Recensione: “Gli angeli del rione Sanità”

Mi capita spesso di pensare ai tanti uomini, donne, ragazze e ragazzi che sono vissuti negli anni bui della seconda guerra mondiale quando la fame, a volte, spaventava più di un mitra. Quando un ideale era più importante di un pasto. Quando le immagini televisive mi mettono di fronte gli occhi di un ragazzo siriano oppure di una guerrigliera curda provo la stessa sensazione di stupore che mi hanno dato Gli angeli del rione sanità di Nunzia Gionfriddo, e mi sono detto: che uomo sarei stato in quei tremendi momenti visti gli agi in cui vivo, avrei avuto il coraggio di appartenere?
La lettura di questo libro mi ha portato a mettermi di fronte allo specchio.  Forse la vera morte arriva quando si spegne il ricordo di chi vive.  Leggere questo libro è fondamentale per capire le atrocità della guerra e la riscoperta degli ideali.

Gli angeli del rione Sanità

Nunzia Gionfriddo

Editore: Kairòs
Collana: Serie oro. Storia
Pagine: 200 p., Brossura
EAN: 9788899114640

Recensione a cura di Paolo Frigerio

Tra le mura del carcere di Santo Stefano un innocuo postino del rione Sanità di Napoli perde la memoria per le torture cui è sottoposto. Beppe conduceva una vita tranquilla prima della deportazione, con la moglie Assuntina e i due figli, nonostante le difficoltà in un rione massacrato dalla violenza ai tempi del Fascismo. L’unica pecca dell’uomo era stato il furto di tre scatole di lettere, sottrazione dovuta alla curiosità di conoscere le vite degli altri. In una fredda mattina del dicembre del 1939 viene prelevato dalla milizia fascista. Beppe, colpito da amnesia, cerca di ricordare le colpe a causa delle quali sta subendo le sevizie dei carcerieri e la reclusione: che non abbia ucciso nessuno lo può intuire, ma non ne è certo. Il faticoso e sofferto recupero della memoria opera in lui una profonda metamorfosi, durante la quale da persona semplice e curiosa si trasforma in coraggioso difensore della libertà. Il caso gli offre il modo di lasciare l’inferno della prigione e lo proietta prima sull’isola di Ventotene e, infine, nella sua città, dove ritrova la famiglia e gli amici ancora vivi e dove si unisce ai partigiani in rivolta contro la rabbia dei tedeschi di Hitler.

La mia prima lettura da un monitor da 6 pollici. Non più quel piacere antico di sfogliare le pagine con il gesto di inumidire lievemente il dito indice. L’indice comunque si usa ma per un leggero movimento sullo schermo da destra verso sinistra per cambiare pagina. Scompare anche quel gesto di affondare le narici nelle pagine ed annusare quel riconoscibile profumo. Inebriante. L’impatto iniziale non è stato dei più semplici forse, senza forse, dettato però da un pregiudizio di fondo.

Ho perso il senso della lunghezza di ogni singola pagina, ma comunque la frequenza del cambio della facciata diventa sempre più automatico. La leggerezza del Kobo me lo rende simpatico ed anche gli occhi accolgono rilassati l’approccio, in particolare per la lettura notturna, una vera rivoluzione.

Mentre comincio a prendere confidenza con il libro elettronico, mi soffermo sul titolo e sulla copertina. La foto mi fa pensare alla resistenza partigiana passando attraverso il cinema neo realista con un carezza di sensualità pasoliniana.  Mentre il titolo, “Gli angeli del rione Sanità” mi scolpisce davanti agli occhi i volti di eroi ed eroine, forse, anonimi alla storia.

E sono proprio degli eroi i personaggi che catturano la mia attenzione mentre mi immergo in queste bellissime pagine animate da questi meravigliosi personaggi.

“Beppe si alzò dalla sua branda cigolante e si avviò verso la piccola finestra. Quando aveva scritto la sua prima lettera alla moglie, le aveva raccontato che spesso guardava il cielo da lì, ma non le aveva confessato che, l’apertura, chiusa da una pesante inferriata, era un buco, parte finale di una profonda strettoia a forma di gola di lupo, la cui estremità affacciava sul mare, ma un mare che lui non vedeva”.

Le prime righe del libro mi introducono nella realtà del protagonista. La prigione di Santo Stefano, dove, pochi mesi dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, la milizia fascista lo ha prelevato e rinchiuso in un lungo periodo di isolamento.

 (Doveva concentrarsi sulla sua mente. Era necessario tenerla viva. Ci era riuscito, ma aveva perso la memoria. Il giorno in cui era stato tirato fuori dall’isolamento, da quell’inferno, avevano dovuto portarlo a braccia nella sua nuova dimora. Era rimasto senza vista per giorni e giorni. La luce lo feriva, come la lama del coltello rovente che aveva accecato Michele Strogoff, uno degli eroi delle poche letture infantili)

Le torture, la durissima vita in prigione, la malnutrizione e la solitudine sono la causa della perdita della memoria del protagonista del libro di Nunzia Gionfriddo. “Perché sono rinchiuso in un carcere? Cosa ho fatto per ritrovarmi in un posto così?

Inizia così il suo percorso di analisi interiore alla ricerca delle risposte. Insieme al protagonista, provo la dolce sensazione dell’evasione spirituale, del distacco misterioso della mente dal corpo. Insieme a Beppe, il postino del rione Sanità lascio le lugubri stanze del carcere e percorro con un viaggio temporale le vie del rione che lui, abitualmente e quotidianamente transitava per consegnare le lettere. Le immagini dei Re di Napoli a Palazzo Reale, il Teatro San Carlo, la galleria Umberto Primo, la vivacità ed i colori al Pallonetto di Santa Lucia ci si aprono davanti agli occhi e ci si ritrova immersi in mezzo a quelle vie minuziosamente descritte. Dalla solitudine e dal grigiore della cella ci ritroviamo catapultati nella vivacità e nei colori delle vie del rione Sanità. Ma ci si trova scaraventati anche nella violenza nella brutalità e nella devastazione del periodo fascista, sento sulla mia pelle la prepotenza delle camice nere che camminano, come dice l’autrice, a braccetto con la criminalità camorristica:

“camminano a braccetto, come prostitute di alto borgo, adorne di gioielli luccicanti, dominatrici di salotti ricchi di stucchi dorati, argenteria e specchi”.

L’efferatezza con cui viene prima violentata e poi in modo truce assassinata la giovanissima Catarinetta ricordano il più terribile assassino della storia, Andrej Cikatilo. Questa brutale violenza, gratuita, solo per dimostrare la potenza del potere, trasforma Beppe in un valoroso e coraggioso difensore dei diritti e della libertà.

Non solo miseria e fame, ma prepotenza, violenza e odio da parte delle milizie fasciste e della camorra, portano Beppe ad unirsi ai partigiani in rivolta e la narrazione diventa storia. Un episodio eroico ed unico nella storia italiana. Le 4 giornate di Napoli, dove i napoletani insorsero e riuscirono a liberare la città dall’occupazione nazista.

Un romanzo assolutamente da leggere per venire a conoscenza di una pagina di storia fondamentale e per non rischiare di cadere in un amnesia collettiva. Oggi più che mai.

Come da abitudine accompagno le letture con un leggero sottofondo musicale. “Ghetto Paradise” di Antonio Forcione per la lettura di questo meraviglioso libro, “Gli angeli del rione Sanità” di Nunzia Gioffrido.

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