Recensione: “Il bosco delle more di gelso”

Buongiorno cari lettori,
oggi voglio consigliarvi un thriller italiano, e sono sicura che proprio come è successo a me, vi lascerà a bocca aperta: Il bosco delle more di gelso di Filippo Mammoli.
Consiglio vivamente di leggerlo, magari sotto l’ombrellone o sdraiati a prendere il sole, e certamente sarà un’ottima compagnia.
Buona lettura!

Il bosco delle more di gelso

Filippo Mammoli

Editore: Jolly Roger
Collana: Thriller
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 22 luglio 2019
Pagine: 270 p., Brossura
EAN: 9788831938327

Recensione a cura di Rossana Bizzarro

Un bambino abbandonato in fuga da tutto e da tutti, il cui nome è l’unica traccia per tentare di far luce sul suo oscuro passato. Un caso di omicidio avvenuto in circostanze singolari con un cadavere orrendamente deturpato e reso irriconoscibile, affidato al commissario Tarantini. Due malviventi di Malaga, signori incontrastati nel loro quartiere malfamato, intenti ad arricchirsi alle spalle del loro capo. Toccherà al vulcanico commissario livornese trapiantato in Sicilia l’arduo compito di sbrogliare questi tre fili di una matassa ingarbugliata come le antiche reti della tonnara di Scopello dove tutto comincia e tutto finisce. Si chiude così, con un colpo di scena finale, un cerchio che ha compiuto un giro larghissimo tra le battute sagaci e i colpi di genio di Tarantini, i deliri di onnipotenza e le malefatte dei criminali spagnoli e i flash improvvisi che tornano nella memoria del bambino per regolare i conti con un passato inquietante.

La fame lo portò ad attraversare tutto il boschetto per ritrovarsi di nuovo ai piedi dell’albero di gelso. La sua vista lo rallegrò all’istante. Era ancora carico di more, tutte belle grosse e mature al punto giusto. Quelle basse e facilmente raggiungibili però, le aveva già mangiate pochi giorni prima, per cui restavano solo quelle più difficili da cogliere. In alcuni punti, tuttavia, i rami più alti si erano incurvati per il peso dei tanti frutti cresciuti e maturati negli ultimi giorni, fino a giungere alla sua portata.

Il bosco delle more di gelso è un thriller affascinante ed originale, con un finale imprevedibile che lascia stupiti e sbalorditi.

In effetti, l’abilità e la genialità dell’autore consiste proprio nel rendere la storia enigmatica.

Durante la lettura, è quasi impossibile ipotizzare il probabile colpevole o la possibile conclusione della vicenda. Ci si trova nel bel mezzo di un puzzle difficile da assemblare, nulla è come sembra e solo alla fine ogni pezzo trova il suo posto e tutto diventa finalmente nitido.

In questo modo Mammoli non fa altro che catturare sempre di più l’attenzione del lettore, tanto da renderlo quasi dipendente da questa ammaliante storia ed aumentando la sua voglia di leggerlo tutto d’un fiato.

Il thriller è ambientato nella fantastica Sicilia, un’isola meravigliosa, solare, con un mare invidiabile, gli abitanti simpatici, le sue incantevoli città, il suo curioso ed intrigante dialetto, anche se a tratti incomprensibile.

Aveva corso per quasi mezz’ora affrontando anche delle salite molto ripide. Gli ci vollero diversi minuti per recuperare le forze e tornare a respirare con un ritmo regolare, poi alzò lo sguardo in direzione del mare e vide che un sole bellissimo, ancora rossastro, si stagliava poco sopra la linea blu infinita dove all’orizzonte cielo e mare sembravano fondersi.

Le tematiche affrontate dall’autore sono molte, alcune delle quali anche molto delicate: l’omicidio, la mafia, la vendetta, il rapimento, i sensi di colpi, la consapevolezza di essere soli e di non poter contare su nessuno, il senso di abbandono, l’incapacità di accettare la realtà.

Il commissario Tarantini, livornese di nascita ma trasferitosi in Sicilia per amore, si ritrova nel bel mezzo di un’indagine complicata e difficile da risolvere.

Viene rinvenuto un cadavere decapitato, la cui testa è stata poggiata sul palmo della mano della stessa vittima.

Tarantini non solo dovrà cercare di scoprire di chi si tratta, ma nello stesso tempo avrà a che fare anche con il ritrovamento di un bambino straniero e di cui non si sa niente, e con la malavita spagnola.

Tutto ciò avrà a che fare con lo strano omicidio? Riuscirà Tarantini a venire a capo di questa ingarbugliata vicenda?

Tarantini sentì chiudere la comunicazione prima ancora che potesse salutarlo. Era stata una telefonata strana, che gli aveva suscitato emozioni contraddittorie. Aveva parlato con un malvivente, uno che non aveva saputo fare di meglio che consigliare a suo fratello, altro criminale impenitente, di sequestrare un bambino di sei anni. Tuttavia aveva percepito una nota di umanità in quell’uomo e adesso era convinto di aver risolto quasi del tutto due casi insieme, proprio grazie alle sue rivelazioni.

Molti sono i personaggi di questo interessante thriller, ciascuno con il proprio carattere e con elementi che lo rendono totalmente diverso dagli altri.

Inoltre, ognuno contribuisce a rendere la storia accattivante e coinvolgente: Tarantini, il commissario duro e determinato ma all’occorrenza anche tenero e sensibile; il piccolo Ahmed, restìo a parlare della sua vita e del perché si ritrova in Sicilia; la dolcissima Valeria, figlia del commissario; i due malviventi spagnoli, entrambi amanti del sangue e delle maniere forti.

Mediante uno stile garbato, descrittivo e una scrittura fluida, con la presenza di qualche frase in spagnolo e in dialetto siciliano, l’autore dà vita ad un intreccio studiato nei minimi particolari, in cui nulla è lasciato al caso.

Il bosco delle more di gelso è un libro che pur essendo costituito da poche pagine, racchiude un messaggio chiaro ed evidente: a volte, una bugia detta a fin di bene va capita ed accettata, in special modo se viene detta per proteggere e cautelare qualcuno.

Si augurava che la spessa nebbia che avvolgeva quel terribile segreto, proteggendo Ahmed da un dolore incancellabile, non si diradasse mai. Solo in questo modo si sarebbe potuto aprire un nuovo capitolo della sua vita, in cui il sapore dolce delle more di gelso avrebbe finito per prevalere sulla nota acida da cui è quasi sempre accompagnato.

Materiale fornito dall’autore

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