Recensione: “La conta” di Tamta Melasvili a cura di Monica Dal Cin

La conta

Tamta Melasvili

Traduttore: F. Peri

Editore: Marsilio

Collana: Romanzi e racconti

Anno edizione: 2018

In commercio dal: 11 ottobre 2018

Pagine: 108 p., Brossura

EAN: 9788831729871

Tre giorni sembrano poca cosa nella vita di una persona, ma per Ninco e Topi, due ragazzine che vivono in una zona di guerra, anche pochi attimi possono valere quanto l’eternità. E in quei tre giorni si svolgerà la loro storia, fatta di emozioni ed inquietudini, ma anche di affetti profondi e di complicità.

Ninco e Topi sono soltanto due adolescenti che si ritrovano a crescere in un mondo fatto di miseria e di brutalità, un mondo dove bisogna avere la pelle dura e venire a patti con quegli altri, quelli che volano, volano e hanno sempre da volare, tanto da farti nascere dentro il desiderio che quella bomba finalmente la sgancino, così da ammazzare tutti e distruggere la paura che fa diventare le giornate interminabili. Ninco è apparentemente la più scaltra tra le due, talvolta impertinente e intrepida, ma porta comunque dentro di sé il dolore della perdita, perché suo padre è partito con un aereo, l’aereo più bello di tutti, quello che è volato più lontano. Topi, timida e introversa, ha bisogno dell’amica per lanciarsi in imprese avventurose che la fanno sentire grande, quasi una donna. Vivere la propria adolescenza nel mezzo di un conflitto diventa così una sfida al mondo che sembra voler spazzare via ogni legame e che traccia una linea di confine tra i sé e coloro che hanno la roba, quelli che possono permettersi il lusso di non morire. Eppure, in quel pezzo di terra devastato dal tormento, l’amicizia di Ninco e Topi rimane solida, cristallina e sembra che le due ragazze diventino sempre più complementari, pur nella loro diversità: sono due raggi di sole che si fanno spazio tra nubi scure e si riflettono nello stesso mare, due fuochi fatui nell’oscurità della guerra. Ed è proprio seguendo le loro storie che il lettore può riscoprire una parte di se stesso che aveva dimenticato, un tesoro nascosto chissà dove dentro la sua umanità. Quel tesoro è un piccolo intreccio di speranza e sogni, un segreto che si sussurra piano tra le macerie di un paese che non appartiene più ai suoi abitanti. Ninco e Topi rincorrono quel sogno in mezzo a un campo disseminato di mine, cercando di sentirsi vive e di tenere insieme le loro anime traballanti. E noi rimaniamo immobili, quasi sospesi sopra le loro fragili esistenze, nascosti in un angolo, ad ascoltare le loro chiacchiere, fatte di quel misto di ingenuità e furbizia tipiche di due tredicenni che sono ancora bambine, ma devono anche essere grandi, crescere velocemente, per poter affrontare innumerevoli avversità. La scrittrice ha saputo tessere questa storia con una scrittura immediata, talvolta tagliente, senza introdurre i dialoghi con l’interpunzione, ma trasportandoci direttamente dentro le parole delle protagoniste, rendendoci partecipi dei loro pensieri e della loro incantevole, ingenua, profonda saggezza, che sola può appartenere a chi vive in perenne equilibrio tra le contraddizioni del mondo e quelle che si annidano dentro di sé.

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