Recensione: “Denominatore comune” di A. L. Driver

Buongiorno a tutti, il libro di cui parleremo, “Denominatore comune”, è il debutto nel genere giallo-poliziesco per l’apprezzata casa editrice Brè di Treviso mentre per l’autrice A.L. Driver, pseudonimo di una poliedrica artista che, oltre che premiata scrittrice, è anche musicista, cantautrice e pittrice, lo è nella forma di romanzo, avendo scritto fino a questo momento solo brevi racconti.
E proprio in merito a questo esordio che io, usando il gergo cinematografico, direi senza dubbio alcuno: “Buona la prima!”

“C’è una crepa nella mia visione
e la follia l’attraverserà sempre.”
(Anaïs Nin)

Denominatore comune

A.L.Driver

Editore Brè
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 8 agosto 2019
Pagine: 159 p., Brossura
EAN: 9788832093506

Recensione a cura di Pamela Mazzoni

Brutta gatta da pelare per l’ispettore Alex Lodi. La città è sconvolta da un serial killer. Gli omicidi, piano piano, fanno comprendere che esiste un denominatore comune. Ma quale? Cosa nasconde l’avv. Grilli? Perché è in cura da anni da una psicologa molto particolare? Cosa sa questa dottoressa che noi non sappiamo, al punto da mettere in pericolo la sua vita? E poi, quei bravi ragazzi di buona famiglia, perché sono così cattivi?

Con questo racconto giallo dai sentori di thriller psicologico, A.L. Driver si dimostra abile narratrice, catapultandoci fin dalle prime pagine in una storia che ci disorienta, ci confonde le idee, dove niente è come appare; un groviglio di fili appesi che, una volta riannodati, vanno a costituire un intreccio descrittivo denso ed avvolgente.

I personaggi che incontriamo nel libro non sono ben delineati da subito, i bordi sono sfocati, sembrano quasi comparse senza spessore.

Ma parola dopo parola, pagina dopo pagina, l’autrice dà loro corposità, trasformandoli così in assoluti protagonisti di scenari inquietanti; microstorie apparentemente isolate, ma in realtà collegate le une alle altre dallo stesso denominatore comune del titolo.

Cosa nasconde l’avvocato Grilli, orgoglioso marito e padre di tre figli?

Qual è il grave evento del passato che lo ha visto partecipe con alcuni amici e che gli provoca un rimorso tale da non concedergli tregua, tanto da essere costretto a frequenti sedute con una psicanalista?

“L’uomo ebbe un lampo. Rivide quella scena. Chiuse gli occhi, e per un attimo gli sembrò quasi di essere tornato indietro. Ricordò la sensazione di impotenza, di disgusto, di vergogna. Come aveva potuto fare quelle cose? Come aveva potuto tenersi dentro tutto quel male?”

Ponendo il focus su questo tragico e misterioso episodio, che sembra semplicemente relegato nel cassetto dei brutti ricordi ma che piomberà nel presente come un falco sulla preda ed avrà ripercussioni devastanti, A.L. Driver comincia a tessere una fitta ragnatela, che piano piano intrappola noi lettori ed i vari personaggi: un killer freddo e spietato che si macchia di diversi delitti; un gruppo di adolescenti di buona famiglia che però imboccano la strada sbagliata; una dottoressa che sa troppo e si mette in pericolo; un abile poliziotto, Alessandro Lodi, che si trova ad indagare su più fronti, una matassa ingarbugliata di crimini difficile da sbrogliare, in un momento drammatico della sua vita, dato che un suo errore ha fatto sì che la moglie se ne andasse con le figlie.

“Svegliarsi in quella grande casa vuota senza le urla delle figlie, le canzoncine della moglie o la  tv a palla, lo lasciavano triste e malinconico. Persino l’abbaiare del cane gli mancava. Sorrise a quell’idea, soprattutto perché se ne lamentava quotidianamente. È proprio vero: il valore delle cose, alle volte, si scopre solamente quando si perdono. Frase scontata, ma estremamente vera.”

Tra segreti, equivoci, sete di vendetta, si dipana un racconto dove nessuno è scevro di colpe ed una sottile vena di follia pervade le pagine, calando come nebbia ad obnubilare le menti dei protagonisti.

Chi è realmente il folle, chi non si accorge di viverci accanto o colui che lo è davvero?

Quanto è labile il confine tra ragione e pazzia?

“-Sì, certo. Dopotutto siamo solamente esseri umani. No?’
– Sì. Anche se…
– Anche se?
-Non mi piacciono le differenze. Si dice che siamo tutti esseri umani, ma poi ci sono quelli bravi e quelli meno bravi, non le sembra (…)?
– Sì. Questa è la selezione naturale.
– E chi stabilisce chi selezionare in natura (…)?
– Nessuno, credo. Èun fatto genetico. C’è chi nasce in un modo, e chi in un altro. Si può aiutare il fato, ma le carte in regola ce l’abbiamo nel dna.
– O nasci scemo o nasci intelligente, questo intende(…)?
-Sì, forse. Ma non tutto è segnato.
– Qualcosa di segnato c’è (…).”

Ma quando tutto sembra avere un senso, abbacinati da ciò che l’autrice vuol farci credere, ecco che con un sapiente gioco di fumo e specchi degno del miglior illusionista, A.L. Driver fa una virata improvvisa e ci spiazza, rimescolando di nuovo le carte in tavola.

Non abbiamo scampo, la ragnatela ci sta avviluppando.

Un giallo coinvolgente che con l’uso di una scrittura fluida, chiara ma ingannevole, ci colpisce e ci stupisce, portandoci diritti al sorprendente finale.

Perchè gli errori del passato si pagano, sempre.

Les jeux sont faits, rien ne va plus.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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