Recensione: “Il coraggio e l’amore. Giustizia per Stefano”

Buongiorno Lettori!
Tutti noi abbiamo seguito negli ultimi 10 anni le vicende giudiziarie che hanno coinvolto la famiglia Cucchi. Bene: oggi vi invito a dimenticare tutto quello che avete letto, sentito e visto in merito alla morte di Stefano e ad affidarvi alla ricostruzione di questi anni di lotte nelle aule di giustizia e nelle sale di medicina legale proposta dalla sorella Ilaria e dall’Avvocato Fabio Anselmo: imparerete tanto e tanto capirete sulla verità dei fatti.

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Il coraggio e l’amore. Giustizia per Stefano: la nostra battaglia per arrivare alla verità

Ilaria Cucchi, Fabio Anselmo

Editore: Rizzoli
Collana: Varia
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 22 ottobre 2019
EAN: 9788817143455

Recensione a cura di Francesca Simeoni

Ci sono voluti dieci anni per scoprire la verità sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre 2009 mentre era in stato di arresto per detenzione di stupefacenti. Stefano aveva 31 anni, era un ragazzo sano e frequentava la palestra: nulla poteva far pensare che fosse in pericolo di vita. Il suo decesso fu comunicato alla madre con inqualificabile insensibilità chiedendole di firmare l’autorizzazione all’autopsia. Da quel momento, alla famiglia disperata che esigeva una spiegazione furono date risposte inaccettabili: una caduta dalle scale, la conseguenza di un precedente stato di malattia… La sorella Ilaria non si è mai rassegnata a queste versioni di comodo e, sempre affiancata dall’avvocato Fabio Anselmo, ha intrapreso una battaglia giudiziaria che è già Storia d’Italia. Il coraggio e l’amore documenta ufficialmente questa battaglia, ponendosi come una pietra miliare. Ilaria e Fabio, compagni di lotta e oggi anche di vita, raccontano con le loro vive voci ogni singolo momento del durissimo percorso in cui si sono dovuti districare tra menzogne e depistaggi, trappole e ingiurie. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, rievocano i fatti con estrema lucidità e rigore, ma allo stesso tempo restituendo al lettore tutte le emozioni dirompenti che hanno vissuto nella formidabile prova di tenacia e coraggio affrontata in questi lunghi anni. Solo l’incrollabile amore per Stefano, e per la Verità, hanno dato loro la forza per arrivare fino in fondo, rendendo l’Italia un Paese migliore e dimostrando che la Giustizia è davvero uguale per tutti. Grazie a Ilaria Cucchi – vera eroina del nostro tempo, così come l’ha raffigurata Jorit nel murale in copertina, con il volto segnato dal dolore eppure luminoso e fiero – possiamo sentirci più sicuri, e anche orgogliosi del nostro Stato.

“Sono stanca, stanca. Sento l’abbraccio di Fabio che mi conforta solo per un attimo, ma poi ritorno a precipitare nel vuoto del mio stomaco. Un sogno, un incubo che è semplice, drammatica realtà. Mi manca mio fratello. Mi manca tanto. Stanotte ho avuto una sensazione di smarrimento. Mi sono svegliata di soprassalto in preda all’angoscia: “Oh Dio! Dov’è Stefano?”. Caspita, Stefano è morto. Per un attimo mi sono sentita quasi rassicurata. “Stefano è morto” mi dico, nulla può più accadere perché già tutto è successo. La sua vita è finita. Ma quello stato d’ansia ha aperto i ricordi.”

Immaginate di svegliarvi ogni mattina, per dieci anni, come tutte le altre: bisogna prepararsi, vestire i bambini, portarli a scuola, andare a lavorare, ma qualcosa manca…

“Esco da questo terribile posto insieme a mia madre che ha ancora le lacrime agli occhi e mio padre che tiene lo sguardo basso senza più dire una parola. Siamo noi tre. Provo una sensazione struggente di vuoto. Ne manca uno. È rimasto indietro, e sento l’istinto di tornare a prenderlo, come sempre. Come sempre è stato nella nostra vita. Rabbrividisco mentre varco, per ultima, le porte tagliafuoco dell’obitorio per un istinto forte, quasi violento. Non debbo andarmene da lì. Non posso lasciarlo. È mio fratello. Ma quel corpo orribile, tremendamente sfigurato, che ho appena visto steso, parzialmente coperto da un lenzuolo, non era Stefano. Mi è bastato vedere quel volto devastato da ferite e lividi dopo aver sentito le urla dei miei genitori. No, non era Stefano. Non quello, non così”

Ad Ilaria manca Stefano, manca quel fratello scapestrato, sempre sopra le righe, costantemente affascinato dalle scelte sbagliate eppure così buono, gentile e altruista.

“Così erano cresciuti, diventati adulti. Quasi uno sopra l’altro. Il loro mondo, quello di Ilaria, era questo. Nel bene e nel male. Due fratelli in tutto e per tutto.”

Manca perché il 22 ottobre 2009, sottoposto a custodia cautelare per accuse che non saranno mai confermate in giudizio – quindi affidato alle cure dello Stato – Stefano muore a seguito delle lesioni riportate durante un violento quanto immotivato pestaggio subito nella caserma Casilina di Roma la notte tra il 15 e il 16 ottobre.

Ilaria Cucchi e la sua famiglia da quel giorno hanno dedicato la propria vita a lottare per ottenere giustizia per Stefano, in ciò validamente aiutati e sostenuti dell’Avv. Anselmo, che diverrà con il tempo anche compagno di vita di Ilaria.

E di lotte dovranno affrontarne innumerevoli: dall’ostruzionismo dell’Arma dei Carabinieri, che da subito si muove a difesa dei propri membri, all’imperizia dei medici legali nominati per far luce sulle cause della morte di Stefano; dalla ottusità delle istituzioni preposte, alla spietatezza dei media – grande strumento se abilmente utilizzato, ma – fonte di depistaggi e false teorie se non accortamente padroneggiato.

In questo splendido racconto a 4 mani, Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo ricostruiscono gli avvenimenti di quei maledetti 7 giorni, le peripezie giudiziarie che ne sono seguite, la costante ed indefessa ricerca della verità che li ha visti impegnati giorno dopo giorno… anno dopo anno.

Di solito, a questo punto, dopo aver parlato della trama e dei protagonisti del libro letto, mi permetto di “giudicarne” forma e stile.  Questa volta mi sia concesso soprassedere: Ilaria e Fabio – mi scuso sin d’ora se mi permetto di chiamarli per nome ma sono divenuti persone di famiglia e la loro lotta è divenuta la mia sia come avvocato che come cittadina italiana – hanno dato vita ad un libro perfetto che è la loro vita, è un diario ricco delle loro emozioni, ma è anche e soprattutto una accurata indagine giudiziaria.

Tante cose brutte si sono scritte e dette su Stefano per mano e voce di chi – a conti fatti – non lo conosceva; i nostri giudizi su di lui e la sua vita si sono formati su errati presupposti che altri ci hanno confezionato. Credo seriamente che leggere questo libro rimetta tutto nella giusta prospettiva e ci permetta di conoscere Stefano per quello che era: un ragazzo che aveva sbagliato nella vita ma che stava ricostruendo il suo futuro fino a che non si è scontrato con la malvagità del genere umano.

Un’ultima e doverosa raccomandazione, non fate – vi prego – l’errore di confondere gli autori di questi orrendi gesti – finalmente individuati e doverosamente puniti – con l’intera Arma dei Carabinieri: fortunatamente ne fanno parte anche ragazzi onesti e veramente devoti ai valori che “la divisa” rappresenta, che – ve lo assicuro – lavorano e sacrificano le loro vite per tutti noi. Chi ha sbagliato in questa triste e folle “storia” sono solo uomini che hanno così rinnegato ciò che avevano giurato di difendere, null’altro che uomini!

Vi suggerisco seriamente di leggere questo libro, ma vi avviso: vi farà fremere dalla rabbia, vi farà piangere ma soprattutto vi farà riflettere; Stefano diventerà vostro fratello e anche voi sarete disposti a battervi perché finalmente giustizia sia fatta.

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