Recensione: “Donne nel vento” di Anne Coates

Bentrovati a tutti, oggi vi presentiamo un thriller, “Donne nel vento” di Anne Coates, che segna l’inizio di una serie con protagonista Hannah Weybridge
Questo personaggio ha alcuni punti in comune con l’autrice stessa: vive nella South London, è una madre single ed una giornalista freelance.
Ma, come la Coates ci tiene a sottolineare, le somiglianze si esauriscono qua, il resto è sapiente lavoro di pura fantasia; anche se, per questa storia in particolare, l’autrice ha preso spunto dalla realtà.
Il tutto è scaturito da un’intervista fatta dalla Coates ad una prostituta, al termine della quale le è balenata una domanda: “What if…?” che in italiano suona più o meno come “E se…?”.
Vi ho incuriosito?
Allora buona lettura!

“La vita è la somma
di tutte le tue scelte.”
(Albert Camus)

Donne Nel Vento

Anne Coates

Recensione a cura di Pamela Mazzoni

Hannah Weybridge, giornalista e madre single, deve scrivere per conto di un quotidiano nazionale un articolo investigativo sul quartiere a luci rosse di King’s Cross.
Lì incontrerà Princess, una prostituta, e l’ispettore di polizia della buoncostume Tom Jordan.
Quando più tardi Princess si presenterà alla sua porta massacrata di botte tanto da essere appena riconoscibile, Hannah dovrà prendere alcune decisioni importanti, trovandosi sempre più coinvolta in un modo di inganni e violenza. Tre prostitute sono state uccise, gli omicidi insabbiati dal silenzio stampa e la sua stessa vita è ora in pericolo.
Hannah si renderà conto che il gusto per la trasgressione colpisce anche i più alti ranghi dell’élite del paese e che dovrà fare del suo meglio per scoprire la verità… e restare viva.

Londra, 1993.

Il quartiere di King’s Cross non è quello che conosciamo oggi, proprio per niente.

Siamo negli anni ‘90 e questa zona è in degrado totale: droga, prostituzione, delinquenza la fanno da padrone.

Un crocevia di mezzi di trasporto alla luce del giorno, ma al calar della notte si allungano ombre progenie di miseria esistenziale, poveri reietti che vivono ai margini della società.

Ed è proprio in questo crogiolo di vite perdute che opera indisturbato un killer spietato.

Nascosto tra le pieghe di un tessuto sociale abbandonato a sé stesso perché inconcepibile agli occhi di chi vanta un rigore morale ipocrita e fasullo, l’assassino rapisce le prostitute che lavorano in quest’area e dopo qualche giorno vi scarica i loro cadaveri come fossero immondizia, ragazze spogliate nella dignità da vive ed anche da morte.

Anne Coates ci introduce così in una storia forte, a tratti cruda, costellandola di personaggi ben caratterizzati, non perfetti e per questo realistici, ognuno con il proprio carico di zone grigie, scandagliati con precisione in un viaggio introspettivo ben articolato.

È così che facciamo la conoscenza di Hannah, professione giornalista, che ha lasciato il lavoro stabile per essere più indipendente ma, dopo la nascita della figlia Elisabeth, è costretta a rivedere tutte le sue priorità, causa un ex fidanzato con nessuna velleità paterna ed una famiglia poco presente.

Adesso è infatti una freelancer con incarichi che non la gratificano ma che hanno l’unico scopo di rimpinguare il portafoglio.

“Nei cinque anni successivi alle dimissioni da una rivista femminile, aveva gestito con più o meno succeso la stabilità della sua carriera. I vantaggi dell’essere capo di sé stessa e del non perdere tempo con le politiche d’ufficio avevano quasi superato l’handicap di non percepire un reddito regolare, vacanze pagate e congedo per malattia. L’aver avuto un figlio, tuttavia, aveva causato un reale inconveniente alle sue finanze (…).”

Hannah ha scelto di portare a termine la gravidanza a dispetto di tutto e tutti, ma al momento è sì orgogliosa come madre, ma sull’orlo del fallimento come donna.

Le è stata commissionata un’intervista con una prostituta, Princess, e con un ispettore della polizia, Tom Jordan.

Un incontro che sulla carta è di breve durata ed innocuo, ma che in realtà legherà i tre indissolubilmente ed avrà conseguenze inimmaginabili sulle loro vite.

Princess è una giovanissima prostituta con un passato drammatico alle spalle e nasconde sotto gli abiti provocanti ed il trucco pesante una ragazzina sola, ferita nell’anima, delusa dalla vita e soprattutto dalle persone che più che mai dovevano amarla e prendersi cura di lei.

È l’emblema di tutte quelle creature che, come lei, vendono i loro corpi per sopravvivere in una giungla arida di misericordia; anime smarrite e vulnerabili, piccoli angeli caduti in un inferno che non è stata una loro scelta, ma quella di una vita traditrice e maligna.

Tom è a capo delle indagini sugli omicidi. Un poliziotto abile, empatico, gentile ma capace di silenzi e di parole non dette che lo rendono misterioso e difficile da inquadrare.

È lui che si prende carico di dare voce a tutte le prostitute uccise, per dare pace a quei poveri corpi martoriati.

Ma perché un ispettore della buoncostume a condurre un’indagine su di un serial killer?

Tre vite che si legheranno a filo doppio, specialmente dal momento in cui una notte Princess, picchiata brutalmente e ridotta quasi in fin di vita, bussa alla porta di Helen che non può esimersi, seppur reticente, dall’accoglierla in casa sua.

“Aveva del piombo attaccato alle palpebre. O almeno, questa era l’impressione che aveva quando tentava di aprire gli occhi. Ogni volta che si muoveva, non c’era parte del suo corpo che non protestasse. Dovette impiegare tutte le sue energie residue, tutta la sua determinazione, per alzarsi in piedi. Quando ci riuscì, ebbe un attacco di vertigini e vomitò. Si pulì con il dorso della mano e si appoggiò a un muro. Il respiro le usciva in deboli sussulti. Se inspirava profondamente, il dolore peggiorava.”

Tra l’insofferenza di Helen verso una situazione che le ha stravolto l’abituale e confortante quotidianità e le rivelazioni che piano piano le fa Princess, tra le due donne nasce un legame forte.

Due donne diverse, ma entrambe costrette a scelte che hanno provocato difficili cambi di binario nelle loro esistenze.

Si ritroveranno così intrappolate in una situazione più grande di loro e molto pericolosa, perché il gioco è in mano a persone insospettabili, ad alti papaveri ed Helen, pur avendo stabilito un certo feeling con Tom, non riesce a chiedergli aiuto; nella sua mente, come un mantra, le risuonano continuamente le parole di Princess: “-E la polizia?- La giovane le lanciò un’occhiata gelida. -Non ne sai proprio niente, vero? Queste persone sono al di sopra della legge.-

– Che intendi dire?- Hannah si sgranchì le dita della mano sinistra, un chiaro segno di disagio.

– Sono persone potenti, credimi. – rispose l’altra, la voce sempre più rauca.”

Tom è uno di loro? Fidarsi sarà molto difficile…..

Una narrazione diretta, distaccata a volte, dal taglio quasi giornalistico ci accompagna comunque con garbo nel sottobosco dell’umanità, mostrandoci l’altra faccia della medaglia.

Abbandoniamo per un attimo lo stereotipo del male e teniamo gli occhi ben aperti…

L’aberrazione e la brutalità non sempre si celano dietro un abito logoro e stracciato; molto spesso c’è da temere di più chi indossa un completo elegante dal taglio impeccabile.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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