Recensione: “Il quadro maledetto di Caravaggio”

Bentrovati amici lettori, se siete alla ricerca di un bel libro siete nel posto giusto, Il quadro maledetto di Caravaggio, scritto dai due coniugi Andy Stone e Linda Lafferty, saprà sicuramente conquistarvi grazie alla sua natura di thriller intriso di storia dell’arte.

Il quadro maledetto di Caravaggio

Linda Lafferty,Andy Stone

Traduttore: Tessa Bernardi
Editore: Newton Compton
Collana: Nuova narrativa Newton
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 10 ottobre 2019
Pagine: 446 p., Rilegato
EAN: 9788822735843

Recensione a cura di Rosa Zenone

Roma, XVII secolo. L’inquieto artista conosciuto come Caravaggio conduce una vita turbolenta. È spesso coinvolto in risse, cede volentieri alla seduzione del vino. Nessuno, però, osa mettere in discussione il suo talento artistico. Eppure, quando la rivalità con il brutale Giovanni Roero, cavaliere dell’Ordine di Malta, gli fa commettere un errore fatale, diventa impossibile proteggerlo. Giorni nostri. Nel villaggio di Monte Piccolo un sacerdote afferma di aver scoperto un quadro del famoso artista nel magazzino di un orfanotrofio. A.R. Richman, professore in pensione, studioso di Caravaggio, crede che sia una fantasia delirante. Ma Lucia, una studentessa d’arte, lo convince a indagare sul ritrovamento. Il quadro rappresenta il bacio di Giuda e mentre Richman e Lucia cercano di risalire alla sua provenienza scoprono una scia di sangue che arriva fino al ventunesimo secolo. Omicidi, tradimenti e vendette: e qualcuno è disposto a uccidere purché quella storia rimanga sepolta…

«Non stiamo correndo dietro al miserabile. Stiamo inseguendo il genio. La genialità che è nei suoi dipinti. A volte, se abbiamo a che fare con dei talenti, dobbiamo sorvolare sul fatto che siano dei bastardi».

L’intera narrazione trova il proprio perno nella storia e nei dipinti di Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio, su tali elementi è costruito un intrigante thriller in grado di tenere a lungo col fiato sospeso e allo stesso tempo di soddisfare le attese senza essere in alcun modo prevedibile.

Lo spunto su cui si basa la trama è una certa dose di mistero che avvolge la biografia del famoso pittore e che va indagata e svelata. Toccherà ad alcuni personaggi dei giorni nostri ripercorrere le tracce di Caravaggio per poter arrivare fino in fondo alla verità, una verità però scomoda e pericolosa che li metterà a dura prova, poiché tali investigazioni sembrano lasciare dietro di sé una scia di morte.

“In un angolo remoto della sua mente c’era sempre stata la sensazione che la morte la stesse tallonando, in attesa del momento opportuno per colpire – non lei, ma chiunque le si avvicinasse troppo. Come se fosse una specie di angelo della morte. Era un pensiero talmente assurdo che non l’aveva mai affrontato seriamente. Ma era troppo reale per essere ignorato. E scegliendo di non ignorarlo, si era limitata a tirare dritta per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Aveva sempre fatto così. Quando niente aveva un senso, non provava a trovare una spiegazione logica. Abbassava la testa e andava avanti. “

La vita dei personaggi contemporanei si incrocia quasi casualmente con quella dell’artista. Siamo nel Chianti, nel paesino di Monte Piccolo, il professore americano Richman e la giovane Lucia stanno frequentando un seminario di storia dell’arte e, nonostante le differenze anagrafiche e caratteriali, si trovano ad essere compagni in un progetto. L’oggetto della trattazione viene proposto da Lucia, suggerisce infatti di approfondire un quadro in possesso di suo Zio Te-Te e ritenuto da questo una tela di Caravaggio sconosciuta: Il bacio di Giuda.

“Zio Te-Te le aveva detto di aver rinvenuto il dipinto in un magazzino dell’orfanotrofio, dove riposava da almeno un secolo. Per quanto possibile, senza l’ausilio di un computer e senza rivelare il suo segreto ad anima viva, aveva fatto qualche ricerca. Ed era sicuro che fosse uno dei dipinti – quattro tele, aveva spiegato, e non tre, come tutti gli altri sostenevano erroneamente – che Caravaggio stava portando a Roma quando morì. Così ora era pronto ad annunciare al mondo la sua grande scoperta. Un nuovo Caravaggio: Il bacio di Giuda.”

Da qui cominceranno una lunga serie di peregrinazioni e di studi per Richman e Lucia che li condurranno a ripercorrere le tappe di Caravaggio ma anche in un’insidiosa vicenda del passato che si rivela tale anche nel presente, poiché avanzare nelle ricerche significherà trovarsi sulla strada di gente priva di scrupoli e che, non si sa per quale motivo, ha interesse a seppellire l’intera vicenda.

Il professore e la ragazza non sono due personaggi privi di una propria individualità, bensì hanno un proprio carattere, lui è uno schivo topo di biblioteca, lei una ragazza intraprendente e vivace di origini italiane ma vissuta in America. Sarà interessante vedere interagire nel progetto questa coppia così assortita e che appare così distante. Altro rapporto interessante è quello di Lucia con Moto, un suo fedele amico che parteciperà alle loro ricerche. Non merita menzione solo l’amicizia sincera e commovente che lo unisce alla ragazza, ma anche la forte introspezione dedicata ad entrambi: ambedue hanno un passato che vogliono lasciarsi alle spalle e che suscita una forte curiosità nel lettore che non potrà astenersi dal voler scoprire quale fosse la loro vita antecedente.

Il narratore è extradiegetico e utilizza una prosa scorrevole e semplice, ma che non rinuncia a dei tocchi eleganti di abbellimento. Sicuramente si pongono all’attenzione le accurate descrizioni, attraverso un uso sapiente di una tavolozza di svariati colori, che tracciano immagini destinate inevitabilmente a colpire.

“La baia a forma di mezzaluna abbracciava gli edifici ocra, rossi e grigio spento addossati gli uni agli altri. Il Vesuvio fumava in lontananza come un drago sputafuoco, sentinella e minaccia per i napoletani. “

Una caratteristica che sicuramente conquista però è il diramarsi della voce narrante: da un lato gli anni 2000 e i personaggi che conducono le loro ricerche sul pittore, dall’altro il ‘600 con Caravaggio stesso protagonista e motore agente, dove inoltre incontrerete con sommo piacere anche altri grandi personaggi dell’epoca. Queste sezioni sono sviluppate in modo dovizioso e meticoloso, lasciando intravedere le ricche ricerche che vi sono dietro, ne deriva un mix di biografia reale e di rielaborazione a fini letterari, senza far sì però che la seconda si sovrapponga e deformi la prima.

“ (…) un uomo con un appetito insaziabile per la vita, per l’arte… e per il sesso. “

L’immagine di Caravaggio che ci consegna il libro è estremamente seducente, un “artista maledetto”, libertino, attaccabrighe e amante della baldoria, ma allo stesso tempo completamente assorbito e dedito alla pittura, senza timore di esprimervi il suo essere poco convenzionale.

“Caravaggio prese il pennello e lo intinse nella pittura sulla tavolozza. La mano si allungò di scatto per dare un’audace pennellata sulla tela. I ragazzi rimasero inchiodati sul posto, paralizzati sia dalla paura che dalla fascinazione, a osservare il maestro all’opera. E fu così che tutto ebbe inizio. Giorno dopo giorno vedevano apparire un’immagine dopo l’altra sullo sfondo nero. La patina lucida sulla fronte di un uomo, la luce sul dito con cui indicava un bacile di bronzo. Una ragazza chinata con il bacile in mano, pronta a ricevere la testa mozzata. La schiena muscolosa del boia, la mano sinistra stretta attorno ai capelli di San Giovanni mentre la destra sguainava un pugnale dal fodero appeso al fianco per recidere i nervi del collo del santo. I paggi restavano nella semioscurità dello studio, gli occhi spalancati davanti alle immagini che emergevano dalla tenebra. «La sua mano fa miracoli» “

Un’altra particolarità del libro degna di nota è il posto speciale che occupano i dipinti di Caravaggio in ambedue le narrazioni, in modo particolareggiato ci si sofferma sui loro momenti di creazione ma anche sul come si presentano e gli effetti che suscitano nell’età contemporanea. Le sensazioni sono trasposte dalla tela alla carta e sembrano sprigionare un avvolgente turbine che rende impossibile esimersi dal ricercare le opere a cui si fa riferimento, ergo nessuna sorpresa se, dopo la lettura, doveste trovarvi a ricercarle su Google o, qualora vi sia possibile, andare ad ammirarle dal vivo.

Ambedue le linee narrative risultano riuscite e all’altezza l’una dell’altra, scorrono in alcuni tratti parallele e in altri combaciano alla perfezione, nell’insieme contribuiscono a plasmare un romanzo avvincente e affascinante sotto i diversi punti di vista.

Un libro magnetico che assicura una profonda e irresistibile immersione in un caso e in un’esistenza nec spe nec metu.

«Nec spe, nec metu». Lo disse come se fosse una benedizione. Lucia aggrottò la fronte. «Che vuol dire?» «Né con speranza, né con timore. È latino. Si dice che fosse il motto di Caravaggio. E ora dovrebbe essere il vostro».

Linda Lafferty

Linda Lafferty è autrice di numerosi romanzi di successo, due dei quali vincitori del prestigioso Colorado Book Award. Ha conseguito un dottorato in educazione bilingue e ha insegnato in Spagna per tre anni.

Andy Stone

Andy Stone ha lavorato per trentacinque anni per l’«Aspen Times» come reporter e editorialista. È sposato con Linda Lafferty dal 1986.

Materiale fornito dalla casa editrice

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