Recensione: “E alla fine c’è la vita” di Davide Rossi

Buongiorno lettori!

Oggi vi presentiamo il romanzo di esordio di Davide Rossi: “E alla fine c’è la vita”: un libro che si legge tutto d’un fiato e che travolge il lettore e lo catapulta nelle vite dei protagonisti dalla loro caduta nel baratro dell’ “inutilità” alla loro rinascita.

E alla fine c’è la vita

Davide Rossi

Editore: Apollo Edizioni
Collana: Uno, due, tre… ciack!
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 10 maggio 2018
Pagine: 280 p., Brossura
EAN: 9788894921106

Recensione a cura di Francesca Simeoni

«Marika è ben vestita, elegante, pronta per andare alla festa. Si profuma mentre si guarda allo specchio in bagno. Controlla che il vestito sia a posto un’ultima volta ed esce dalla stanza. Va al computer e scrive su Facebook: “Stasera grande serata”. Va sulla pagina del suo ex ragazzo e trova delle foto di lui con Agnese. Scuote la testa, incredula, e chiude furiosamente il computer. Il cellulare sul comodino vibra. Lo prende e risponde…»

Nelle vie della Pavia dei giorni nostri si intrecciano le vicende di un gruppo di studenti universitari che, toccato il fondo, riemergono alla vita finalmente forti e sicuri.

Troviamo Marco diviso nei suoi sentimenti, Mario in attesa di un complicato verdetto, Marianna alle prese con una importante decisione e Marika costretta infine in un letto di ospedale dopo aver sperimentato la meschinità dell’animo umano.

Terminata la scuola superiore, il mondo si aspetta grandi cose dai protagonisti di questo romanzo: che si intraprende una brillante carriera universitaria, che si raggiunga la meritata laurea e che si trovi al fine un buon lavoro.

Aspettative queste che pesano come macigni e che spingono i nostri ragazzi – e noi lettori con loro – sull’orlo di un precipizio in una corsa all’autodistruzione che pare non poter essere fermata.

Le notti si susseguono tutte uguali tra droga, alcool e sesso occasionale.

Andiamo al Fly ci spariamo dieci chupito, balliamo e parliamo con un colombiano, un Erasmus, gli chiediamo della coca, ride e se ne va, stronzo. Giro di Mega Rum, in pratica un bicchiere intero di rum, lo beviamo, ci fumiamo un po’ di nero e ce ne andiamo. Ci fermano i carabinieri, Oliviero scappa, non lo prendono, ci chiedono come si chiama diciamo Mario Rende. Ci fanno il culo, ma non abbiamo nulla addosso. Andiamo al Tropical, ci scoliamo due litri di birra, approcciamo due ragazze di Piacenza, la mia non è figa, Alfonso le vomita addosso. Andiamo al Nirvana, becchiamo Oliviero con una super gnocca, credo abiti nel nostro stesso palazzo, sono fuori. Beviamo, balliamo, beviamo. Io svengo. Mi sveglio mentre una ragazza mi lecca l’interno bocca, non oppongo resistenza. Vado a bere, ho uno strano sapore, forse vomito. Esco, Oliviero e Alfonso sono spariti. Fumo, forse una sigaretta. Torno a casa.

I giorni scorrono lenti tra dopo-sbornie, tentativi mal riusciti di riportare la propria vita in carreggiata e attese che paiono interminabili.

Ciò che continuamente rimbomba nella testa del lettore e il concetto di INUTILITA’, ripreso nel titolo di ogni capitolo e descritto nelle vite “sprecate” dei protagonisti, in fondo nessuno pare fare tesoro della propria vita e tutti sembrano lasciarsi vivere nella vanità di tutto quanto li circonda.

Il lettore si smarrisce in tutto questo dolore e si aggrappa alle piccole speranze che abilmente l’autore pone tra le sue parole e che conducono al più lieto dei finali…perché in fondo, alla fine c’è la vita, e mai titolo fu più riuscito.

Interessante nella struttura del romanzo è l’abile escamotage utilizzato per introdurre al lettore il netto cambio di rotta dei protagonisti: il giorno prima delle grandi scelte che ognuno di loro si troverà a prendere tutti guarderanno lo stesso film…

Casa Mario, ore 21.58, 25 gennaio 2009 Mario guarda pensieroso alla televisione il film “E le stelle ci guardano dall’alto”. Ospedale, ore 21.59, 25 gennaio 2009 Marco, con la testa appoggiata al letto, osserva senza audio il film “E le stelle ci guardano dall’alto” nella televisione di fronte al letto. Appartamento Marianna, ore 22.01, 25 gennaio 2009 Rosanna e Marianna guardano sorridenti e felici il film sul divano. Alla televisione il film “E le stelle ci guardano dall’alto”.

Lo spessore degli argomenti narrati e degli insegnamenti proposti ai lettori si scontra con lo stile scelto dall’autore: il libro è una sceneggiatura, un vero e proprio copione cinematografico dal ritmo incalzante e dai dialoghi duri e dinamici che portano il lettore nel vortice delle vite dei personaggi.

Consiglio vivamente la lettura di questo piccolo capolavoro a chi quella sensazione di smarrimento così ben descritta l’ha provata almeno una volta nella vita, a chi ci ha fatto i conti e l’ha superata e a chi ha perso, a chi ama crescere con i protagonisti del libro che sfoglia e a chi ama la suspense e la serenità del lieto fine.

Materiale fornito dall’autore

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