuno costretto a vedersela con i propri demoni, in una continua lotta intestina contro i più bassi e primordiali istinti animaleschi, perché quando ti ritrovi attanagliato dal terrore, indifeso, allora l’umanità si smaterializza in quella nebbia irreale, gli amici diventano nemici, il confine tra ragione e follia si fa sempre più labile, la violenza tenuta a stento sotto controllo.

Una vertigine psicologica che stravolge la percezione di sé e del mondo circostante e che apre finestre su un inferno anche interiore.

Siamo esseri umani, e la curiosità di scoprire nuovi universi si scontra fortemente con il nostro terrore atavico verso l’ignoto.

Quindi può essere un’allucinazione collettiva o una terribile realtà?

E se tutto è reale, c’è una via d’uscita da questo malefico incubo?

Allora nasce improvvisa la speranza, e quegli uomini vi si aggrappano con tutte le forze.

Un filo esile, ma che li ancorerà alla vita.

Sarà una lotta all’ultimo respiro, i mostri sono ovunque, fuori e dentro di noi.

Ma quelle creature orribili sono solo malvagie o semplicemente impaurite?

E quando ci guardano, cosa vedono?

Forse solo altri mostri….

Materiale fornito dalla Casa Editrice

Ciao! Lo sai che siamo affiliati Amazon? Se ti piace il nostro blog e vuoi acquistare questo libro clicca sul link qui sotto! Tu non spendi un soldo in più aiuti noi a crescere e migliorare!
Grazie

Condividi:

Be the first to comment

Rispondi