Recensione: “Il collegio” di Tana French

Buongiorno amici,
E’ sempre un piacere imbattersi in libri, come questo, in cui la trama del giallo è arricchita da un’impronta introspettiva e dall’attenzione continua alle parole e alle atmosfere.
L’ho letto tutto d’un fiato e mi sento di proporlo anche a voi, in attesa di sapere presto anche il vostro parere.
Buona lettura.

Il collegio

Tana French

Traduttore: Alfredo Colitto
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Stile libero big
Anno edizione: 2019
Pagine: 664 p., Brossura
EAN: 9788806234140

Recensione a cura di Mary Manasseri

Il detective Stephen Moran lavora ai Casi Freddi con un unico obiettivo, entrare a far parte della Omicidi della polizia di Dublino. Quello che gli serve è soltanto un’occasione e quando Holly Mackey si presenta nel suo ufficio, sembra che quel momento sia arrivato. Holly ha nuove informazioni sul caso di un ragazzo trovato ucciso l’anno prima nel collegio piú prestigioso d’Irlanda. L’indagine, subito riaperta, viene affidata a Moran e Conway, una collega tutt’altro che facile da gestire. Gli indizi portano alla scuola di Holly, alla vita segreta delle ragazze. Ben presto, Moran si troverà invischiato in una rete di gelosie, violenze e misteri.

“Il collegio”, oltre ad essere il titolo di questo libro, è anche il palcoscenico sul quale si snodano le vicende che vi sono narrate: imprevedibili, intriganti e misteriose. Un ragazzo viene trovato morto, ucciso violentemente, e due investigatori, lei Antoinette Conway e lui Stephen Moran, indagano, guidandoci con cautela nelle vite delle persone che risultano coinvolte nell’accaduto.

Conway, spigolosa e critica, e Moran, riflessivo e misurato, sono caratterialmente molto diversi, improbabili complici che riescono ad incuriosire e ad accompagnarci efficacemente, pagina dopo pagina, in questo giallo decisamente ben scritto.  

La prima cosa che colpisce infatti, di questo testo, è la cura evidente nella sua stesura: i vocaboli sono cercati, scelti e incastrati perfettamente gli uni agli altri, in un modo che affascina e trascina. Le descrizioni puntuali e dettagliate sono qui un contorno prezioso e determinante per la buona riuscita del romanzo, che si muove su una struttura linguistica ricercata e una trama intelligente, che gli conferiscono maggior spessore e credibilità.

I personaggi hanno una caratterizzazione a tutto tondo, non è solo una definizione fisica ma un’introspezione costante, emotiva e psicologica, che li rende vivi e concreti, quasi palpabili. Oltre alla curiosità di scoprire come i fatti si sono verificati, ciò che spinge a continuare la lettura é la capacità della scrittrice di incantare con le parole.

“Non ci sono nuvole a velare la luna, quando scavalca la finestra al pianterreno e atterra sull’erba.

Ha fatto solo due passi quando si rende conto che fuori è un posto diverso, ora. I punti in ombra sono percorsi da uno zampettare furtivo, fremiti, ringhi bassi. I punti illuminati la espongono alla vista del sorvegliante notturno, del gruppo di Joanne, di chiunque passi da quelle parti. Le sue solite protezioni stanotte non valgono, chiunque può avvicinarsi e afferrarla. È passato tanto di quel tempo da quando si è sentita così l’ultima volta che ci mette un po’ a riconoscere di cosa si tratta: paura.

Si mette a correre. Quando esce dal prato ed entra tra gli alberi si rende conto che anche lei è diversa, stanotte. Non è leggera, non scivola tra erba e alberi rapida e veloce come un’ombra; sotto i suoi piedi crepitano foglie secche, con le mani sposta rami che poi rimbalzano indietro producendo forti fruscii nei cespugli; ogni suo movimento è un invito urlato a tutti i predatori notturni in caccia, e stanotte la preda è lei. Alle sue spalle rumori di zampe, di nasi che annusano e scompaiono quando si volta di scatto. Quando raggiunge il cancello posteriore è agghiacciata dal terrore.”

Le emozioni implodono nei protagonisti, intense e coinvolgenti e i ricordi sono le crepe entro le quali il filo della trama evolve e la verità si svela piano piano.

Sviluppato molto bene è il confronto costante tra il mondo degli adulti e quello degli adolescenti. E’ una conversazione la loro, lunga tutto il racconto, dove questi ultimi rivelano il proprio universo: fragile e contradditorio, carico del sapore agrodolce del cambiamento. Necessario è salutare gli anni dell’infanzia per affacciarsi a nuove esperienze, nelle quali l’amicizia e l’amore si intrecciano indissolubilmente tra loro, confondendo i pensieri e portando spesso a scelte mal ponderate. I loro racconti sono intrisi di una nostalgia viscerale che veste di sé ogni accadimento.

Il rischio diventa la porta verso una nuova libertà, cercata e mai conosciuta prima, in cui diventa essenziale la ricerca del proprio punto di rottura, per dire addio a ciò che si è stati fino a ieri e capire chi è la nuova persona che si sta diventando.   

Gli adulti in quest’opera rappresentano, da una parte, la disciplina, dall’altra la ricerca di un contatto relazionale che non sempre è facile ottenere. Sono adulti che si rivedono nei giovani che hanno di fronte, riconoscendo in essi sprazzi di un sé relegato al passato e confrontandosi con le evidenti e naturali diversità dovute allo strappo generazionale.

“… mai, mai più. Spezza le catene come i supereroi spezzano le manette. Da’ un pugno in faccia al destino e guardalo esplodere. Il mio corpo, la mia mente, il modo in cui mi vesto, cammino, parlo: sono miei, solo miei».

Il potere di quei pensieri dentro di loro vuole essere liberato, le scuote fino alle ossa.”

Le atmosfere sono dense di stati d’animo, i movimenti fluidi e i colori talmente nitidi nella mente del lettore che egli stesso si sente immerso nei paesaggi, magici e a volte inquieti. E’ un romanzo in cui le ambientazioni sono determinanti e mai sottovalutate, i suoni e le voci definiscono le sfumature e i silenzi rimbombano significati profondi nei pensieri dei protagonisti.

L’autrice, nella narrazione, si sposta continuamente dalle stanze interne del collegio ai luoghi esterni e negli spazi aggregativi, restituendoci una storia dinamica, ricca e appassionata, dove per passione si intende qualunque emozione arrivi con impeto e istintività, ben esposta e finemente sviluppata.

Il romanzo ha un ritmo incalzante e invita idealmente chi legge a non abbandonare la presa e a proseguire nel lavoro comune di scoperta della verità.

“Chris era così: era crudele ed era gentile. E averlo scoperto non gli piaceva. Lo turbava, non essere solo in un modo. Lo faceva sentire… Tacque a lungo e pensai che avesse dimenticato la frase a metà. Ma Conway attese, e alla fine Selena disse: – Lo faceva sentire fragile. Come se potesse cadere a pezzi in qualsiasi momento..”

Il lettore rimane coinvolto in un continuo gioco di specchi dove ogni sospettato offre una visione personale di sé e dei fatti, esprimendo tutto il suo sentirsi frammentato e confuso. 

Sono gli adulti, con i loro sguardi di persone risolte e consapevoli, ad offrirci poi un occhio esterno obiettivo su di loro, sugli atteggiamenti e sui sentimenti che non riescono ad ammettere neppure a loro stessi.

E’ nella continua ricerca dell’autenticità che si insinuano persistenti le domande e cresce il mistero, con la conseguente difficoltà nel comprendere cosa ci sia realmente all’origine del delitto.

La verità rimane incastrata tra le infinite ipotesi che investigatori e personaggi congegnano e offrono al pubblico, suggerendo possibili soluzioni che si creano e si decostruiscono in continuazione, finendo una dentro l’altra come in una matriosca colorata con il viso sorridente, capace di dissimulare emozioni ed impegnata ad istillare il dubbio lungo tutta la trama del racconto.  

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