Recensione: “L’ anima ciliegia” di Lia Levi

Cari lettori,
torna in libreria Lia Levi con un nuovo appassionante lungo racconto che parla di amore, di ricerca e di solitudine. Una solitudine diversa da quella a cui siamo soliti pensare. Una lettura che si esaurisce in poche ore ma che lascia il segno.

L’ anima ciliegia

Lia Levi

Editore: HarperCollins Italia
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 26 settembre 2019
Pagine: 384 p., ill. , Brossura
EAN: 9788869055591

Recensione a cura di Nelide

Paganina nasce negli anni ’30, da un padre così ateo che voleva chiamarla Ateina (ma poi non se l’era sentita). Conformemente ai desideri paterni Paganina ha sviluppato un carattere forte e indipendente, e un’inclinazione per l’eroismo e gli eroi. Così quando incontra Guglielmo, che è stato partigiano con suo fratello Spartaco e ha fatto saltare da solo un camion di tedeschi, sa che è lui l’eroe che vuole al suo fianco. Le basta presentarsi, “Sono Paganina”, per dare inizio a un amore che attraverserà tutta la vita. E assieme all’amore la vita sarà percorsa da altre grandi passioni, su tutte quella della politica, che tanto starà a cuore a Spartaco, importante funzionario del PCI, ma coinvolgerà tutta la famiglia, gli altri fratelli, cognate e nipoti, e i figli di Paganina e Guglielmo che sono arrivati poco dopo il matrimonio. Una passione che non sarà priva di lati oscuri, di tradimenti, svolte a vuoto, come quando Lucio, il secondo figlio di Paganina e Guglielmo, ombroso e bastian contrario di natura, si avvicinerà a chi pensa di cambiare il paese con le armi, o come le numerose crisi che le varie coppie che costellano le pagine del romanzo si troveranno a dovere affrontare. Bilanciando con maestria le grandi tappe della storia italiana, a partire dal primo dopoguerra e per arrivare quasi ai nostri giorni, con le vicende private di Paganina e della sua famiglia, Lia Levi, con una lingua al tempo stesso lieve e acuminata, racconta la storia di una donna comune e straordinaria e delle persone che lei, riamata, ha amato.

«Paganina aveva un’anima ciliegia. Le succedeva così. Non appena cominciava a desiderare qualcosa con tutta se stessa, subito le spuntava accanto un altro desiderio, solo in apparenza diverso, e invece legato strettamente al primo. Come due ciliegie, insomma, di quelle che nascono accoppiate e poi le bambine si mettono a cavallo delle orecchie

Paganina non avrebbe mai potuto vivere senza un amore, non avrebbe mai potuto vivere senza figli. Tuttavia, qualcosa, a maggior ragione quando quei figli erano davvero arrivati, la portava a rifuggire nella sua anima ciliegia alla costante ricerca di solitudine. Era stato il padre, Pietro, a darle quel nome. Più che laico era proprio furiosamente ateo. Dio e “i suoi condomini terreni” erano il bersaglio preferito della sua ira. Dal temperamento forte e ribelle ma contrastato dalla vita e dal suo naturale scorrere, ben presto è stato costretto a piegarsi al volere altrui e proprio a quello divino. Questa figlia, la prima femmina, è sin dal primo momento la sua preferita, ecco perché in lei ha risposto il sigillo dell’ardente passione che continuava ad animargli il cuore. Il fratello prima di lei era stato chiamato Spartaco, come l’eroe gladiatore ribelle, dopo era arrivato Giustino, poi Paganina, Federico, seguito ancora da Sole, l’altra femmina, e infine Massimiliano.

È a quindici anni che Paganina comprende davvero quel che desidera. Ella desidera amare. Amare fortemente qualcuno e questo qualcuno sarebbe stato un eroe. L’eroe esisteva e glie lo portò a casa Spartaco. Siamo in piena caduta del Fascismo, la famiglia della giovane è chiaramente da sempre contraria al regime ma non tutti avevano potuto esonerarsi dal prestare servizio militare anche se il destino della resistenza è nel loro sangue. È proprio in occasione di uno dei rientri di Spartaco che l’anima gemella si palesa: il suo nome è Guglielmo, partigiano in Toscana, aveva conosciuto Spartaco mentre faceva da collegamento tra il comando alleato e le brigate partigiane, e con lui aveva combattuto l’ultima parte della guerra. Risaliti insieme lentamente fino al Nord in attesa della resa della Germania erano diventati grandi amici. Il partigiano agli occhi di Paganina era quel Dio che tutto può, a cui poco credeva ma di cui tanto aveva bisogno. Tra i due il sentimento era nato in brevissimo tempo e quando fu comunicato a Pietro, questo quasi non riuscì a credere che quel compagno di chiacchierate e aneddoti potesse diventare suo genero e che quella figlia così amata e ribelle potesse accontentarsi di far la maestra e non anche di viaggiare per il mondo alla riscoperta di luoghi sconosciuti. Per Paganina però era Guglielmo il vero viaggio in giro per il mondo, confondersi, esaltarsi in lui, era per lei la più grande delle avventure.

L’amore, la condivisione, l’unione. Guglielmo e Paganina sono una cosa sola.

«Ma quasi subito si era fatta avanti la sua anima ciliegia. Più amava e più desiderava la solitudine. La desiderava in modo tale da restarne stordita, come di fronte al mistero del paradosso mitico

Per quanto si sentisse pazzamente felice di averlo accanto, una passeggiata inaspettata riesce a farle rendere conto di quanta fame arretrata di solitudine avesse dentro di sé. L’anima ciliegia, mai scomparsa, era tornata in superficie e pretendeva di essere ascoltata. Ma cos’è davvero quest’anima ciliegia? Cos’è per Paganina questa solitudine così ricercata, così bramata? È la gioia, è la certezza. È quella pienezza che le viene donata dall’amore per Guglielmo che con il suo essere riusciva a renderla ricca come il ventre di una donna incinta. Tutto però cambia e ad un tratto, quella solitudine non è più quella solitudine, quella solitudine adesso rappresenta soltanto se stessa nel suo esser quieta e meditativa. Adesso l’anima ciliegia c’era, ma aveva un gambo solo e pendeva attaccata a niente. Paganina ha perso il suo eroe e lei, che così tanto lo ha cercato, può adesso amare uno sconfitto che ha chinato il capo?

«È bella la vita quando si cammina sottobraccio a un sogno»

Con “L’anima ciliegia”, deliziosa metafora con la quale Lia Levi ci accompagna in un profondo viaggio introspettivo, ha luogo la riscoperta del proprio essere. L’autrice, con una penna chiara e meticolosa e con uno stile inconfondibile che ricorda quello di una fiaba, invita il lettore ad interrogarsi, a guardarsi dentro. Il conoscitore inizia così a chiedersi se è felice, se è soddisfatto della propria esistenza, se è entusiasta dei propri rapporti, se questi sono sufficienti a “riempierlo” o se invece, quella necessità di solitudine dettata proprio dalla pienezza di questi, è ancora così vivida e necessaria in lui. Ancora, gli chiede, con delicatezza e dolcezza, di fare un bilancio del suo vissuto, di far i conti con le speranze disilluse, con il passato e con il presente, con le proprie aspettative future e con quelle disattese.

A chiudere ogni capitolo a mo’ di focus, una fotografia del tempo e dei protagonisti che è sinonimo per il lettore di sintesi, di chiarezza sul quanto accaduto e di apertura sul quanto accadrà nelle pagine che seguiranno.

Il risultato è quello di un componimento che parla di sentimenti, che parla di amore, di crescita, di ricerca. Un elaborato vivo, letteralmente. Uno scritto che arriva, che è veramente piacevole che si esaurisce in poche ore, che lascia il segno e che non si dimentica.

L’AUTRICE:

Scrittrice e giornalista, Lia Levi è autrice di molti libri per adulti e ragazzi per i quali ha ricevuto diversi premi. Ha fondato e diretto per trent’anni «Shalom», il mensile della comunità ebraica. La sua produzione letteraria è vasta e ha vinto numerosi premi. Tra i suoi libri: per le edizioni e/o Una bambina e basta (Premio Elsa Morante opera prima, 1994), Quasi un’estate (1998), Se va via il re (1996), e per Mondadori Ogni giorno di tua vita (1997), Una valle piena di stelle (1997), Da quando sono tornata (1998), Cecilia va alla guerra (2000), Maddalena resta a casa (2000), La gomma magica (2000), Che cos’è l’antisemitismo (2001), ll segreto della casa sul cortileRoma 1943-1944 (2001), Il sole cerca moglie (2001), il racconto La portinaia Apollonia (Orecchio acerbo), che racconta le persecuzioni contro gli ebrei attraverso gli occhi di un bambino. Con L’albergo della magnolia (e/o, 2001 e 2004) ha vinto il Premio Moravia; con La sposa gentile (e/o) il Premio Alghero Donna e il Premio Via Po. Sempre per e/o esce nel 2015 Il braccialetto, (Premio speciale della giuria Rapallo Carige, Premio Adei Wizo); nel 2016 Tutti i giorni di tua vita e nel 2018 Questa sera è già domani. Per Orecchio Acerbo nel 2016 è uscito Giovanna e i suoi re (con Simone Tonucci), e per Piemme Una famiglia formato extralarge. Per HarperCollins Italia nel 2019 pubblica L’anima ciliegia.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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