Recensione: “Il giorno speciale di Max” Sophie Andriansen

Cari lettori, oggi vi accompagnerò dentro la vita di un bambino molto dolce e speciale, si chiama Max ed è quasi arrivato il suo compleanno quando inizia la narrazione della sua storia.

Il giorno speciale di Max

Sophie Andriansen

Traduttore: Maria Bastanzetti
Illustratore: Ilaria Zanellato
Editore: De Agostini
Collana: Le gemme
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 14 gennaio 2020
Pagine: 127 p., ill. , Rilegato
EAN: 9788851176815
Età di lettura: Da 8 anni

Recensione a cura di Manuela Morana

Max non ha mai avuto un animale domestico e adesso che c’è Auguste non si stancherebbe mai di guardarlo mentre nuota felice nella sua boccia. Ma il mondo attorno a loro sta cambiando. Ora bisogna andare in giro con una stella d’oro sul petto. Si parla di “discriminazione” e “rastrellamento”, ma nessuno spiega a Max che cosa vogliano dire queste parole. Fino a che un giorno a casa Geiger, la casa di Max e Auguste, non arrivano i tedeschi. È il 16 luglio 1942. E la famiglia Geiger deve fare le valigie. Max non sa per dove, sa solo che il pesciolino Auguste non potrà seguirlo. Forse un giorno riuscirà a tornare da lui? Un romanzo toccante, crudo, sincero. Un bestseller che ha commosso la Francia e vinto alcuni tra i più prestigiosi premi francesi dedicati alla letteratura per ragazzi.

Max è un bambino intelligente e sveglio, è bravissimo a scuola e ha tanti amici con i quali passa i pomeriggi a giocare nel vicolo vicino casa.  Un giorno arriva nella sua vita un meraviglioso pesciolino rosso, che lui chiama Auguste, adora guardarlo nuotare tutto il giorno nella sua boccia di vetro e prova più volte a disegnarlo anche se è molto difficile riprodurre alla perfezione il meraviglioso effetto dato dalle sue squame.

Il nostro protagonista ha quasi 8 anni quando riceve la sua stella, è una bella stella che va cucita sui vestiti, ne ricevono una anche il suo papà, la sua mamma e sua sorella, Hélène. Max all’inizio non capisce bene il suo significato… A cosa mai potrà servire quella stella? Che sia diventato uno sceriffo? E perché gli altri membri della sua famiglia non sembrano felici di averla ricevuta?

Papà ha detto che non mi dovevo preoccupare.

«La stella serve per sapere che noi siamo noi» mi ha spiegato.

Io non mi preoccupo, anche se trovo la cosa un po’ strana. È ovvio che sono Max Geiger, no?

Comunque è carina, la stella.

[…]

Noi siamo ebrei. Per questo abbiamo le stelle gialle cucite sui vestiti. Il papà e la mamma mi ripetono che essere ebrei non significa aver fatto qualcosa di male. Ma io fatico a crederci.

Ho l’impressione che non sia una bella cosa essere ebrei, di questi tempi.

Infatti ben presto il nostro piccolo amico si rende conto che quella stella non è solo un ornamento e quando il giorno dopo arriva a scuola si accorge che i suoi compagni lo osservano, lo insultano e lo chiamano giudeo. Perché improvvisamente quelli che lui reputava amici gli dicono che puzza e lo evitano? Perché improvvisamente essere ebrei assume un significato negativo? Non era mai successo nulla di simile prima e Max rimane sempre più spaesato mentre vede la sua vita cambiare sempre di più.

Poco dopo iniziano i razionamenti e avere la propria tessera per le provviste è importantissimo perché solo con quella nei negozi ti daranno latte, lo zucchero, il pane e se sei fortunato un po’ di carne. La preoccupazione tra le persone del quartiere aumenta e si sente parlare di “rastrellamento”, Max non conosce questa parola e quando la cerca sul dizionario capisce che non è nulla di buono.

I miei genitori si ricordano di com’era la vita prima della guerra. Io no. L’estate scorsa c’era già la guerra. L’estate prima anche. E quella prima ancora eravamo al mare e siamo dovuti tornare di corsa a Parigi.

La guerra comincia d’estate e ti impedisce di costruire i castelli di sabbia in spiaggia.

La guerra ti impedisce di fare il bagno nell’acqua salata.

La guerra sostituisce le vacanze al mare con i giochi nel vicolo con Daniel e Bernard.

Il 16 luglio 1942 è finalmente il compleanno di Max, la mamma sta mettendo da parte lo zucchero e il burro da tanto tempo per potergli fare una buonissima torta di compleanno da dividere con i suoi amici ma ecco che arriva il temutissimo rastrellamento. Da un minuto all’altro si sentono urla e pianti, si vede la gente correre cercando di scappare e quando infine vengono portati via Max si rende conto che nessuno gli ha fatto gli auguri per il suo ottavo compleanno. Inizia così un viaggio incredibile, prima a Lilas, poi a Grenelle, poi a Drancy, Max vede sfilare davanti a sé paesaggi nuovi ma il suo pensiero va sempre al suo pesciolino rosso, Auguste, che è rimasto a casa e che sicuramente starà sentendo la sua mancanza e rischiando di morire senza nessuno che si prenda cura di lui.

Il nostro piccolo protagonista si rende conto anche che un nuovo sentimento è subentrato nell’animo di tutti:

Non so cosa stia succedendo, ma ho paura. Perché sento la paura dei miei genitori e di mia sorella Hélène. E quando i grandi hanno paura, è come avere addosso una coperta tutta bucherellata, da cui passa la luce: non ti senti per niente protetto.

Poi inaspettatamente qualcuno interviene e cambia per sempre le sorti di Max, gli evita una fine terribile e spaventosa, gli regala un’altra possibilità e gli permette di restare vivo e protetto dall’amore e dalla bontà d’animo di persone eroiche e incredibilmente generose. Riuscirà a rivedere la sua famiglia? Cosa ricorderà di questa spaventosa esperienza questo bambino piccolo che è stato separato dalla sua famiglia?

Questo è un libro delicato e pieno di buoni sentimenti, perfetto per avvicinare i più piccoli alla conoscenza di un tema così importante e così difficile da affrontare.

Le illustrazioni mi sono piaciute davvero moltissimo così come lo stile dell’autrice che riesce a essere sempre molto dolce e misurata nelle sue parole e che, con un’abilità sorprendente, racconta eventi spaventosi senza minimamente impaurire i più piccoli.

È un romanzo breve ma intensissimo che ci racconta una pagina terribile della nostra storia e lo fa attraverso gli occhi di un bambino che non capisce bene cosa sta succedendo ma che ha paura e forza insieme, un bambino che da subito diventa un ottimo esempio da seguire.

L’autrice ci narra inoltre della lotta tra il bene e il male, di come alcune persone coraggiose hanno rischiato la loro vita per salvare degli innocenti e di come moltissime famiglie sono state distrutte dalla follia e dalla crudeltà che hanno caratterizzato il nazismo e il fascismo.

Questo drammatico capitolo della storia dell’umanità è atroce e assolutamente ingiusto ma è anche un capitolo che non va mai dimenticato, bisogna continuare a raccontare queste storie per fare in modo che mai più si ripetano e per ricordare tutti gli innocenti e gli eroi che hanno lottato per la loro vita e per la libertà di tutti noi.

A tutti loro va un sentito “GRAZIE!” e la promessa che mai verranno dimenticati e che ci impegneremo sempre per far sì che mai più tali atrocità vengano commesse.

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