Recensione: “Il mistero del cadavere sul treno” di Franco Matteucci

Buongiorno cari lettori, in questa caldo giorno d’estate il libro che vi presentiamo vi riporterà un assaggio di inverno in un posto meraviglioso quanto surreale.
La nuova indagine di Lupo Bianco condurrà ancora una volta il lettore al paese di Valdiluce con le sue montagne innevate, l’aria fresca e frizzate ed i ritmi lenti e pacati tipici di una località montana.

Il mistero del cadavere sul treno. Le indagini dell’ispettore Santoni

Franco Matteucci

Editore: Newton Compton
Collana: Nuova narrativa Newton
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 2 maggio 2019
Pagine: 252 p., Brossura
EAN: 9788822727848

Recensione a cura di Antonella Punziano

La neve fiocca su Valdiluce e sui tanti segreti che non danno pace all’ispettore Marzio Santoni e al suo fedele assistente Kristal Beretta. La morte della giovanissima Franca Berti, sensitiva capace di parlare con gli alberi, è stata davvero provocata dalla malattia? L’eccentrico marito, Alain Bonnet, insegnante di Forest Therapy, ovvero l’arte di connettersi con la natura attraverso i cinque sensi, è un santone, un ciarlatano o un assassino? Da giorni, poi, le anziane spione del paese spettegolano su quell’uomo strano, un ingegnere venuto da fuori, che non dà confidenza a nessuno ma che sembra avere un solo scopo: seguire come un’ombra la povera e ignara Olimpia Carlini, impiegata delle Poste… Intanto, in occasione della coppa del mondo di sci, la vecchia locomotiva a vapore, dopo cinquant’anni di inattività, tornerà a percorrere la ferrovia panoramica per un viaggio mozzafiato. Ma la festa per la corsa inaugurale sarà funestata da un orribile delitto. Le indagini non saranno facili, per Lupo Bianco, perché ogni indizio mostra solo una piccola porzione della verità e il quadro d’insieme appare sfuggente come lo sbuffo del treno che si disperde in lontananza tra i monti innevati.

Lupo Bianco spalancò la finestra. Si appoggiò al davanzale. Anche se erano trascorsi due giorni dalla grande nevicata, lo spettacolo restava straordinario: un metro di neve soffice, spolverina, ricopriva ogni angolo del giardino. Il campanile della chiesa era ancora sommerso dalla panna montata e sulla punta del Dente della Vecchia si era adagiato un cappello bianco che sembrava un colbacco. Gli abeti scuotevano i rami e i minuscoli cristalli di ghiaccio volavano via come farfalline. Lupo si fece cullare da quella visione fantastica e ancora una volta si emozionò nello scoprire che la neve non era soltanto bianca. In quell’istante coltre rifletteva il cielo: blu scura, striata dalle prime venature d’arancio. Le stelle lasciavano il posto al sole che incominciava ad albeggiare sui crinali. Via via la luce sarebbe toccata alle valli, ai boschi, ai canaloni.

In realtà la quiete del paese viene presto sconvolta dal ritrovamento del cadavere di Franca Berti, giovane sposa di un presunto santone che sa bene come ammaliare le persone e, in particolare le donne.

Quella che può apparentemente sembrare una morte naturale, Franca era infatti ammalata da tempo, non inganna l’ispettore Marzio Santoni che intuisce subito di trovarsi di fronte ad un omicidio orchestrato anche bene.

Marzio, detto anche Lupo Bianco, è davvero un personaggio sui generis, che rompe gli schemi del classico poliziotto: la sua caratteristica principale è l’olfatto particolarmente fine cui non sfugge davvero nulla e che si dimostra essere una qualità davvero utile nelle indagini e in particolare in questa.

Una nuvola attraversò le narici di Lupo, sostò qualche secondo, il tempo sufficiente per identificare le tracce odorose. Pieretti e Kristal attendevano con ansia il responso, ma erano certi che la concentrazione e il silenzio dell’ispettore significassero qualcosa. Lupo Bianco guardò a lungo i suoi due amici e colleghi poliziotti: nei suoi occhi brillava l’eccitazione di una nuova indagine.

Lupo Bianco, uomo solitario dal fascino tutto suo, vive in una casetta ai margini del paese, in compagnia di amici davvero speciali: il gattino Lampo, il riccio Arturo, il topo Mignolino, il pipistrello Puppy, il cane Romeo e Angela Maria, la donna che, ultimamente, sembra aver trovato spazio nel suo cuore e in quello dei suoi singolari compagni di casa.

L’esperienza ormai gli aveva insegnato che per lui era più facile programmare un futuro da single piuttosto che da ammogliato. E se continuava così, prima o poi avrebbe potuto contare soltanto sulle “abominevoli femmine delle nevi.

Accanto a lui il fidato Kristal, che non può essere da meno del suo capo: onnipresente e sempre attento ad ogni dettaglio, lo affianca nelle sue indagini aiutandolo a scavare nei misteri che circondano i vari personaggi che ruotano attorno all’omicidio concedendosi, ogni tanto, un piccolo premio “cioccolatoso”: golosissimo di dolci le sue tasche sono un pozzo cui attingere per soddisfare le sue continue voglie di cioccolato che generosamente offre anche al suo capo.

Kristal era veramente l’assistente migliore che un ispettore di Polizia potesse desiderare. Documentato su tutto, e in più riusciva a guidare a tutta velocità in mezzo a un budello strettissimo nella neve […] Kristal, che sotto sotto era un animo sensibile, cercò di confortarsi con un Pocket Coffee.

Il loro rapporto fa da sfondo ai temi portanti del libro, quello della fiducia, della professionalità e ma anche della capacità di saper lavorare insieme nel reciproco rispetto di valori e competenze.

In un paese in cui le chiacchiere ed i pettegolezzi sono all’ordine del giorno ma l’omertà regna sovrana, Lupo Bianco e Kristal dovranno cercare di scogliere i nodi che si nascondono dietro all’omicidio di Franca Berti e ai vari personaggi che appaiono di volta in volta sulla scena del crimine apparentemente slegati da essa.

Come gli era capitato in altre occasioni, le vedette clandestine avrebbero fatto scena muta e non sarebbe riuscito a cavare un ragno dal buco né offrendo loro tè e pasticcini né minacciando di sbatterle una notte in prigione. Ogni inchiesta a Valdiluce finiva così. Ma lui doveva farsene una ragione e ripensò a suo padre Alfonso, boscaiolo, che gli diceva sempre: «Chi vive in un paese di montagna deve rassegnarsi, perché a ogni discesa corrisponderà sempre una salita».

Starà a loro comprendere cosa collega la comparsa in paese dell’ingegnere Tommy Bolton, uomo strano che sembra seguire come un’ombra l’amante di Alain Bonnet e cosa lo lega a Mentina, persona piuttosto discutibile che si occupa della manutenzione di una vecchia locomotiva che dovrà entrare in funzione per l’imminente festa del paese.

Le loro vicende scorrono in parallelo in un crescendo di intrecci che intensificano sempre di più l’attenzione del lettore appassionandolo ad una storia mai noiosa ma sempre ricca di suspence e nuovi scenari.

Interessanti sono le vicende narrate in parallelo alle indagini per l’omicidio che portano il lettore ad interrogarsi sulle conseguenze di una tecnologia sempre più innovativa ma allo stesso tempo sempre più invadente delle vite private. Le conclusioni sulla privacy cui porta l’autore con la sua storia fanno riflettere prepotentemente su un tema spinoso quanto contraddittorio.

Ormai nel mondo c’erano in giro più occhi elettronici che umani e questa vigilanza ossessiva lo rendeva ancor più irascibile. Gli sfuggì un ragionamento ad alta voce che sorprese il suo assistente: «Ancora oggi c’è gente che si appella alla privacy, ma ormai è qualcosa che non esiste più! Sarebbe meglio togliere dal vocabolario questa parola. E anche dai tribunali l’accusa di violazione della privacy!».

Lo stile narrativo è semplice ma curato in ogni dettaglio con una scrittura fresca e scorrevole che rende piacevole la lettura del romanzo.

Un libro dai ritmi intensi e avvincenti del giallo intercalati a scorci di vita quotidiana con spunti e rimandi continui alle questioni spinose della modernità e dei rapporti umani.

Meravigliose le atmosfere del romanzo ed i paesaggi descritti ma anche i dettagli culinari che impreziosiscono il romanzo con note di leggerezza e ilarità.

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