Recensione: “Il segreto della sarta di Parigi” di Fiona Valpy

Cari lettori, oggi vi presento un libro bellissimo, pieno di suspance, intriso dei più alti sentimenti che un uomo possa provare, come l’amicizia, l’amore, la lealtà, il patriottismo, ma anche pieno degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, che induce ad una profonda riflessione e che lascia con un groppo in gola.

Il segreto della sarta di Parigi

 Fiona Valpy

Traduttore: Alessandra Maestrini
Editore: Newton Compton Editori
Collana: 3.0
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 2 luglio 2020
Pagine: 320 p., Brossura
EAN: 9788822739148

Recensione a cura di Maria Ruggieri

Il destino può metterci davanti a scelte impossibili Parigi, 1940. La città è occupata dai nazisti e tre giovani sarte cercano di sopravvivere nonostante le difficoltà. Ognuna di loro nasconde un segreto. Mireille, dopo la tragica perdita dell’amica Esther in un raid nazista, decide di unirsi alla Resistenza. Claire è stata sedotta da un misterioso ufficiale tedesco. Vivienne, invece, è coinvolta in qualcosa che non può rivelare nemmeno alle sue più care amiche. Quando però le attività segrete di Mireille, Claire e Vivienne rischiano di essere scoperte, le loro vite saranno in grave pericolo. Unite da una lealtà incrollabile ma minacciate dal tradimento, potranno sopravvivere nell’epoca più oscura della storia senza pagare un prezzo altissimo? Giorni nostri. Harriet, una ragazza inglese che non ha mai superato il trauma del suicidio della madre, raggiunge Parigi per cercare di ricostruire un legame con il suo passato. Partendo da una foto che ritrae sua nonna Claire insieme ad altre due donne, Harriet scoprirà una verità sulla sua famiglia e su sé stessa molto più dolorosa di quanto avrebbe mai potuto immaginare.

Un romanzo eccezionale, che riesce a raccontare in modo molto delicato una delle pagine più buie e terribili della nostra storia, la Seconda Guerra Mondiale.

Il racconto degli eventi di quegli anni si mescola sapientemente al racconto della storia di Harriet, la protagonista, che vive ai giorni nostri e che narra in prima persona le avventure della sua vita, rendendone anche il lettore protagonista insieme a lei, perché si crea una simpatia “a pelle”.

Conosciamo una Harriet che non ha mai avuto amici veri, intimi, non si è mai legata a nessuno e non si è mai sentita a suo agio in nessun posto.

Dopo aver acquisito una matrigna e perso sua madre, e dopo aver trovato in una scatola di ricordi una vecchia fotografia che ritraeva sua nonna Claire a Parigi con due amiche nel maggio 1941, decide di partire, seguendo il suo istinto che la porta nella meravigliosa città che per lei è sempre stata un miraggio, alla ricerca del suo passato e di una possibilità di “diventare la persona che vuole essere, godendo del senso di liberazione che un nuovo inizio porta sempre con sé.”

“Di solito non credo nel destino, ma in questo caso sembrava proprio esserci una forza superiore all’opera, una forza che mi attirava a Parigi. Che mi conduceva al boulevard Saint-Germain. Che mi portava qui. Nell’edificio della fotografia.”

Il suo cuore è pieno di speranza… vuole realizzare il suo sogno di lavorare nella moda, ma prima di tutto vuole ricostruire la sua vita e mettervi ordine.

“Sapevo che mi  stavo aggrappando a un’illusione ma in qualche modo quella vecchia fotografia, un frammento della storia di famiglia di mia madre, era diventata una parte importante del mio retaggio personale. Era rimasto talmente poco di quel ramo della mia famiglia, che quel tenue legame con una dei miei avi aveva assunto per me un significato enorme.”

Per lei, che non ha legami forti con nessuno, quella fotografia rappresenta un fragilissimo filo che potrebbe salvarla da se stessa, aiutandola a capire le sue origini e quale sarà il suo destino.

E il destino le è propizio, perché a Parigi conosce Simone, che lavora con lei alla Agence Guillemet, ed è la nipote di Mireille, una delle due amiche di sua nonna Claire ritratte con lei nella famosa fotografia.

“Per la maggior parte della mia vita ho vissuto in una sorta di terra di nessuno, dove la solitudine era una soluzione più facile che cercare di ambientarmi.”

A Parigi, però, finalmente e inspiegabilmente, Harriet si sente a casa e decide che è ora di prendere in mano la sua vita.

Per farlo, però, ha bisogno di partire dal passato, per spiegarsi tante cose che le sono oscure e sciogliere i tanti dubbi che ha in testa. Così, prende il coraggio a due mani, e chiede a Simone di farle conoscere la storia di sua nonna Mireille, che è anche la storia di sua nonna Claire.

Ed ecco che dinanzi al lettore si apre uno scenario del tutto diverso, ma non nuovo per chi ha letto o conosciuto un po’ dei fatti orribili accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale.

In questo scenario si incastra la storia delle tre cucitrici della Delavigne Couture, Claire, Mireille e Vivienne, tre amiche con una vita diversa l’una dall’altra, ma accomunate dall’amore per la moda, legate da un’amicizia che va al di là di tutte le difficoltà e le paure, che si trovano coinvolte nella guerra e decidono di combatterla a modo loro.

Sullo sfondo della guerra, conosciamo la vita delle tre ragazze dal 1941 al 1944 e Harriet, che ha bisogno di capire il perché di tanta infelicità e di tanta solitudine nella sua vita, ripercorre, così, a ritroso la storia della sua famiglia e inizia a capire tante cose, a sentire una certa familiarità, a riconoscere in lei alcuni dei tratti di sua nonna, lo stesso fascino per il mondo della moda e, infine, lo stesso coraggio.

“Sento il bisogno di saperne di più, su chi fossero in realtà mia madre e mia nonna. Quale passato mi hanno tramandato? E ho anche bisogno di sapere chi sono io in realtà.“

L’autrice, in modo delicato ma preciso, fa rivivere al lettore l’assedio di Parigi, diventata ormai un paese dei balocchi in mano ai tedeschi, i rastrellamenti nei campi profughi e racconta della Resistenza, che una parte fondamentale ha avuto nella Guerra e in cui le tre amiche Claire, Mireille e Vivienne si trovano pienamente coinvolte, perché non riescono ad accettare gli orrori che sono costrette a vivere quotidianamente.

“Risparmia le lacrime, Claire. Ci sarà tempo per piangere i morti quando tutto questo sarà finito, ma non ora. Ora dobbiamo fare tutto il possibile per combattere, per resistere a questo incubo a occhi aperti. … per quanto piccoli e insignificanti possano sembrare i nostri sforzi, si può sempre fare qualcosa. Dobbiamo resistere.”

Le tre amiche sono solidali l’una con l’altra. Non si tirano indietro davanti alla fatica del lavoro e ai pericoli della guerra. Le atrocità che vedono con i loro occhi, il cappio che la guerra ha messo al collo di ognuno, non riescono ad essere dimenticati e la rabbia è più forte della paura.

Questo spinge le tre ragazze ad operare per la Resistenza per aiutare il loro Paese a vincere la guerra.

Si susseguono i racconti di come i tedeschi umilino i prigionieri, di come cerchino di spezzare il loro spirito per ridurli a un niente mentre sempre di più stringevano le maglie della rete attorno alle attività di Resistenza.

La paura e il terrore sono i sentimenti dominanti in tutti, ma le tre ragazze continuano a resistere in nome di un più alto ideale e mettono in secondo piano la loro personale salvezza. Essere insieme, per loro, è già una vittoria e sanno che se saranno insieme riusciranno a sopravvivere.

Ma il trauma è enorme. Quello che vedono intorno a loro e che sono costrette a sopportare è troppo grande e il lettore non può leggerlo senza una stretta al cuore.

E allora Harriet arriva a chiedersi se “…è possibile che quell’evento, quello che ha ferito mia nonna, abbia contribuito a segnare anche il destino di mia madre?”

Il suo cruccio, quello di non aver saputo rappresentare per sua madre un valido motivo per vivere, non riesce proprio a scacciarlo, ma forse ora può trovare una giustificazione e può sentirsi meno colpevole.

“La vita può apparire molto fragile, a volte. Ma forse proprio questa fragilità è il motivo per cui la riteniamo tanto preziosa. E magari è proprio a causa del nostro profondo amore per la vita che abbiamo tanta paura di perderla.”

“Uno dei paradossi della vita è che, quando la amiamo tanto da temere di perderla, possiamo ridurci a condurre un’esistenza dimezzata, timorosi di uscire e di abbracciarla con trasporto, perché abbiamo troppo da perdere.”

Un romanzo che parla di amicizia, intesa nella sua forma più alta, senza la quale nulla ha senso e senza la quale non si può vivere. L’amicizia, che costituisce il perno intorno a cui ruota la vita di tre ragazze e che salva la vita, quando è vera e disinteressata.

Un libro che fa riflettere su quanto quello che è successo nel nostro passato può ripercuotersi sul nostro presente e sul nostro futuro, perché tutto torna. Il bene viene ricambiato e ritorna sempre.

Harriet sente il bisogno di raccontare la storia di sua nonna, che è anche un po’ la sua storia, e capisce quanto i fili del passato possono essere molto intricati, ma si può dare loro un senso raccontando le proprie storie.

Storie di persone comuni che sono diventate straordinarie per la straordinarietà degli eventi che hanno vissuto e che hanno affrontato. Ma soprattutto per come li hanno affrontati, per il coraggio e per l’amore che hanno messo in ogni cosa.

“La storia della mia famiglia  mi ha liberata. Il passato mi ha dato un futuro.”

“Claire e Vivi hanno dimostrato quanto può arrivare a tollerare lo spirito umano: brutalità, crudeltà, disumanità… tutte queste cose si possono sopportare. È la perdita delle persone che amiamo a essere insopportabile.”

Materiale fornito dalla Casa Editrice

Condividi:

Be the first to comment

Rispondi