Recensione: “Il collezionista di bambole” di Erika Tamburini

Salve a tutti appassionati lettori, oggi ci confronteremo con un thriller dalle forti tinte noir, che segna l’esordio letterario di Erika Tamburini.
Il suo “Il collezionista di bambole” sono certa vi affascinerà e vi emozionerà sin dalle prime pagine, così come è successo a me.
Buona lettura!

 “Nel serpente il veleno è nei denti,
nella mosca è nel capo,
nello scorpione nella coda,
nel malvagio in tutto il corpo.”
(Sentenza Indiana)

Il collezionista di bambole

Erika Tamburini

Editore: Triskell Edizioni
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 25 luglio 2019
Pagine: Brossura
EAN: 9788893125482

Recensione a cura di Pamela Mazzoni

Febbraio 1929.
Dopo la strage di San Valentino, altri avvenimenti sanguinosi continuano ad abbattersi su Chicago. La città del vento è in preda al terrore, tenuta sotto scacco da un serial killer denominato il Collezionista di Bambole, un assassino che da quasi quindici anni terrorizza gli abitanti creando macabre bambole umane con ragazzi di strada, che abbandona poi in luoghi caratteristici come se fossero un tassello a completamento della sua opera.

In questo clima di terrore si incrociano le vite di Aidan, il detective messo a indagare sul caso, René, un giovane che vive nella casa di piacere di Mama Blue e che con la donna condivide un terribile segreto e del giovane Hisui, anche lui un ragazzo della casa di piacere.

In una metropoli spazzata dal gelido vento del nord che porta con sé le note della musica jazz, il lamento di vittime innocenti e la voce di una bestia bramosa di sangue e vite umane, è in atto una corsa contro il tempo per evitare che il Collezionista di Bambole colpisca ancora. E ancora.

Con “Il collezionista di bambole” Erika Tamburini, alla sua opera prima, ci trasporta indietro nel tempo, ambientando il suo libro nell’iconografica Chicago degli anni Trenta del secolo scorso.

Avvolti dalla musica jazz ci troviamo nella città dei gangster, dei fumosi night club che pullulano di tipi loschi, delle case di piacere dove l’alcol scorre a fiumi e dove insospettabili clienti ricercano la compagnia di ragazze e ragazzi, circondati da quell’atmosfera torbida propria del Proibizionismo americano, durante il quale il fascino del proibito e la trasgressione sono state portare ai massimi livelli, il tutto però nascosto sotto il tappeto di un fasullo ed ipocrita moralismo.

“Chicago, la città dei bassifondi, della malavita, dei locali dove si distilla whisky illegalmente.

Chicago, la città dove regnano i boss della mafia e per le strade si sparge il sangue degli innocenti.

Chicago, la città che la scorsa notte ha reclamato la sua dose di anime.

Ogni notte accade qualcosa: uno strupro, un omicidio, una rapina. Qui non si può vivere tranquilli, ma ieri la follia ha preso il sopravvento su tutto. La guerra fra clan rivali ha raggiunto il suo apice.”

Siamo infatti all’indomani della famigerata strage di San Valentino, ennesimo spargimento di sangue tra malavitosi, la corruzione tra le fila della Polizia è dilagante, la violenza all’ordine del giorno.

Ed è proprio in questo ricettacolo del male, in questo ecosistema malato e caotico che ha difficoltà a contrastare un’escalation così barbara, che trova il suo humus ideale lui, il sadico e malvagio “collezionista di bambole”.

Una cortina fumogena intrisa di brutalità lo mimetizza, rendendolo invisibile nella massa, ombra tra le ombre.

Solo una cosa riflette l’abisso spaventoso che è in lui: i suoi occhi.

Occhi feroci, gelidi come il vento che sferza quasi incessantemente Chicago, che provocano in chi incrocia il suo sguardo un brivido di terrore lungo la schiena.

L’autrice ha mirabilmente usato due piani narrativi, in terza ed in prima persona, quest’ultima usata proprio nei capitoli dedicati al serial killer, che è  voce narrante, permettendoci così di entrare nei meandri aberranti della sua mente, scoprendo i lati oscuri del suo animo, retaggi di un passato doloroso, gravemente lacunoso di affetto e conforto.

E come un esperto cacciatore fiuta le sue prede e le sceglie tra giovani ragazzi dall’aspetto femmineo e con caratteristiche fisiche ben precise, soli, reietti, che si prostituiscono sulle strade e nei bordellli, conducendo una vita ai margini, ma pur sempre preferibile a tutte le brutture che si sono lasciati alle spalle.

L’assassino deve quietare le urla nella sua testa, le grida di una belva che brama e pretende sangue e  violenza, un istinto ferino che si calma solo dopo aver perpetrato alle vittime le più atroci torture ed averle trasformate in quelle che per lui sono opere d’arte, delle grottesche bambole umane destinate ad una assurda bellezza eterna.

“Sarà un’opera d’arte che mai verrà intaccata dal tempo.

Come ora il suo corpo appartiene solamente a me, con il tempo mi apparterrà il suo sguardo, il suo intenso essere.

Sarà la bambola più bella della mia collezione.

Sarà quella stella a rendere le mie giornate più luminose: risplenderà, offuscando il grigiore e la tristezza della mia vita, di Chicago stessa.”

Il suo inferno interiore è però lacerato da un dualismo sofferto, diviso com’è tra i richiami sempre più frequenti dei suoi demoni e la pace che prova tra le braccia della persona amata, capace di donargli brevi ma appassionati momenti di quotidianità, insieme ad una parvenza di effimera redenzione.

Ma la bestia lo sta fagocitando, non c’è speranza per la sua anima marcia.

In questa spirale di perversione e scelleratezza si intrecciano le storie dei vari personaggi a cui l’autrice dà uno spessore, una sensibilità ed un’umanità tali da permetterci di spalancare le porte del nostro cuore per accoglierli senza remore.

Ed ecco che facciamo la conoscenza di Renè ed Hisui, ragazzi perduti ma che hanno trovato un rifugio ed una quasi famiglia al Fleur de Lys, la casa di piacere dove lavorano e dove l’anziana tenutaria, Mama Blue, li protegge e li ama quasi come fossero figli suoi; e poi il dolce e malinconico Camil, capace di un amore totale ed incondizionato, che va oltre il pensiero terreno; lo stravagante dottor Lecroix, esperto tossicologo che darà il suo contributo nelle indagine sul collezionista.

Ed infine l’altra faccia della medaglia, quella del bene, il detective Aidan Reed, a cui viene assegnato il caso dopo anni di disinteresse totale, durante i quali il killer ha agito indisturbato, lasciando le sue bambole in bella mostra, tronfio della sua sciagurata arte e con la certezza che la polizia ha voltato le spalle alle vittime, colpevoli ai loro occhi di essere “(…) solo delle marchette, dei deviati.”

Ma adesso è il momento di agire, quelle disgraziate ed inquiete anime massacrate gridano una silenziosa ma roboante richiesta di giustizia.

E a dar loro voce sarà proprio Aidan, poliziotto capace e sensibile che al disperato bisogno di mettere fine a questo scempio affianca la necessità di prendere coscienza di sé e dei suoi effettivi desideri, nascosti per troppo a lungo in nome delle bigotte convenzioni del tempo.

Sarà una corsa contro il tempo per cercare di salvare l’ultimo ragazzo rapito, ma il suo antagonista è scaltro, furbo, intelligente,

Ma alla fine le sue indagini lo porteranno a posizionare al giusto posto tutte le pedine sulla scacchiera, pronto ad affondare l’ultima mossa, per uno scacco matto al re avversario che lascerà però con un po’ di amaro in bocca.

Un libro crudo, dettagliato, emozionante e ricco di pathos che vi stregherà, consigliatissimo!

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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