Recensione in anteprima: L’odore del ghiaccio che brucia

L’odore del ghiaccio che brucia

di Francesca Montali

Editore: bookabook

Recensione a cura di Rossana Bizzarro

Libro ordinabile mediante campagna Crowdfunding sul sito della casa editrice.
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Le balene in difficoltà sanno richiamarsi per migliaia di chilometri, utilizzando i canyon dei fondali oceanici come enormi casse di risonanza. Per le balene è vitale tenersi in contatto costante, sincronizzando le immersioni grazie all’udito. Una simile ancestrale sincronia deve aver portato Ynja al piccolo negozio di usato e antiquariato di Fríða, a Reykjavík. Il lavoro al negozio diventa per Ynja un posto sicuro, dove prendersi cura delle cose “già appartenute” per ridare loro nuova vita. Sarà proprio qui, nell’anno della Kreppa, in cui l’Islanda conoscerà la grande crisi, che Ynja inizierà a comprendere il significato della parola “appartenere” e così, suo malgrado, a credere: agli antichi proverbi, alle saghe e al Popolo Nascosto; ai valori, come unico e autentico potere di un popolo. Forse inizierà anche a credere all’amore e così a sperare di poter iniziare a raccontare anche per se stessa un’altra storia.

Per le balene è vitale tenersi in contatto costante, sincronizzando le emersioni e le immersioni, grazie all’udito.

Alcune sono in grado di comunicare attraverso enormi estensioni oceaniche, riuscendo persino ad agire da fari per la navigazione dei compagni in difficoltà e così a far trovare la rotta attraverso mari coperti dai ghiacciai.

Utilizzando i canyon degli abissi come enormi casse di risonanza, alcune balene riescono a chiamarsi per tutto un oceano. Ma non appena una balena smette di comunicare la sua presenza, per un’altra balena è come se svanisse. Le balene formano un branco solo quando, per la maggior parte del tempo, possono udirsi a vicenda.

L’odore del ghiaccio che brucia, meraviglioso romanzo di Francesca Montali, è un libro che affascina e coinvolge fin dalla prima pagina.

L’autrice, con molta maestria e abilità, costruisce un intreccio originale, ben studiato e per niente monotono.

Immergendosi a pieno nella lettura, la prima cosa di cui il lettore si rende conto è la scelta della Montali di descrivere tutto in modo preciso e minuzioso: luoghi, emozioni, sensazioni, persone.

A fare da sfondo a questa storia così intrigante è la nevosa e rigida Islanda, terra magnifica, con i suoi paesaggi mozzafiato, le leggende che nascondono un pizzico di verità, la Laguna Blu, la stupenda città di Reykjanes e il Popolo Nascosto, il quale si mostra soprattutto a chi ci crede davvero.

Se proprio devo dirla tutta più della metà di noi islandesi non si sogna neanche di mettere in discussione l’esistenza del popolo nascosto e sono in molti a sostenere di avere incontrato qualche creatura almeno una volta.

Catturato da questa storia affascinante, al lettore sembra quasi di ritrovarsi in quest’isola fantastica, dove tutti si conoscono, e di ammirarla in tutta la sua bellezza, rimanendo stupefatto ed incantato.

In un’isola come l’Islanda, quello della discrezione non è certo un compito facile. Tutti si conoscono e fanno il passaparola.

I temi affrontati dall’autrice sono vari, e vengono trattati tutti con estrema delicatezza e tatto: la crisi economica, il senso di abbandono, l’ansia, la voglia di amare ed essere amati, l’amicizia, l’adozione, la scelta di cambiare completamente la propria vita.

Ynja è una giovane donna che lavora in un negozio di usato e antiquariato.

Mi capita spesso di cercare di indovinare, ogni volta che entra un cliente, se comprerà qualcosa e, qualche volta, riesco persino a capire cosa: dipende dalla sua espressione del viso, dal suo modo di chiedere “permesso”, dal suo passo più o meno sicuro, dal modo di frugare fra gli oggetti con gli occhi e con le mani.

Far risplendere le vecchie cose, renderle come nuove per lei è fondamentale, è come se avessero un’altra occasione di essere importanti per qualcuno.

È come se i clienti sentissero quello che vedo, quello che amo, quello che curo. Gli oggetti forse assumono come un fascino nuovo, che solo i miei occhi gli conferiscono. È così sono i miei occhi a portare gli oggetti alle persone.

Un incontro avvenuto per caso con un giovane italiano porterà Ynja a riflettere su molte cose, soprattutto sull’importanza di appartenere a qualcosa o qualcuno.

I personaggi di questo travolgente romanzo sono tutti dotati di elementi e caratteristiche che li contraddistinguono. Ognuno di loro ha difetti e pregi diversi dagli altri, che li rendono veri e unici agli occhi del lettore.

La protagonista è una ragazza dal carattere piuttosto introverso e spigoloso. Ha un passato difficile da cui cerca di sfuggire, anche se inutilmente in quanto prima o poi esso ritorna, e inevitabilmente bisogna fare i conti con ciò che si è cercato di dimenticare o comunque di allontanare.

Ynja però è anche una giovane donna che vuole essere felice, provare dei sentimenti, sentirsi di appartenere a qualcuno.

Si crea da subito una forte empatia con questo personaggio femminile misterioso e nello stesso tempo intrigante.

Il lettore percepisce le sue sensazioni, le sue emozioni, le sue angosce, rivive i suoi stessi dolori, arriva persino quasi a sentire i suoi pensieri.

Attraverso uno stile ricercato, studiato e una scrittura semplice e fluida, Francesca Montali dà vita ad una storia dalla trama appassionante ed ammaliante, da cui è difficile staccarsi anche solo per un attimo.

Si ha quasi il timore che qualsiasi interruzione possa far svanire quell’aura di magia e di tranquillità che ci avvolge durante la lettura e che trapela dalle pagine del romanzo. Per cui è quasi fondamentale leggerlo tutto d’un fiato.

Significativi ed interessanti sono anche i riferimenti alle balene, alla loro vita, alle loro abitudini e nonostante la loro grandezza possa spaventare, in realtà sono mammiferi dolcissimi, a cui la protagonista sembra essere legata particolarmente.

Io, che la prima volta che ho visto una balena e l’ho sentita respirare, a pochi metri dalla barca su cui mi trovavo, ho capito che stavo venendo al mondo di nuovo. La balena, il mammifero più antico, più dolce e più misterioso del pianeta.

L’odore del ghiaccio che brucia è un libro che lascia sensazioni ed emozioni piacevoli, difficili da cancellare; inoltre penetra nel cuore del lettore lasciando uno splendido ricordo e la speranza di ritrovare Ynja e i suoi amici, quelli veri e anche quelli immaginari.

Il passato è passato, ciò che conta è il presente e tutto quello che da qui, da ora, costruirò con le mie mani.

Francesca Montali

Nata a Parma il 19/10/1981, vive a Montechiarugolo in provincia di Parma.
Si laurea a Parma e si specializza a Bologna. Ha lavorato e lavora tutt’oggi nei servizi che si occupano del supporto e della cura alle famiglie.
Appassionata di scrittura, ha sempre pubblicato testi e lavori a carattere scientifico.
“L’odore del ghiaccio che brucia” è il suo primo romanzo in prosa.

Perché ho scritto questo libro?

Questo è un libro che avrei voluto leggere e così me lo sono scritto. Non doveva essere una storia d’amore e neppure una saga familiare: doveva solo raccontare le vicende di quella che io chiamo una “famiglia elettiva”. E, per riuscire ad essere proprio la storia che avrei voluto leggere, non avrebbe mai dovuto definire con chiarezza il confine fra il vero e il non vero, fra il possibile e l’impossibile. Perché questo resta patrimonio di ciascun lettore e mai di un autore.

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