Recensione: “Impossibile” di Erri De Luca

Cari lettori,
oggi vi proponiamo un libro di grande attualità, un testo che oscilla tra il giallo e l’introspezione, che sa incuriosire chi legge e al contempo invitarlo alla riflessione.
Buona lettura!

Impossibile

Erri De Luca

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 5 settembre 2019
Pagine: 125 p., Brossura
EAN: 9788807033551

Recensione a cura di Nelide

A quarant’anni dal processo che li ha visti uno nei panni del pentito che rivela i nomi, l’altro in quelli dell’accusato, due uomini si incrociano su un sentiero di montagna poco battuto. Il primo è vittima di un incidente, mentre il secondo chiama i soccorsi, ma non c’è più nulla da fare. E ora se ne sta di fronte al magistrato che è convinto che quella caduta dalla Cengia del Bandiaracc sia un regolamento di conti, il duello fra due vecchi compagni di lotta e amici di gioventù, ritrovatisi poi l’uno contro l’altro. Il magistrato scarta l’ipotesi dell’incidente perché per lui la coincidenza di quell’incontro in montagna è impossibile; l’uomo che ha di fronte, di buoni vent’anni più anziano, gli risponde che impossibile è la definizione di un avvenimento fino al minuto prima che accada. Subito dopo diventa inevitabile. L’impossibile accade continuamente. Allora ecco che assistiamo a un serrato confronto di domande e risposte fra il giovane magistrato e l’imputato, un uomo che ha vissuto i suoi anni interrogandosi sempre e imparando a seguire il significato profondo delle parole, onorando la lingua: “perché”, dice al magistrato, “mi piace questa lingua italiana, le sue precisioni che proteggono dalle falsificazioni. La lingua è un sistema di scambio simile alla moneta. La legge punisce chi stampa biglietti falsi, ma lascia correre chi spaccia vocaboli falsi. Io proteggo la lingua che uso”. Intrecciate all’interrogatorio, si susseguono sette lettere per la donna a cui il protagonista è legato – lettere magnifiche, limpide nei sentimenti, che iniziano tutte con “Ammoremio” -, nelle quali possiamo sentire una voce più calda continuare a indagare il senso riposto del vivere, dello stare insieme agli altri, delle parole “fraternità, libertà, uguaglianza”. Pagina dopo pagina, ci si trova a mettere in dubbio anche le proprie più salde convinzioni, seguendo la voce pubblica e quella intima di un uomo coerente con se stesso, rigoroso eppure capace di infinita tenerezza, libero anche dentro una cella, proprio come in cima a una montagna.

«Penso ancora oggi che l’arbitro sia lo scopo e la funzione dello Stato, permettere ai partecipanti uno svolgimento secondo le regole. È ingenuo da parte mia, le vedo bene le disuguaglianze. Ma continuo ad essere un tifoso dell’arbitro. Per più di mezza vita ho studiato la legge per praticare la giustizia nella forma più vicina all’esattezza. Non è arido il Codice se cerca l’equilibrio dei pesi sopra i piatti della bilancia. Considero il mio lavoro un dovere civile. Ho per la giustizia la devozione che altri esprimono attraverso la fede

Due uomini, un primo, il magistrato istruttore che rappresenta la giustizia, un secondo, un ex compagno che è testimone del precipitare in quel luogo di montagna e che per questo chiama i soccorsi, che indossa i panni dell’indagato, dell’accusato di un efferato delitto. Impossibile, impossibile, impossibile. Impossibile che lei non abbia commesso il reato, impossibile che lei sia accusato del crimine. Ma perché, l’uomo di legge è così sicuro della sua colpevolezza? Perché è così certo del fatto che la caduta sia stata premeditata? Perché è convinto che il fermato sia l’autore della sua caduta, sia colui che lo ha spinto giù dalla Cengia inscenando successivamente la chiamata ai soccorsi così da crearsi un alibi? Forse perché il deceduto quarant’anni prima si era reso colpevole di tradimento denunciando quelli che erano suoi alleati diventando collaboratore di giustizia? Cosa si cela in quel passato soltanto apparentemente dimenticato?

«Chi ha commesso un tradimento ha tradito anche se stesso. Per quanto si convinca di avere fatto la cosa necessaria, ha strappato una parte di sé, dalla sua gioventù. So di un efficiente traditore che accompagnava i carabinieri nei luoghi dove potevano arrestare i suoi compagni, perché erano per lui le persone migliori che aveva conosciuto. Sapeva che sarebbero stati torturati, ma pure tradendoli, continuava a stimarli

Una vicenda, quella narrata che è un vero e proprio duello tra individualità e senso collettivo, tra solidarietà e individualismo, tra uomini che hanno vissuto sulla pelle gli anni di piombo, uomini che al contrario ne hanno apprese le sfumature soltanto sulla carta, uomini, ancora, che sono detentori di valori di un tempo trascorso, uomini che vivono in un luogo fatto di carta e di parole proferite, trasmesse, ereditate, uomini che rappresentano fazioni tra loro soltanto in superficie lontane. A cornice dei fatti, a far da sfondo a questi, la montagna che rappresenta la natura ma che è anche movente grazie alla sua immobilità, alla sua impossibilità. Perché ella è impossibile tanto quanto quell’interrogatorio che ha luogo, che non risparmia colpi, ma che di per sé è insufficiente.

«Può darsi. Opposto invece è sottolineare la propria presenza, il desiderio ossessivo di lasciare traccia, immagine, espressione. Voler aggiungere il proprio nome all’elenco delle celebrità, così innumerevole da coincidere con l’anonimato. L’ossessione di farsi dichiarare notevole dagli altri non mi riguarda. Sono stato di una generazione che ha agito in nome collettivo perciò considero insignificanti le individualità, le personalità

Quello di Erri De Luca è un elaborato intelligente, forbito, stratificato che rappresenta il doppio volto di uno Stato e degli uomini che lo abitano. La lettura, rapida e veloce, si contrappone a un contenuto forte e affatto irrisorio. Lo scontro verbale che ha luogo tra i vari protagonisti ha lo scopo di riportare alla luce tematiche eterogenee riguardanti la nostra società nella sua evoluzione, nella sua trasformazione.

Pagina dopo pagina il lettore viene invitato ad interrogarsi su problematiche di grande attualità che dimostrano e confermano la particolare attenzione politica e sociale di uno scrittore da sempre attento ai fatti più pregnanti del nostro Stato. Un libro forse non di grandi dimensioni ma di quelli che restano e che spronano alla riflessione.

L’autore:

Straordinario e prolifico scrittore, Erri De Luca, classe 1950, tra poesie, saggi, narrativa e testi teatrali, ha scritto e pubblicato oltre 60 opere. “Impossibile”, Feltrinelli, è il suo ultimo lavoro.

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