Recensione: “La corona del potere” di Matteo Strukul

Buongiorno cari lettori, oggi vi presentiamo l’attesissimo seguito delle sette dinastie di Matteo Strukul: preparatevi a tornare indietro nel tempo, a vivere guerre sanguinose e passioni travolgenti perché anche questa volta il libro vi regalerà emozioni intense.

La corona del potere

 Matteo Strukul

Editore: Newton Compton Editori
Collana: Nuova narrativa Newton
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 5 ottobre 2020
Pagine: 512 p., Rilegato
EAN: 9788822742087

Recensione a cura di Antonella Punziano

1494. L’ombra di Carlo VIII si allunga come una maledizione sulla penisola italica. Intanto Ludovico il Moro ha da tempo usurpato il ducato di Milano. A Roma Rodrigo Borgia, eletto papa, alimenta un nepotismo sfrenato e colleziona amanti. Venezia osserva tutto grazie a una fitta rete di informatori, magistralmente orchestrata da Antonio Condulmer, Maestro delle Spie della Serenissima, mentre il re francese valica le Alpi e, complice l’alleanza con Ludovico il Moro, giunge con l’esercito alle porte di Firenze. Piero de’ Medici, figlio del Magnifico, la­scia passare l’invasore, accettandone le condizioni umilianti e venendo in seguito bandito dalla città che si offre, ormai prostrata, ai sermoni apocalittici di Girolamo Savonarola. Mentre il papa si rinchiude a Castel Sant’Angelo, Carlo marcia su Roma con l’intento di saccheggiarla, per poi mettere a ferro e fuoco Napoli e reclamare il regno nel nome della sua casata, gli Angiò. L’inesperto Ferrandino non ha alcuna possibilità di opporsi. In un’Italia sbranata dal “mal francese”, che dilaga come un’epidemia mortale, convivono lo splendore del Cenacolo di Leonardo da Vinci e l’orrore della battaglia di Fornovo; le passioni e la depravazione del papa più immorale della Storia e le prediche apocalittiche di un frate ferrarese che finirà bruciato sul rogo…

Anche in questo secondo capitolo Matteo Strukul tratteggia un meraviglioso affresco dell’Italia Rinascimentale. Ancora una volta al centro della storia ci sono le vicende di sette famiglie: gli Sforza di Milano, i Medici di Firenze, i Condulmer di Venezia, gli Estensi di Ferrara, i Colonna e i Borgia di Roma e gli Aragonesi di Napoli

Le loro vicende questa volta sono accumunate da un unico e pericoloso nemico che dovranno fronteggiare insieme se vorranno vincere: il re francese Carlo VIII, favorito dalla divisione tra i regni italiani e dalle numerose lotte interne, ha invaso l’Italia e, forte di un numeroso e forte esercito, riesce a conseguire numerose vittorie accingendosi alla marcia su Roma.

Con lo stesso stile del precedente romanzo le vicende si spostano da un regno all’altro regalando al lettore la possibilità di vivere quasi in tempo reale le singole storie che attraversano i diversi regni.

La storia ha inizio a Forlì dove Caterina Sforza riesce a ribaltare la disfatta legata alla congiura degli Orsi. Vent’anni dopo la ritroviamo Firenze, nel ruolo di madre del piccolo Giovanni dalle Bande Nere.

Caterina guardò la scena e rimase immobile. Le parve che il suo sangue si fosse tramutato in ghiaccio e, impietrita, non poté fare né dire nulla. Non si alzò in piedi, non parlò. Ma dentro, il suo cuore urlava. Aveva dato alla luce quel ragazzo e lo aveva cresciuto, tentando di essere la madre migliore possibile. E ora doveva rimanere inerte, mentre un assassino, un rifiuto umano, minacciava di sgozzarlo sotto il suo sguardo.

Morti i grandi e valorosi condottieri e imperatori che avevano reso grandi i loro paesi, figli ed eredi non si mostrano allo loro altezza: deboli, a volte succubi di donne ambiziose, non riescono nemmeno ad intessere alleanze giuste per fronteggiare il nemico con la conseguenza che le scelte politiche e militari risultano più influenzate dalla paura che dall’oculatezza e lungimiranza.

«Caterina Sforza ce lo ha confermato. Aveva concesso il proprio appoggio a Ferrandino, il figlio di Alfonso, immaginando che Carlo scendesse lungo la Romagna. Ma non appena il re ha scelto Firenze per il proprio passaggio, l’aragonese, lungi dal cercar battaglia, si è ritirato, adducendo come ragione la necessità della sua presenza a Napoli. La signora di Forlì ha osservato che, per quanto inesperto e insicuro, Ferrandino si prepara a prendere lo scettro d’Aragona. Le nostre spie ci hanno altresì riferito che Alfonso non sarebbe in grado di gestire la difesa».

«Dunque il giovane principe d’Aragona sarebbe una scelta migliore, se non altro», replicò Condulmer.

«Naturalmente. Ma potrebbe mai un giovane inesperto resistere a un esercito di trentamila uomini che avanza con i più terribili cannoni di sempre?»

Costretti alla fuga o al bando lasciano che l’Italia diventi una facile preda.

E non saranno solo le guerre a mietere vittime in questo straordinario romanzo. Una epidemia subdola quanto veloce comincia a mietere vittime prima nell’esercito francese estendendosi poi a quelli italiani. E’ il cosiddetto male francese, noto come sifilide, che complice la promiscuità della situazione e la lontananza prolungata da casa trova facile strada. Il paragone con l’attuale situazione viene quasi spontaneo anche se le condizioni sono diverse ma lo stigma e l’isolamento rimangono elementi comuni.

In questo, pare aiutarci anche la sorte dal momento che, fin dal loro arrivo a Napoli, si è diffusa in città un’epidemia che sta mietendo vittime sia fra i soldati di Carlo sia, ahimè, fra i poveri napoletani. Probabilmente, i mercenari al seguito di Carlo si lavano talmente poco da aver generato questo morbo».

«Ho sentito dire qualcosa del genere. Lo chiamano “il mal francese”».

«Milano è diventata oramai una suburra francese. Lo so, lo sento: Carlo tornerà e metterà metterà questa città a ferro e fuoco. Credevo di trovare un alleato e invece ho affidato Milano alle mani di un carnefice. E ora pago le conseguenze della mia incapacità. Ho la netta sensazione che tutta la morte che mi circonda sia figlia dei miei terribili errori. Credo che l’epidemia che sta mettendo in ginocchio l’Italia trovi risposta nello spregio della morale e nell’incapacità di guardare al di là dei propri confini, giacché ogni ducato, repubblica, regno non è capace di forgiare con gli altri un’alleanza o intesa degne di tale nome. Perfino mia nipote Caterina pare posseduta da un’insaziabile foia, dato che è ormai certo il suo terzo matrimonio.

Forti e spietati, saggi e lungimiranti, freddi calcolatori, fedeli servitori della patria, validi condottieri o crudeli assassini: sono questi i tratti degli uomini protagonisti del libro ma, più in generale dell’Italia rinascimentale. Ma questa volta valore e coraggio si alternano a vigliaccheria e paura e ad emergere saranno grandi e valorose donne: moglie, amanti, figlie tutte incredibilmente forti e senza nulla da invidiare ai loro uomini. Ed ancora una volta la loro lungimiranza ed arguzia finirà in qualche modo per influenzare gli esiti delle guerre e quelli delle alleanze.

A loro si alternano nuove e ambigue figure: il Rinascimento è infatti l’epoca di Leonardo da Vinci, che con le sue opere ammalierà i potenti del tempo ma anche del fanatismo moralizzatore di Savonarola che, al contrario genererà paura e ipocrisia, laddove non vero e proprio bigottismo.

Leonardo aveva molte virtù ma l’ordine e la disciplina non rientravano fra queste. E tuttavia in quella confusione v’era un fascino strano, bislacco, una dimensione altra che gli permetteva di astrarsi e trovare quella concentrazione del tutto necessaria per poter ragionare sulle proprie ossessioni. Quel fatto spesso spaventava i suoi visitatori e committenti. Alcuni di loro si chiedevano che diavolo facessero i suoi aiutanti. Le voci sull’incuria e la bizzarra avidità di Salaì andavano moltiplicandosi. Ma a Leonardo non importava affatto. E per quanto quel ragazzo fosse, per molti versi, uno scavezzacollo, a lui ispirava solo una grande simpatia. Quanto detto, però, non valeva per il duca di Milano. Ed era questa la ragione della loro profonda amicizia: il fatto che Ludovico il Moro non lo giudicasse per ciò che appariva ai suoi occhi. Non gli importava che lui avesse i capelli e la barba lunghi, gli abiti sgargianti, l’ironia sferzante, o avesse per aiutante un magnifico ragazzo, del tutto privo di morale.

Il tutto reso godibile dalla scrittura ammaliante di Strukul che, pur nella complessità della descrizione storica, riesce a rendere il libro una lettura appassionante e mai noiosa, in un crescendo di sviluppi e di azioni che sono dei veri e propri colpi di scena per chi non conosce nel dettaglio le vicende storiche narrate.

La narrazione non è mai lenta ma è scandita da un ritmo crescente di intensità che intriga e coinvolge e gli eventi storici descritti con dovizia di particolari, a volte crudi o scabrosi, ma che rendono molto realistica l’atmosfera e l’ambientazione e che riflettono uno studio molto accurato del periodo storico.

E infine, l’autore si conferma un abile pittore di personaggi e luoghi: mirabile la descrizione delle personalità dei protagonisti e degli ambienti in cui si svolgono le vicende.

Una volta mio padre mi disse una cosa: Napoli non va dominata ma va sedotta. Come una donna bellissima. Perciò quello che voglio dirvi, oggi, è che se anche Carlo VIII dovesse sconfiggerci, egli non avrà vita facile. Crederà, come altri che l’hanno preceduto, di poter violentare questa città. Di poterla domare come una giumenta selvaggia. Ma non è così che si diventa re di Napoli, credetemi. È giusto combattere per lei. Ma solo se poi la si ama fin nel profondo. Se si è in grado di apprezzarne la bellezza, assecondandone i ritmi lenti e dondolanti, comprendendo la natura più vera della sua gente. Se non si è pronti a qualcosa del genere allora tanto vale perderla. Perché non riuscirete mai a farla davvero vostra».

Ferdinando ascoltò quel che suo padre diceva. Non comprendeva appieno il senso di quelle parole, ma sentiva che Alfonso aveva capito di quella città molto più di chiunque altro e che in quel suo strano monologo l’anima di Napoli pareva rivelarsi.

Ci sarà un seguito? Noi ci auguriamo vivamente di sì.

Matteo Strukul

Libri di Matteo Strukul

Scoperto da Massimo Carlotto, ha pubblicato presso le Edizioni e/o La ballata di Mila (vincitore del Premio speciale Valpolicella 2011 e semifinalista al Premio Scerbanenco 2011) e ha anche scritto la sceneggiatura del fumetto Red Dread (Lateral Publish 2012), basato sulle avventure dell’eroina del suo primo romanzo, Mila Zago, disegnato da Alessandro Vitti e vincitore del Premio Leone di Narnia 2012 come miglior fumetto seriale italiano.
Laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in Diritti europeo dei contratti, collaboratore con “Il Mattino di Padova”, “La nuova di Venezia e Mestre” e “La tribuna di Treviso”. Ha inoltre ideato e fondato Sugarpulp, movimento letterario veneto che ha ricevuto la benedizione di Joe R. Lansdale e Victor Gischler, nonché direttore artistico dello Sugarpulp Festival. Dirige Revolver, nuovo marchio editoriale di Edizioni BD dedicato al noir. Fra i suoi libri ricordiamo la saga de I Medici (Una dinastia al potere,vincitore del Premio Bancarella 2017, Un uomo al potereUna regina al potere e Decadenza di una famiglia), La giostra dei fiori spezzati. Il caso dell’angelo sterminatoreI cavalieri del Nord. Nel 2018 esce Rinascimento, il genio e il potere dai Medici ai Borgia (Mondadori). In collaborazione con il fumettista Andrea Mutti ha scritto la saga Vlad, edito da Feltrinelli.

Materiale fornito dalla casa editrice

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