Recensione: “Il dono di Antonia” di Alessandra Sarchi

Cari lettori, oggi vi propongo un libro che parla di un tema forte e raramente raccontato con la delicatezza e il garbo con cui lo fa questa autrice. Un libro che fa riflettere molto su uno dei ruoli più discussi, ambiti e, a volte, anche bistrattati dalla società. Il ruolo di madre.

Il dono di Antonia

 Alessandra Sarchi

Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Stile libero big
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 25 agosto 2020
Pagine: 208 p., Brossura
EAN: 9788806244996

Recensione a cura di Maria Ruggieri

Antonia vive a Bologna e ha una figlia adolescente, Anna, che da qualche tempo ha problemi di alimentazione. Il loro rapporto è teso e Antonia si domanda se, rifiutando il cibo, Anna non stia tentando di svincolarsi dalla sua devozione materna. Poi, un giorno, arriva la telefonata di un ragazzo americano e con lui il passato torna a galla. Ventisei anni prima Antonia viveva negli Stati Uniti e donò un ovulo a un’amica che desiderava diventare madre ma non poteva. Da quell’ovulo fu generato Jessie, che ha appena scoperto di essere nato anche grazie a lei, e perciò ha bisogno di conoscerla, di sapere perché lo ha fatto, e perché a un certo punto è scomparsa. Mentre sua figlia sembra volersi liberare di lei, qualcuno che non può chiamare figlio invece cerca Antonia, e la interroga sui motivi di quel dono offerto come un atto di generosità del quale poi non si è sentita all’altezza, un gesto da cui deriva una responsabilità che lei non può piú ignorare. Perché, per ciascuno di noi, la domanda «chi sei» implica sempre anche «di chi sei».

In questo romanzo dalle tinte tenui, nonostante tratti un tema “forte” e ampiamente discusso, l’autrice ci presenta Antonia che conosciamo per il suo carattere forte e combattivo, anche se in fondo molto fragile. La conosciamo mentre sta combattendo una personale battaglia quotidiana con sua figlia Anna, a cui si aggiunge un’altra battaglia, molto più profonda, dolorosa e dalle radici lontane, con cui non ha mai fatto i conti davvero, ma che prima o poi le presenterà il conto.

Il clima che vive in casa sua non è bello, diventa ogni giorno sempre più pesante e lei inizia a provare una stanchezza mentale più che fisica.

“Più ancora dei chili che si volatilizzavano, Antonia si era accorta dell’ossessione mentale, una specie di metronomo che batteva nella testa di sua figlia scandendo le ore, le calorie, la distanza rispetto al mondo, rispetto a lei.”

Antonia non sa come, quando e perché, ma da un certo momento in poi ha perso il suo contatto vitale con Anna, che oramai la evita, la giudica, e vuole staccarsi da lei. Ogni giorno in casa è una lotta senza quartiere per qualunque motivo, e all’improvviso “Antonia si era sentita invecchiata, stanca, appiattita. Dov’era finita la riserva di energia cui aveva attinto per anni? Una donna di mezza età che sino a un minuto prima era contenta e orgogliosa della vita che si era costruita, emancipandosi da una famiglia d’origine che giudicava ottusa, per costruirne una più libera e allegra e ora si vedeva impotente.”

Parallelamente ad Antonia, che a Bologna ha realizzato il suo sogno di vivere in campagna circondata dalla natura e dagli animali, di cui si occupa con amore, molto più lontano, dall’altra parte del mondo, conosciamo Jessie, figlio di Myrtha e David, al quale la madre racconta una verità sconvolgente, che segnerà per sempre la sua vita.

“Jessie ha perso la certezza della sua nascita. … Ogni culla chiede: da dove?”

All’improvviso non sa più chi è davvero. Nella sua vita stanno avvenendo troppi cambiamenti, tutti insieme, e lui è destabilizzato, confuso, non sa più dove andare e non ha più i suoi punti fermi, quelli che fanno vivere con sicurezza.

“Ti puoi sentire manchevole per tutta una vita e rimedi come puoi: con l’amore, con l’ascesa professionale, in alcuni casi con un credo religioso o politico o, al contrario, con la dissipazione. Può accadere che quella mancanza e manchevolezza non si colmino mai, che non ti appartengano del tutto e ti siano state passate in eredità da chi ti ha generato – Myrtha e Antonia? David? – o che tu le abbia cercate con una certa ostinazione, perché bisogna aver provato il vuoto, almeno una volta, per apprezzare il pieno.”

E così, Antonia e Jessie, due persone così lontane e pure così intimamente vicine, si incontrano, provano a colmare i rispettivi vuoti, con una presenza così importante per entrambi.

Antonia sente sempre più il peso del suo segreto, la vergogna che l’ha sempre accompagnata, senza tregua, per ventisei anni.

“Antonia è una tomba, se ne sta muta da così tanti anni. Una tomba per Jessie e per Anna. L’ha fatto per proteggerli, ma prima di tutto per proteggersi, da loro e da sé.”

Jessie, invece, all’improvviso sente il terreno mancargli sotto i piedi, gli sembra che la sua vita gli sfugga di mano perché gli sfuggono le sue radici. Fa una scelta coraggiosa, tra ignorare le cose che viene a sapere riguardo la sua venuta al mondo, o trovare il coraggio per affrontare una situazione che all’improvviso è diventata la sua realtà.

Due destini diversi che si sono appena incrociati tantissimi anni prima, si trovano a sciogliere i nodi che vengono dal passato e che non possono essere più ignorati.

Una donna e un uomo, una madre e un figlio a confronto, per la prima volta.

E le considerazioni che Antonia fa sono molto amare:

“… ha fatto tutto quello che credeva giusto, e voleva fare, come madre. E ora l’unica cosa che sua figlia vorrebbe è liberarsi di lei. Allontanarsi il più possibile, cancellarla. Invece qualcuno, che non può chiamare figlio, la cerca. Ci ha pensato, non sempre ma con assiduità involontaria, ha lasciato che questo pensiero diventasse parte dello scenario della sua mente, fino a confondersi nella tonalità: né scura né chiara, né buona né cattiva.”

Ma quello che le è mancato quando era giovane e ha deciso di fare quel gesto di estrema generosità era il coraggio di affrontarne le conseguenze. All’epoca non si sentiva una madre, ma una giver.

Ciò nonostante, però, subito ha avuto paura del suo gesto, tanto da non saperne gestire le conseguenze. E per questo è scappata, tornando a casa e cancellando quello che era successo.

Aveva voluto dimostrare a se stessa di riuscire ad essere generosa per poi trascorrere il resto della sua vita a cancellarne le tracce per la sua intima paura del grande potere che una donna ha di poter dare la vita. Perché quel legame che si crea con il proprio figlio può far paura e toglie la libertà.

“Antonia sa di essere stata corpo per entrambi, sebbene in modo assai diverso. La prima cancellazione: uno strappo voluto. E’ stata lei a non voler essere di carne per quella creatura che sarebbe stata di un’altra donna, per quel desiderio esaudito, non suo la seconda invece la subisce, è Anna a rinnegare la loro comunanza fisica.”

E ora ecco che Jessie torna per darle un’altra opportunità. Antonia non aveva mai voluto vederlo, neanche in fotografia, aveva troncato qualunque tipo di rapporto e cessato tutti i contatti perché non voleva sapere niente. Aveva preferito vivere senza sapere cosa era diventato quell’uovo che aveva donato, perché aveva paura di quello che avrebbe provato, del dolore con cui avrebbe dovuto convivere per sempre.

“Un dono in fondo non è mai una necessità, e forse nemmeno una responsabilità. Ma aveva il terrore della vita che avrebbe attecchito.   “Credo fosse la paura della vita stessa. … avevo compiuto un gesto più grande di me e ne avevo paura. e poi, avevo paura di vederti, di vedere qualcosa che non sarebbe stato mio, che sarebbe cresciuto in un mondo che non mi apparteneva, avevo paura della gelosia che iniziavo a provare per Myrtha e che non avrebbe fatto che aumentare, quando i segni della gravidanza avrebbero cominciato a mostrarsi. Non volevo sciupare il mio dono con la gelosia. Si può anche non essere all’altezza di un proprio atto di generosità. Io non lo sono stata.”

Un gran bel libro, scritto con cura e garbo, che fa riflettere sulle scelte di vita e su questa opportunità che la fecondazione eterologa può essere sia per le coppie che ricevono il dono, sia per le donne che il dono lo fanno. Un tema particolare, delicatissimo e assai discusso, in cui, però, la cosa più importante sono i sentimenti, di cui bisogna avere grande riguardo.

Libri di Alessandra Sarchi

Alessandra Sarchi è nata a Reggio Emilia nel 1971, vive a Bologna. Ha pubblicato la raccolta di racconti Segni sottili e clandestini (Diabasis, 2008) e, per Einaudi Stile Libero, Violazione (2012, premio Volponi Opera prima), L’amore normale (2014) e La notte ha la mia voce (2017).

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