Recensione: “Il fiore dell’apocalisse” di Luisa Colombo

Un thriller pieno di suspence e di mistero è quello che vi consiglio di dedicarvi in queste giornate estive: la bravissima Luisa Colombo non farà mancare i brividi contro l’afa e il caldo torrido! Buon lettura, amici!

Il fiore dell’apocalisse

Luisa Colombo

Editore: Leone
Collana: Mistéria
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 31 ottobre 2018
Pagine: 414 p., Brossura
EAN: 9788863935059

Recensione a cura di Chiara Mearelli

Maia Parodi torna a lavorare in questura dopo una gravidanza andata male e viene trasferita alla sezione omicidi. Una donna è appena stata ritrovata morta e l’unico indizio è un medaglione a forma di fiore con quattro petali, di cui uno dipinto di blu, rinvenuto sulla vittima. Le indagini non decollano, ma quando una seconda donna viene uccisa, Maia scopre che le due vittime frequentavano un misterioso centro esoterico e che gli omicidi potrebbero essere collegati alla teoria dei quattro elementi. Altre due persone sono quindi destinate a morire?

Il Fiore dell’Apocalisse. Un simbolo esoterico che rappresenta l’armonia e l’equilibrio. Il simbolo del centro Namasté, nato per aiutare le donne vittime di violenza a ritrovare se stesse e la serenità attraverso la meditazione. Un luogo in cui le forze positive si concentrano e si canalizzano per diventare una risorsa e donare nuova forza a chi non ne ha più.

“ Di solito il suo ragazzo passava a prenderla, ma quella sera era impegnato in una seduta di reiki. Le aveva chiesto di attenderlo lì, ma Melissa si era rifiutata. Sarebbe stata attenta, lei non aveva paura. Non più, da quando si era iscritta al centro Namasté. L’aveva convinta lui a seguire quel percorso. All’inizio non l’aveva ascoltato, certa che niente e nessuno sarebbe stato in grado di aiutarla a liberarsi da quei fantasmi. Il ricordo, sepolto dentro di lei, non l’avrebbe mai lasciata. Eppure aveva ceduto alle sue insistenze, sicura che quell’esperienza non sarebbe durata a lungo. Dopo qualche mese di pratica si era ricreduta. La sua vita stava cambiando e, grazie alla consapevolezza acquisita, riusciva di nuovo a gestire le emozioni.”

Proprio una delle iscritte al centro è la prima ad essere rapita. Una vittima senza macchia alcuna, senza nessun elemento che faccia capire chi può essere stato e perché. Una persona pulita. Innocente.

Ad indagare sul fatto è la terza sezione della squadra mobile, diretta dal commissario Anika Miller: donna rigida, algida, spigolosa, con cui è difficile strutturare un rapporto, anche sul lavoro. Lo sa bene Maia Parodi, fotografa della scientifica che è stata trasferita alla omicidi, nella nuova squadra. Maia ha un trascorso personale drammatico. L’impatto con il nuovo ambiente non si rivela facile, ma a prevalere è il senso del dovere e l’urgenza di ritrovare la ragazza scomparsa.

Non sarà un percorso facile: privi di una pista da seguire, ostacolati dall’atteggiamento ostile di coloro che vengono ascoltati, gli investigatori finiscono continuamente in vicoli ciechi e strade che non conducono da nessuna parte, mentre il destino della prima ragazza scomparsa si compie e chi l’ha rapita si trasforma in un killer seriale. Un killer che non fa errori e colpisce ancora. Un killer che segue una strana ritualità. Uno schema. Una lucida follia.

Subito dalle battute iniziali l’autrice ci offre una visione grandangolare dello scenario che caratterizzerà questo avvincente thriller psicologico e gli elementi che lo contraddistinguono. In primo luogo la perfetta caratterizzazione delle figure femminili: Giada, Annika, Maia, ma anche le vittime, che non si arrendono mai, non si rassegnano e lottano, anche se con armi impari. I personaggi maschili, ad eccezione del killer, risultano tratteggiati, quasi come comparse in un proscenio dedicato però alle donne. Donne conflittuali, spesso tra loro (come Giada e sua madre) o con il proprio partner (come Maia) o con se stesse (come Annika), eppure figure forti, di rilievo, che la vita non riesce mai a mettere all’angolo.

Grande attenzione è data al profilo psicologico di tutti gli attori della vicenda, in particolare dell’assassino.

“«Stavo dicendo che spesso sono soggetti molto comuni, lupi travestiti da agnello. L’assassino può essere affabile e sorridente, nessuno immagina cosa si nasconda nella sua mente. Spesso tali soggetti uccidono e poi tornano a vivere la loro vita, senza mostrare alcun segno della loro vera natura. La maggior parte non possiede un movente, come la vendetta, la passione, o la gelosia. Attraverso l’omicidio, tende a soddisfare bisogni sviluppati dalla fantasia, con un rituale, di solito stabile nel tempo, la cosiddetta “firma”, nel nostro caso il medaglione, con il quale vuole mandarci un messaggio»”

I ritmi sono incalzanti, basati sulle bizze emotive del killer, che detta tempi e modi di indagine ed implacabile segue il suo folle disegno. Un disegno che rimanda a quattro petali di un medaglione, quattro come gli elementi, quattro come le donne che dovranno essere purificate per redimerne una soltanto, la causa dei deliri dell’assassino.

La suspence si mantiene costante, impennando nelle battute finali del libro e lasciandoci col fiato sospeso anche grazie ad una scrittura fluida, immediata, diretta. L’epilogo costituisce solo in parte uno scioglimento, lasciando intendere che non può esserci conclusione al rischio di essere una vittima, perché spesso l’apparente tranquillità cela realtà ben diverse. E non esiste equilibrio, per quanto perfetto, che non possa essere spezzato.

L’AUTRICE: Luisa Colombo è nata a Milano nel 1957 e si è laureata in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Pavia con il massimo dei voti. Ha lavorato per trent’anni nell’editoria per il Touring Club Italiano, ma la scrittura è sempre stata la sua passione e ha continuato a coltivarla nel tempo libero. Felicemente sposata, adora la lettura, i viaggi, la musica, il cinema e il suo amato cagnolino.

Materiale fornito dall’autrice

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