Recensione: “Di’ la verità anche se la tua voce trema”

Cari lettori,
se non siete interessati ai libri sulla politica, sull’economia e sulla storia perché li ritenete troppo “pesanti” o perché non vi sentite “all’altezza” per affrontare certi temi, se pensate che un libro scritto da una giornalista donna debba essere per forza in rosa o l’autrice sia una di quelle “femministe accanite che protestano in piazza a petto nudo” e quindi la scartate a prescindere, se siete convinti che ciò che accade dall’altra parte del mondo non vi riguardi finché non vi tocca personalmente, se fate shopping senza porvi tante domande da dove provenga il prodotto e chi l’abbia fabbricato, allora è il libro giusto per farvi cambiare idea, ovviamente se volete cambiarla, se volete vedere il mondo da un punto di vista diverso dal solito, e precisamente con gli occhi di una donna maltese, una donna come tutte, a prima vista, ma con un’incredibile pertinacia nella lotta per la giustizia in un Paese così vicino all’Italia, ma di cui sappiamo così poco. La sola idea di fare ricerche su questa nazione, come del resto anche sulle altre, a meno che non ci dobbiamo andare in vacanza o per una curiosità suscitata da qualche scandalo in tv, annoia la maggior parte di noi. Se la vostra paura è proprio quella di annoiarvi e non riuscire a finire questo libro, vi assicuro che rimarrete stupiti dalla scorrevolezza delle pagine, dal piacere della lettura che diventa quasi un dialogo confidenziale con una cara amica che vi fa entrare nella propria vita attraverso le righe cariche di una verità “tagliente”, ma nello stesso tempo di una sensibilità disarmante verso il prossimo. Non dovete essere laureati in scienze politiche e relazioni internazionali per capirlo proprio perché questo libro che Daphne progettava già da tempo, ma che non ha potuto realizzare perché assassinata, è indirizzato a chiunque di noi : vi è un linguaggio semplice e una spiegazione dettagliata su tutto. I figli di Daphne sono riusciti a realizzare il suo sogno e forse anche qualcosa di più. Essere donne, essere madri, essere mogli, essere lavoratrici, essere combattenti, essere ricercatrici della verità, combattere per i propri ideali, non devono essere alternative, una escludente l’altra. Daphne Caruana Galizia ci dimostra che, con la forza della volontà e con il coraggio, con una meta chiara, è possibile essere tutto ciò che si desidera.
Attuale e universale, libro indispensabile per tutti, ma soprattutto per i giovani di oggi perché possano discernere la verità dalle manipolazioni.

Di’ la verità anche se la tua voce trema

Daphne Caruana Galizia

Traduttore: Daniele DideroMattia Faes Belgrado
Editore: Bompiani
Collana: Munizioni
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 11 ottobre 2019
Pagine: 304 p., Brossura
EAN: 9788830101364

Recensione a cura di Iryna Ilkiv

“Ci sono corrotti ovunque si guardi, la situazione è disperata.” L’ultimo post di Daphne Caruana Galizia su Running Commentary si chiude così, alle 14.35 del 16 ottobre 2017. Pochi minuti dopo la Peugeot bianca su cui Daphne si allontana da Dar Rihana, la Casa del vento, salta in aria, e quella frase diventa un testamento involontario consegnato ai lettori del suo blog. Daphne ha pagato con la vita trent’anni di giornalismo investigativo in cui ha denunciato i lati più scuri di Malta, dalla corruzione dei suoi politici al narcotraffico al riciclaggio di denaro sporco, dall’influenza del regime azero sulla politica locale al ruolo di Malta nello scandalo dei Panama Papers al sistema della vendita della cittadinanza maltese che vale il 2,5% del PIL dell’isola. Oggi, a quasi due anni di distanza dall’uccisione di Daphne, le sue ultime parole sono ancora lì, sulla homepage del blog e tra i fiori negati del suo memoriale, a ricordarci che la situazione non si è fatta meno disperata e che i mandanti del suo omicidio restano ancora ignoti e impuniti.

Secondo la mitologia greca Daphne è una delle Naiadi, Ninfe figlie dei fiumi e delle acque dolci in generale. Simbolo di purezza, amante della libertà, diventata oggetto dell’irrefrenabile desiderio di Apollo, dio del sole e di tutte le arti, chiede a sua madre Gea (Madre Terra) e a suo padre, fiume Peneo di salvarla da Apollo che la rincorre. Mentre le mani del bramoso dio stanno per afferrarla, i suoi piedi diventano radici che si infiggono nel terreno e il suo corpo muta in un tronco di albero di alloro. Da quel momento Apollo ornerà il suo capo con le foglie di alloro intrecciate a corona. Successivamente gli imperatori useranno la corona di alloro come simbolo di vittoria, mentre per gli studiosi, in particolare poeti e letterati, sarà simbolo distintivo di sapienza.

Questo libro, però, non parla di miti. O forse sì?

In un mondo di ipocrisia, invidia, violenza, fame di potere e di denaro, in un mondo “tutto al maschile”, una donna, una madre, una giornalista maltese che combatte con tutte le proprie forze  per la verità e per la giustizia, che supera, guidata dall’amore per la libertà ( in primis quella di espressione [“la libertà di parola non è una scatola di cioccolatini”]  , per la vita, per quella piccola parte ancora genuina e incontaminata del proprio Paese, gli innumerevoli ostacoli che sorgono davanti a lei e ogni volta ne esce più forte, sembra essere un personaggio mitologico.                                                           

 Il suo nome è Daphne Caruana Galizia e dalla mitologica Dafne greca la distingue la sua morte, che per molti è stata la morte della speranza: il 16 ottobre 2017 nella sua Peugeot 108, sotto il sedile del passeggero, fu posto un esplosivo con circa 400 grammi di tritolo, collegato ad una scheda che, per mezzo di un sms inviato su quest’ultima, ha azionato l’ordigno. Era forse l’intenzione di testare se davvero si trattasse di una Fenice?

Per capire chi era Daphne Caruana Galizia e il perché (e per mano di quale Apollo) del suo assassinio bisogna fare qualche passo indietro, fino al 1990, quando, venticinquenne, già madre di tre figli e, dopo aver lasciato un lavoro da segretaria, inizia a scrivere i suoi primi articoli di giornale.

Si era resa conto da tempo che non c’erano giornalisti “fastidiosi”, quelli che potevano scuotere il lettore mostrando la vera vita dei maltesi. Per svelare al mondo le ingiustizie e i reati che si compiono nel suo Paese per mano di alcuni esponenti del governo, decide lei stessa di diventare la portavoce della verità “fastidiosa”. E qual era la verità?

Il periodo di governo del partito laburista, iniziato nel 1971, aveva martoriato Malta con le continue perquisizioni di case dei “nemici dello Stato” e con incendi delle tipografie che si erano permesse di pubblicare qualcosa di “sbagliato”. Gli unici media permessi erano esclusivamente della proprietà dello Stato e quindi strumenti del governo. Persino con l’avvento della democrazia in Malta nessuno ancora osava firmare gli articoli con il proprio nome. Se non c’era libertà di espressione, non poteva esistere la democrazia, sosteneva Daphne.

In un’epoca in cui le donne non contavano nulla, e le firme non esistevano, la prima giornalista del paese a firmarsi fu una madre venticinquenne. Per anni le persone le chiesero se quegli articoli fossero stati scritti dal padre o dal marito, che avrebbero fatto ricorso al suo nome perché troppo spaventati per usare il proprio. Per la maggior parte dei maltesi vige ancora la cultura della paura. Perché esporsi? Cosa si pensa di ottenere? Meglio tenere la testa bassa. E’ un paese piccolo. “

Daphne, però, la testa bassa non l’ha mai tenuta e non ha avuto paura di scrivere i suoi articoli, con tanto di foto e firma, nella sua rubrica .

Quel che più la stupiva era l’inerzia degli altri giornalisti che non si schieravano dalla sua parte, non protestavano, non si indignavano di fronte al bavaglio con il quale il governo li zittiva. Non capivano che prima o poi le ingiustizie e i “dispetti” che subiva Daphne, sola nella sua lotta, avrebbero toccato anche loro, si trattava solo di tempo. Non capivano che difendere Daphne significava difendere la democrazia, la libertà di parola, la vita in senso lato.

Il governo le chiedeva di “aderire ai principi del buon giornalismo” che, tradotto, significava cancellare tutti i suoi articoli “scomodi” e “diffamatori”, smettere di scrivere e fare la brava donnina di casa che lava, guarda film sul divano, accudisce i bambini e “l’unico diritto che ha è quello di votare il partito laburista”. Le davano della “pescivendola”, della “terrorista”, della “strega” e, come chi non ha più argomentazioni per difendere la propria posizione, la attaccavano con derisioni sul suo fisico.  Daphne, però, con il suo “istinto innato” per la giustizia e con i suoi studi archeologici e antropologici alle spalle, non cedeva e continuava a scavare nella Malta “sotterranea”.  Eppure gli orrori che rivelava Daphne accadevano alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti che forse non volevano vedere. 

Daphne, invece, aveva una vista da falco.

Nel 2016, mentre a Berlino un ingegnere informatico lavorava sui dati che sarebbero stati poi utilizzati per l’inchiesta dei Panama Papers di cui giornalisti avevano scoperto “fiumi sotterranei di denaro sporco che scorrevano tra magnati, funzionari governativi, politici e criminali”, Daphne, senza ancora saperlo, stava svolgendo un’indagine legata a questa.

Stava investigando da anni sulle reti di influenza e interessi che avevano portato Joseph Muscat al potere nel 2013, e sospettava da tempo che le persone a lui più vicine durante il mandato di primo ministro (capo di gabinetto, Keith Schembri, e ministro dell’energia, Konrad Mizzi) fossero implicate in attività illecite”. 

Aveva scoperto le società offshore appartenenti al primo ministro Muscat , create di nascosto con lo scopo di riciclare denaro sporco; il ruolo elusivo di rappresentante commerciale di Malta in Asia di Sai Mizzi, moglie di Konrad Mizzi, la quale in realtà fuggiva nel suo Paese natale da un matrimonio ormai a pezzi, ma non poteva mettere in cattiva luce il marito traditore, in prossimità delle elezioni; la privatizzazione delle forniture elettriche di Malta e la finta gara d’appalto per l’assegnazione del contratto a “Electrogas”, un consorzio creato dal nulla; la 17Black, società domiciliata a Dubai, attraverso la quale “ passavano le mazzette versate da Electrogas alle società panamensi di Konrad Mizzi e Keith Schembri”; i rapporti non del tutto chiari con l’Azerbaijan;  il complotto della Henley&Partners, società immobiliare “venditrice di passaporti” europei ai ricchi oligarchi; la Pilatus Bank, anch’essa impegnata nel riciclaggio di denaro; la fabbrica tessile Leisure Clothing di proprietà del governo cinese  e lo sfruttamento e la schiavitù vera e propria di nordcoreani, cinesi e vietnamiti ( “Quello che abbiamo qui è una fabbrica cinese nell’Unione europea che vende prodotti con etichetta “made in UE”, mentre i suoi impiegati subiscono le atroci condizioni di lavoro cinesi… ma all’interno dell’Unione europea.” […] Questo genere di abuso- l’abuso di persone che non conoscono i propri diritti e sono del tutto vulnerabili e non in grado di difendersi da sole- è in assoluto il peggiore.” ); le frodi e la corruzione dell’ex commissario UE, John Dalli e i contatti di suo fratello ,Basjan Dalli, con la camorra napoletana ( “ La fornitura di cemento di scarsa qualità per opere pubbliche in Italia e in Sicilia è uno dei campi in cui Mafia e camorra eccellono.”).

“Se i giornalisti non possono conoscere i dettagli di ciò che sta succedendo, per poi riportarli ai loro lettori e ai loro spettatori, può succedere qualunque cosa senza che noi lo veniamo a sapere. E’ così che si spiana la strada agli abusi.”

Per non permetterle di fare luce sugli angoli bui del governo, hanno cercato di mettere Daphne con le spalle al muro con innumerevoli cause per diffamazione, congelamento di conti bancari, uccisione dei suoi cani da guardia, incendio della porta della sua casa, false denunce di danneggiamento dell’auto di uno sconosciuto che nel parcheggio dell’ospedale cercava di aggredirla, telefonate moleste, minacce e, in fine, l’esplosione della sua auto con lei al volante a pochi metri dall’abitazione. 

Avranno pensato di averla sconfitta, di poter indossare finalmente la corona della vittoria. Sbagliavano. Daphne non è morta in realtà.  L’esplosione ha distrutto il suo corpo,  ha macerato di dolore i cuori dei suoi cari e dei pochi sostenitori che aveva, ma non ha distrutto la sua idea di libertà e giustizia che ora, con questo libro, i figli di Daphne cercano di diffondere nel mondo. 

Più che un libro è un quadro dipinto dalla stessa Daphne ( che già aveva in progetto di raccogliere le sue indagini e i suoi pensieri in un volume) e dai suoi figli che , nei capitoli finali, hanno presentato una Daphne da molteplici sfumature, quasi da non credere che sia la stessa donna a parlare, poco prima, con impietosa rabbia,  dell’Isis, della mafia russa e cinese, dei migranti albanesi a Malta, dell’economia maltese, del fascismo e subito dopo descrivere dolcemente una ricetta dettagliata del plumcake all’arancia e raccontare le origini della festa di Natale.

La vita è breve e il mondo affollato. Tanto vale distinguersi dalla massa.”

Cari lettori, se, dunque, avete un’idea, una verità de perseguire, non mollate solo perché vi si presentano degli ostacoli, non scendete a compromessi, a patti, non pensate che siete troppo deboli e che le vostre azioni non faranno la differenza perché siete soli. Forse, più delle vessazioni, delle derisioni, del dolore e della fatica, ci distrugge l’arrendersi all’ingiustizia, farsi soggiogare da essa, tacere per paura di subire qualche danno.

Ricordate le parole di Tucidide di Atene: “Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce.” 

Daphne non è riuscita ad impedire il male, però gli ha dato voce. Voce che non andrà via dalla mia mente, e mi auguro neanche dalla vostra.

Daphne Caruana Galizia, giornalista e blogger maltese, ha scritto sul «Sunday Times of Malta», sul «Malta Independent» e sul blog Running Commentary, aperto nel 2008. È stata anche direttrice della rivista «Taste&Flair». È stata uccisa in un attentato il 16 ottobre 2017. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Di’ la verità anche se la tua voce trema pubblicato nel 2019 da Bompiani.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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