Recensione in anteprima: “Il profumo dei limoni di Capri”

Buongiorno cari lettori, oggi vogliamo presentarvi un libro che vi riporterà indietro nel tempo per raccontarvi una storia dal sapore antico in una città dal fascino particolare: Napoli.

Il libro partecipa alla campagna Crowdfunding della casa editrice Bookabook, il libro è pre ordinabile sul loro sito

Il profumo dei limoni di Capri

Salvatore Savino

Recensione a cura di Antonella Punziano

Vincenzo nasce a Napoli nel 1922 in un vicolo dei Quartieri Spagnoli da famiglia povera. Il precoce amore per lo studio e l’innata avversione per il Fascismo sollecitano la sua crescita come uomo libero e la voglia di uscire dalla stretta gabbia del vicolo. L’obiettivo è la conquista della laurea per poter insegnare e aiutare i ragazzi poveri di buona volontà come lui. La storia di Vincenzo incontra quella di Ornella, sua coetanea di famiglia ricca, che rifiuta le ambizioni della madre per un matrimonio di convenienza.

A Capri tra i due ragazzi nasce l’amore, avversato dalla madre di Ornella, ma sostenuto dal padre, che accetta Vincenzo e lo protegge come può. Insieme i due ragazzi affrontano i pericoli della guerra, delle Quattro giornate di Napoli e il degrado morale della città. La loro storia si intreccia con quella dei comprimari che li accompagnano nelle vicende serene e felici e in quelle tristi e penose, nelle quali si troveranno di volta in volta coinvolti.

Il libro di Salvatore Savino dipinge un affresco storico della Napoli fascista e della seconda guerra mondiale con personaggi semplici ma straordinari, che con i loro valori e le loro passioni trascinano il lettore in una storia che si vorrebbe non finisse mai.

Protagonisti principali della storia sono Vincenzo e Ornella, due ragazzi provenienti da realtà sociali diametralmente opposte. Vincenzo, infatti, è nato nei Quartieri Spagnoli ed è figlio di un ciabattino del posto, Ernesto, uomo semplice e onesto, con una filosofia di vita piuttosto concreta.

Ernesto divideva gli esseri umani in quattro categorie. Quelli che avevano un sacco di soldi, e perciò non erano costretti a lavorare e che i poveracci come lui chiamavano “Signori” anche se a volte veri signori non erano. Poi c’erano quelli che avevano un lavoro sicuro e ben remunerato, che erano “Signori” pure loro, ma un po’ meno dei primi perché per vivere senza preoccupazioni dovevano comunque faticare. Seguivano i poveracci che avevano un lavoro mal pagato o che dovevano andarlo a cercare tutti i santi giorni o aspettare che arrivasse, in modo da poter accocchiare, come diceva lui, quattro soldi che a volte non bastavano nemmeno per mettere in tavola un pasto decente. Inoltre, considerava insuperabili le barriere sociali che separavano quelle categorie, e in particolare quella che impediva ai poveracci di poter migliorare la propria condizione e di salire di livello. Era in quest’ultimo gruppo che Ernesto si poneva.

Viceversa, Ornella è la figlia dell’avvocato Gaetano De Rosa e di Matilde, donna di nobili origini che avverserà fin da subito Vincenzo convinta che un uomo del suo livello non possa arrogare il diritto di stare con una ragazza nobile qual è la figlia. Ornella, tuttavia, è una ragazza semplice, dedita allo studio e di nobili valori, quei valori che la porteranno ad avvicinarsi sempre di più a Vincenzo ed alla sua famiglia.

La differenza di classe non sarà però l’unico ostacolo allo loro storia: siamo negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale, anni di odio, distruzione e povertà.

Gli eventi storici sono minuziosamente descritti dall’autore che non risparmia al lettore i dettagli crudi e tristi dell’epoca e le conseguenze disastrose di scelte politiche sbagliate che si riverseranno inevitabilmente sulla popolazione più indigente. I contenuti storici sono particolarmente approfonditi dando l’idea di uno studio approfondito del periodo in cui è ambientato.

Qui ci sta gente che muore di fame senza lamentarsi e senza chiedere nulla, perché non crede più a nessuno. Al fascismo fa comodo avere come alleati i padroni latifondisti, mentre dei contadini non gliene frega niente. Sono poveri analfabeti, morti di fame, trattati come bestie, ancora servi della gleba, mentre i padroni fanno la bella vita nelle città. […] Tra la gente c’erano timori e paure provocate dalla presenza di palloni frenati nel porto e dalle ordinanze emesse che imponevano di trasformare gli scantinati delle case in rifugi antiaerei e di acquistare le maschere antigas da utilizzare in caso di bombardamenti con armi chimiche da parte dei nemici. Si viveva tuttavia, anche nell’illusione di una guerra lampo, visti i successi dell’alleato tedesco e le propagandate vittorie del nostro esercito in Francia.

Il messaggio che trasmette l’autore è legato proprio a questi sviluppi e, nonostante l’ambientazione in un’epoca lontana, finisce per essere drammaticamente attuale. La cultura, infatti, rappresenta l’unico modo che il popolo ha per provare a cambiare le regole imposte da altri e per sovvertire una società monopolizzata da una casta distante anni luce dai valori della civiltà moderna.

L’accrescimento della cultura sarà l’obiettivo di tutta la giovinezza di Vincenzo e della sua vita, che lo motiverà ad andare avanti anche nelle situazioni più difficili e a combattere per i suoi sentimenti e l’amore per Ornella.

Voglio diventare un professore, o meglio, un insegnante. Mi sono reso conto che solo con la cultura si può far crescere i ragazzi, questa città e anche il Paese. Vedete, io ne sono un esempio. Senza lo studio, sarei solo il figlio del ciabattino Ernesto del vicolo dei Quartieri e senza l’insegnamento di bravi insegnanti come quelli che ho avuto finora, sarei un ragazzo molto più ignorante. Avvocato, voglio insegnare per aiutare a fare uscire dall’ignoranza e dalla miseria, quanti più ragazzi possibile.

La scrittura è semplice e fluida con uno stile narrativo molto sui generis: l’autore infatti alterna la narrazione in prima persona di Vincenzo e Ornella a quella in terza persona. Il risultato è una eterogeneità di prospettive con un arricchimento della conoscenza dei due protagonisti, attraverso i racconti personali dei loro vissuti e dei loro sentimenti.

La storia è appassionante e ricca di sviluppi che coinvolgono via via il lettore facendolo immergere completamente nelle vicende narrate, al punto che non potrà fare a meno di simpatizzare con Vincenzo e Ornella e tifare per loro.

Altrettanto scrupolose sono le descrizioni della città di Napoli, una città di ricca di fascino e di bellezze da scoprire.

Le poche ore libere le occupavo andando alla scoperta delle tante cose belle che offriva la mia città. Il soggiorno a Capri mi aveva svezzato e inculcato un grande interesse per le bellezze della natura, per i Musei e per l’Arte. Napoli ne era satura. A volte, terminate le mie lezioni private al Vomero, nelle belle e limpide giornate di quell’estate, andavo a godermi la frescura nella bellissima villa Floridiana dove, prima di sedermi su una panchina per tuffarmi nella lettura di un libro, mi piaceva incantarmi alla vista del meraviglioso panorama del Golfo. Altre volte andavo per musei, da San Martino a Capodimonte. La visita della Cappella Sansevero con il Cristo Velato, mi emozionò e mi fece scoprire che anche nei vicoli si nascondevano dei veri e propri tesori.

Per finire, l’autore riesce sapientemente a trattare temi significati della storia italiana insegnando l’importanza della solidarietà e degli affetti veri che vanno oltre qualsiasi differenza di genere, razza e classe sociale.

Su questa terra, cara Matilde, siamo tutti di passaggio, nobili, ricchi e poveri, e perciò alla fine dei conti, diventano importanti solo gli affetti e il ricordo che lasciamo di noi e non le ambizioni conquistate a scapito dei sentimenti altrui, specie se questi ultimi sono i nostri figli.

Salvatore Savino

Nato a Napoli nel 1934. Figlio unico. Ho studiato a Napoli, sono diplomato perito elettrotecnico e laureato in Economia e commercio. Nel 1960 mi sono trasferito a Ivrea perché assunto in Olivetti e nello stesso anno mi sono sposato con Maria Grazia. Ho due figlie e cinque nipoti. Dirigente in Olivetti, in Alitalia, in Fiat e consulente per grandi gruppi industriali, ho continuato a vivere nella bella Ivrea. Ormai pensionato, amante dei libri e accanito lettore, ho dedicato il mio tempo libero a scrivere. Ho pubblicato un libro (biografia dei miei anni trascorsi a Napoli, come ricordo da lasciare ai miei nipoti) e ho scritto un romanzo che è in crowdfunding con bookabook.

Materiale fornito dall’autore

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