Recensione: “E le stelle brillano ancora” di Mattia Cattaneo

E le stelle brillano ancora

Mattia Cattaneo

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E’ la storia di due donne, nonna e nipote, che si incontrano dopo tanto tempo nella fattoria dell’anziana donna nel Mencleburgo, in Germania.Un passato importante e un segreto che verrà affrontato andando a ritroso nel tempo durante la divisione del paese per il Muro di Berlino, ricercando e riscoprendo sé stessi, i propri errori, e la propria volontà di vivere la vita. Un romanzo di riconciliazione, d’amore, ascoltandosi e ascoltando la natura che ci accompagna brillando, proprio come le stelle, nella nostra esistenza.

Questa lettura racchiude in sé una complessità di intenti: l’autore ci racconta una storia densa di immagini, eventi funesti nascosti da segreti inconfessati che vengono alla luce con dolore crescente, per essere poi esorcizzati con forza di spirito energica e una voglia di vivere, superare le avversità, da cui si dovrebbe prendere esempio. Elsa è cresciuta in una casa famiglia e solo successivamente si è ricongiunta alla sua unica parente conosciuta: nonna Hildegard.

“Il silenzio a volte veste più il rumore che pace.”

Il rapporto fra le due è sempre stato affettuoso e cruciale per lei che non ha mai superato l’abbandono dei propri genitori, Hans e Sofia. Con il susseguirsi degli eventi la protagonista inizia a percepire le verità insabbiate nel corso del tempo, nell’epoca della divisione tra Est e Ovest prima della caduta del Muro di Berlino, e ad affliggersi per la realtà taciuta.

“Ci sono dolori che separano e dolori che uniscono. Il mio era solo un grido straziante di dolore.”

Il dolore accarezza le pagine di questo libro ma è interpretato come un processo necessario verso il cambiamento, non si fossilizza, anzi, offre un apertura per apprezzare ciò che siamo e fa indubbiamente crescere positivamente. Le figure femminili descritte sono personalità eleganti, volitive, pronte a seguire la propria aspirazione anche quando la realtà emergerà spietata con la morte di Sofia da parte dell’amante di Hildegard, scopertosi criminale di guerra. La fatalità delle circostanze brucia, ma poi si supera con un senso di pace che matura in aspettative future, dove ostacoli come l’abbandono, il silenzio e la morte sono tuttavia superabili durante lo spinoso percorso verso la propria consapevolezza:

“Ciò che amo di te è la tua straordinaria pazzia che sfiora la normalità.”

La storia regala una magia della parola: nei dialoghi e nelle immagini scenografiche è estremamente delicata e figurativa: il testo scorre come un paesaggio romantico, alleggerisce il cuore e la mente dal deciso scatenarsi degli avvenimenti. Non manca l’amore che arricchisce e realizza il libro rendendolo pieno di significato. All’interno dello scritto stesso possiamo leggere alcune brevi poesie giapponesi Haiku, scritte dalla madre Sofia, che sottolineano come il contrasto fra una risata tra le lacrime, o ballare al chiar di luna in un momento aspro, siano la chiave di volta per capire e soprattutto godersi, la vita.

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