Recensione: “L’ ultima vedova” di Karin Slaughter

Buongiorno a tutti, lettrici e lettori, quest’oggi il libro di cui parleremo è l’ultima fatica letteraria, riuscitissima, della scrittrice statunitense Karin Slaughter.
Autrice prolifica, con questo thriller ci coinvolge e sconvolge con una storia esplosiva, e non solo metaforicamente, adrenalitica, ricca di suspense al cardiopalma.
Buona lettura!

 “Ogni parola ha conseguenze.
Ogni silenzio, anche.”
(J.P. Sartre)

L’ ultima vedova

Karin Slaughter

Traduttore: Adria Tissoni
Editore: HarperCollins Italia
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 3 ottobre 2019
Pagine: 472 p., Rilegato
EAN: 9788869055317

Recensione a cura di Pamela Mazzoni

Un rapimento inspiegabile. 2019. In una calda notte d’estate, Michelle Spivey, ricercatrice del CDC di Atlanta, il più famoso istituto al mondo per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, viene rapita nel parcheggio di un centro commerciale. Sembra sparita nel nulla, non ci sono indizi su chi l’abbia portata via o perché, e le autorità disperano di salvarla. Un attacco devastante. Un mese dopo, un tranquillo pomeriggio domenicale viene sconvolto dal boato di un’esplosione che scuote la terra, seguita da altre a pochi secondi di distanza. Un attentato terroristico ha devastato uno dei principali quartieri di Atlanta, sede della Emory University, di due importanti ospedali, del quartier generale dell’FBI e dello stesso CDC. Un nemico subdolo e diabolico. La dottoressa Sara Linton e il suo compagno Will Trent, investigatore del Georgia Bureau of Investigation, si precipitano sul posto e si ritrovano al centro di una cospirazione mortale che minaccia di distruggere migliaia di vite. Ma il loro istinto li tradisce… E quando anche Sara viene rapita, Will segue le sue tracce in incognito fino a un covo segreto sui monti Appalachi, mettendo a rischio la propria vita per salvare la donna che ama e sventare un massacro dalle proporzioni sconvolgenti.

Karin Slaughter ritorna con il suo nuovo thriller “L’ultima vedova” e si riconferma abile narratrice, miscelando con sapienza sia la parte descrittiva, minuziosa e dettagliata, sia l’azione, trascinante e spesso mozzafiato.

L’autrice è maestra anche nel sezionare mirabilmente i personaggi, mostrandoceli senza filtri, con le loro ferite interiori, le loro debolezze, ma anche con la grande forza che li contraddistingue e che li aiuterà a venire fuori dal pantano in cui si ritroveranno in questa storia.

Nel libro ritroviamo i protagonisti cari alla Slaughter: Will Trent, agente speciale del Georgia Bureau of Investigation, altrimenti detto GBI, una roccia dall’esterno, alto e muscoloso, possente, ma ancora debole nell’animo, marchiato a fuoco dagli abusi subiti da bambino, che gli hanno lasciato cicatrici ben visibili nel corpo e nel cuore, che ancora gli impediscono di aprirsi verso chi ama; Sara Linton, compagna di Will, anatomopatologa del GBI, donna intelligente e forte, che si porta dietro il peso di un evento traumatico del passato, che l’ha segnata per sempre; Faith, partner ed amica-complice di Will, madre sola e guerriera nell’anima; Amanda, vicedirettore del GBI, leader dal polso d’acciaio, dura, ma allo stesso tempo amorevole e protettiva come una madre e

che un legame affettivo forte lega a Will.

Sono proprio loro i cardini di questo racconto, che prende l’avvio dal rapimento nel parcheggio di un centro commerciale di una nota ricercatrice ed epidemiologa, Michelle Spivey.

“Era una scienziata dei CDC, i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, quindi le indagini erano in mano all’FBI. La foto sul giornale era quella della sua patente di guida.

Mostrava una donna attraente sotto i quaranta con una luce particolare negli occhi che persino la macchina fotografica scadente della Motorizzazione era riuscita a cogliere.”

Un mese dopo, durante un pranzo domenicale a casa dei genitori di Sara, usato da sua madre come pretesto per polemizzare sulla sua storia con Will, anch’egli presente, l’aria viene squarciata da alcuni boati. “Il fumo arrivava dal campus della Emory. Studenti, personale, due ospedali, il quartier generale dell’FBI, il CDC.”

E’ stato colpito un centro nevralgico, il bilancio dei morti e dei feriti è tragico.

L’incubo dell’11 settembre è sempre vivido e Sara e Will si precipitano nel luogo degli attentati per portare aiuto.

Scopriranno però tardi che i due ordigni fatti esplodere non sono altro che un diversivo e, nonostante Will si batta con tutte le sue forze rimanendo anche seriamente ferito, Sara viene portata via dalle stesse persone che tengono ancora prigioniera Michelle.

Ma qual è il motivo che li ha portati a rapire le due donne?

Perché proprio un’esperta di malattie infettive ed un medico legale?

Questa è solo la punta dell’iceberg, che cela un piano diabolico che, se attuato, porterà ad una tragedia immane.

Will sarà così costretto, coadiuvato da GBI e FBI, ad una tachicardica corsa contro il tempo, agendo sotto copertura fino a raggiungere i monti Appalachi, costretto a mettere a repentaglio la sua stessa vita per smantellare il macchinoso progetto e, soprattutto, per ritrovare Sara, la donna che ama sopra ogni cosa.

Un amore il loro che ha ancora per entrambi dei nodi da sciogliere, le ombre che incombono  devono smaterializzarsi: lui, con il suo riserbo ed i suoi silenzi, fatica a parlare, a svelare anche le piccole cose; lei, caparbia e forte, araba fenice indomabile risorta dalle ceneri di eventi tragici che l’hanno travolta ma non abbattuta, ha ancora delle remore a buttarsi a capofitto in questa storia, anche se sa che è lui l’uomo giusto, quello della vita.

“Si erano conosciuti al pronto soccorso del Grady Hospital. Will l’aveva guardata nel modo in cui un uomo guarda una donna. Non si era resa conto fino a quel momento quanto avesse desiderato quell’occhiata. Era stata attratta dal suo desiderio, ma a dire il vero Sara si era innamorata di lui per la sua mano.

E per essere assolutamente precisi, della sua mano sinistra.

Erano in piedi in uno dei lunghi corridoi sotterranei del Grady. Stava sopportando uno dei lunghi, esasperanti silenzi di Will. Stava per andarsene quando lui le aveva preso la mano.

La mano sinistra di Will.  La sua destra.

Aveva intrecciato le dita con le sue.”

Sara la combattente, anche nei momenti di assoluto panico seguiti al rapimento ed alla prigionia, cerca in tutti i modi di comunicare specialmente con il suo Will, lasciando dietro di sé messaggi sotto varie forme, uno scaltro Pollicino in rosa con le sue briciole.

Il nemico che Will si trova a fronteggiare è pericoloso: una milizia formata da ex militari, suprematisti bianchi razzisti e sessisti, che nascondono le loro bieche perversioni ed i loro abissi mostruosi dietro la facciata di un malato patriottismo, una setta animata secondo il loro distorto pensiero dal perseguimento di un fine elevato, ma in realtà un manipolo di sadici paranoici, instabili e armati fino ai denti.

“L’uomo bianco è stato messo in disparte. La nostra benevolenza, la nostra generosità ci sta portando sull’orlo dell’estinzione. Abbiamo ceduto troppi diritti alle donne, ai negri e agli uomini scuri di pelle. Abbiamo sventolato la speranza dell’opportunità e loro si sono presi troppo a loro esclusivo vantaggio.”

Molto interessante e coinvolgente è la modalità di narrazione dell’autrice: ogni evento viene infatti affrontato nei vari capitoli dai diversi punti di vista dei personaggi che lo hanno vissuto.

Quindi non più univoco, ma scansionato da varie prospettive, con la possibilità così di cogliere ogni volta sfumature e dettagli ulteriori.

Con gli orari a scandire lo scorrere del tempo che diventa uno stillicidio angosciante ma avvincente, con l’ora esatta che ci accompagna nello svolgersi del racconto, il pathos provato è intenso e ci piomba addosso la forte sensazione di rallentare, con gli attimi che diventano eterni.

Un libro dove, grazie alla padronanza linguistica e narrativa della Slaughter ed al ritmo serrato, la lettura si trasforma in una corda tesa.

Una storia che ti cattura subito e ti trasporta in un intricato labirinto, ma con un filo di Arianna che si srotola tra le pagine e che, unendo tutti i puntini fino ad allora sparsi e chiudendo il cerchio, ti conduce verso l’uscita, con un epilogo attesissimo e drammatico, con il cuore che perde un colpo.

Karin Slaughter

Libri di Karin Slaughter

Karin Slaughter è una scrittrice americana nota nel genere crime internazionale. Fra i suoi thriller, è nota la serie che ha come protagonista Will Trent, inaugurata con il best seller L’ombra della verità (Timecrime, 2012) e di cui Tre giorni per morire rappresenta il secondo volume. È stata insignita per quattro volte del prestigioso Crimezone Thriller Award.
Vive e lavora ad Atlanta.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

Condividi:
error

Be the first to comment

Rispondi