Recensione: “I lupi di Venezia” di Alex Connor

Bentrovati instancabili divoratori di libri, oggi abbiamo un nuovo titolo da aggiungere alle vostre liste dei desideri: I lupi di Venezia di Alex Connor, un thriller storico che, sullo sfondo della Venezia cinquecentesca, combina personaggi noti e fiction in una sintesi mirabile che si legge tutta di un fiato.

I lupi di Venezia

Alex Connor

Traduttore: Tessa Bernardi
Editore: Newton Compton
Collana: Nuova narrativa Newton
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 24 ottobre 2019
Pagine: 382 p., Rilegato
EAN: 9788822735874

Recensione a cura di Rosa Zenone

Venezia, XVI secolo. La dura vita di bottegai, prostitute, schiavi ed ebrei del ghetto contrasta con l’abbagliante ricchezza della città lagunare, meta di mercanti provenienti da ogni parte del mondo per fare fortuna. Ma alla prosperità, si sa, si accompagna spesso la corruzione. In un’epoca in cui l’inganno, la malizia e la perversione prosperano al pari dell’arte e della filosofia, i lupi hanno vita facile. Sono individui spregiudicati, che si muovono famelici, fiutando le migliori opportunità per acquisire sempre più potere, coinvolgendo ignare pedine nelle loro oscure trame. Marco Gianetti è un assistente del Tintoretto, Ira Tabat un mercante ebreo: i loro destini stanno per piegarsi al volere di individui molto in vista, come il poeta Pietro Aretino, la cortigiana Tita Boldini e la spia Adamo Baptista. Il ruggito del leone di Venezia sembra essersi placato, ora che i lupi sono a caccia.

“Venezia era una magnifica aberrazione, di una bellezza accecante, vergognosamente prospera, popolata dalle sgualdrine più succose e lascive e dagli opportunisti più scellerati. Essendo una Repubblica e sentendoci già perfetti, accoglievamo ambiziosi e avventurieri scurrili; accettavamo mercanti e commercianti di ogni nazionalità e colore della pelle, approfittando delle loro capacità e delle loro tasche piene per vendere e comprare. A nessuno interessava con chi facessero affari. Bastava che gli affari si concludessero. Le giornate iniziavano e finivano con le compravendite. Sì, eravamo una città priva di pregiudizi, eppure la Repubblica temeva gli ebrei. Ammiravamo il loro acume per gli affari, l’abilità in campo medico e la loro predisposizione in ambito legale, ma allo stesso tempo ne avevamo paura.”

Fulcro della narrazione è la Venezia del Cinquecento, delineata in modo vivido nei suoi sfarzi ma anche nelle sue contraddizioni e nelle trame oscure sottese, ne deriva un’immagine multicolore portatrice di un’inestimabile quanto attraente fascino nei suoi giochi di luce e ombra.

Nella città lagunare un evento riunirà e metterà in azione gran parte dei personaggi, la scomparsa di una giovane donna di servizio, Gabriella Russo. Lo speziale olandese, Barent Der Witt, consapevole del timore che attanagliava quella, vuole scoprire cosa le sia successo e comincia a indagare in proposito in stretta collaborazione con la cortigiana Caterina Zucca, alla quale Gabriella aveva rivolto parole quanto mai enigmatiche e inquietanti:

«I Lupi di Venezia. Mi hai sentita? Sono in quattro… Non meno. Non permettere che ti dicano il contrario. Attenta a quei quattro».

Una forte dose di mistero e continui colpi di scena caratterizzano il caso, costruito sapientemente e a largo raggio, ricco di suspense ma anche di continui elementi di turbamento in grado di creare nel lettore numerosi dubbi e ripensamenti.

L’abilità di Alex Connor però si manifesta nella ricca galleria di personaggi e nel tesserne le storie e i legami, molti di loro non sono privi di misteri e di importanti rivelazioni: al pari di una partita di poker, l’autore diviene un dealer che man mano scopre buona parte delle carte sul tavolo.

I personaggi sono colti nel proprio microcosmo fino a comporre le tessere del macrocosmo della città di Venezia, in un’alternanza di sguardo deduttivo e induttivo. Gli individui che popolano le pagine del romanzo appartengono totalmente a quell’epoca senza alcuna stonatura, testimoniando la grande varietà di estrazione e provenienza degli abitanti del capoluogo veneto.

Indubbiamente due figure spiccano su tutte già precedute dalla propria fama, entrambi operanti in campo artistico: il poeta Pietro Aretino, autore dei Sonetti Lussuriosi, e il pittore Tintoretto, due facce differenti e opposte della stessa medaglia.

Connor ricostruisce ambedue gli uomini nelle caratteristiche e nell’essenza che li anima, non solo nel diverso rapporto intrattenuto con l’arte ma anche nella società, consegnandoci così due ritratti inediti e di forte impatto.

“Pietro Aretino, ciarlatano, confidente di Tiziano, puttaniere, pornografo e uomo di lettere conosciuto in tutta Europa come “il flagello dei principi”. “

Pietro Aretino è colto nel suo spirito estremamente cortigiano, ma soprattutto nei suoi aspetti più corrotti e lascivi e nei suoi intenti delatori, un’immagine a tinte fosche acuite dal suo accompagnarsi a un losco figuro, Adamo Battista.

Di ben altro stampo è invece la figura di Tintoretto, più equilibrato e dedito completamente alla propria arte, intesa come una strada lastricata di difficoltà e sofferenze, pronto a lottare per imporsi all’attenzione del pubblico e a estrapolare del suo monopolio Tiziano, rigettando i facili riflettori della ruffianeria di corte.

«L’arte è una lotta, uno strazio, una tribolazione. Un artista deve combattere per ricevere delle commissioni e per imporsi all’attenzione del pubblico. Non c’è una scorciatoia per arrivare subito ai vertici e a Marco non piace sgobbare. Un pittore passa gran parte della sua vita da solo, in un mondo abitato da un’unica persona»

Nella fedele riproduzione della città non poteva mancare il ghetto ebraico e la situazione di reclusi dei suoi residenti, tematica che trova largo spazio nel libro, concentrandosi in particolar modo sul medico ebreo Ira Tabat e sua sorella Rosella.

“Gli ebrei della Repubblica avevano il permesso di lavorare in città durante il giorno, mentre di notte erano costretti a rispettare il coprifuoco e i cancelli chiudevano all’imbrunire. Ira odiava quel rumore da quando era bambino, il cupo scatto metallico dei cancelli che venivano sbarrati che gli faceva capire di essere prigioniero, incarcerato senza alcuna colpa se non quella di essere accidentalmente nato da una famiglia ebrea.”

Altro argomento del libro è la forte amicizia che, al di là delle reciproche differenze, i due fratelli ebrei instaurano con Marco Giannetti, apprendista di Tintoretto ed erede di una delle più facoltose famiglie veneziane.

“È stata colpa mia. Se non mi avesse partorito, non si sarebbe mai uccisa. Io ero la larva nel suo ventre, il tarlo nella sua mente; io ne sono stato la causa, e mio padre me l’ha ricordato ogni giorno della mia vita.”

Marco ha un rapporto conflittuale col padre Jacopo, non solo connesso alla morte della madre ma anche alle differenti concezioni di vita: spontanea e aperta quella del figlio, avida, rigida ed elitaria quella di Jacopo. L’attenzione è particolarmente focalizzata sul punto di vista del giovane rampollo alternando la sua voce nella narrazione a una extradiegetica, in tal modo la sua figura emerge in modo particolare facendone apprezzare la complessità nella costruzione.

Tutti i personaggi risultano caratterizzati in modo peculiare e in continua evoluzione, Alex Connor sparpaglia le tessere di un puzzle da ricostruire e dove le giuste combinazioni non sono immuni da variazioni. Protagonista è una svariata gamma di sentimenti: vendetta, rivalsa, ambizione, onore, arrivismo, cupidigia, amicizia e amore, mixati in modo sapiente in un contesto dove dominano i lati peggiore dell’essere umano e dove, a voler mantenere la propria integrità etica, si rischia di essere inghiottiti in modo famelico e senza pietà, poiché, parimenti all’Adelchi di Manzoni, l’unica opzione è subire il male o farlo.

«(…) I Lupi di Venezia stanno stringendo il cerchio… (…) E vi converrebbe entrare a fare parte del branco, non delle prede».

Alex Connor

Alex Connor è autrice di thriller e romanzi storici ambientati nel mondo dell’arte, tutti bestseller. Lei stessa è un’artista e vive a Brighton, nel Sussex. Cospirazione Caravaggio, uscito per la Newton Compton nel 2016, è diventato un bestseller ai primi posti delle classifiche italiane. Con Il dipinto maledetto ha vinto il Premio Roma per la Narrativa Straniera. La Newton Compton ha già pubblicato la sua trilogia su Caravaggio e il romanzo Goya Enigma.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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