Recensione: “La diga sull’oceano” di Osvaldo Guerrieri

Cari lettori,
quello che vi presentiamo oggi è un romanzo dai profumi storici, dai caratteri biografici e dalle apparenti “fantasie insensate”, un componimento che racchiude al suo interno il fascino scientifico e il mistero di un sogno enorme che se realizzato avrebbe potuto cambiare le sorti del mondo intero. Un libro, ancora, avvalorato da una prosa eccelsa e dal giusto ritmo narrativo.
Buona lettura!

La diga sull’oceano. La folle avventura di Atlantropa

Osvaldo Guerrieri

Editore: Neri Pozza
Collana: Piccola biblioteca Neri Pozza
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 3 ottobre 2019
Pagine: 190 p., Brossura
EAN: 9788854518490

Recensione a cura di Nelide

Era un’impresa al limite delle possibilità umane ma tecnicamente realizzabile, disse l’autore di quel disegno pazzesco, l’architetto bavarese Herman Sörgel. Bastava disseccare il Mediterraneo innalzando tre dighe, una sullo Stretto di Gibilterra, una sui Dardanelli e una terza tra la Sicilia e la Tunisia; collocare su quelle dighe delle immense turbine che avrebbero assicurato energia elettrica a buona parte dell’Europa; ottenere nuova terra da bonificare per coltivarla ed edificare le nuove «città del sole». Una volta realizzato, il super continente sarebbe stato in grado di trattare alla pari con i due giganti che premevano all’orizzonte: il blocco americano da una parte e quello asiatico dall’altra. Esponente del Bauhaus, Sörgel non faticò a cooptare le più geniali menti costruttive dell’epoca, da Peter Behrens a Erich Mendelsohn a Emil Fahrenkamp, e a sedurre scienziati, governi, filosofi, scrittori e rappresentanti del grande capitale degli anni Venti e Trenta del Novecento. La diga sull’oceano ricostruisce la storia di questa grande avventura dell’immaginazione al servizio dell’umanità, ponendo sotto i riflettori della narrazione romanzesca il suo artefice e l’ambiente nel quale egli operò: la Repubblica di Weimar, il Bauhaus, il Nazismo – che avversò profondamente il progetto di Sörgel – la Liberazione con i giganti, i nani e i mostri che ne furono i protagonisti o le comparse.

Ormai superati i trent’anni e sempre più vicino ai quaranta, Herman Sörgel aveva un sogno: quello di sconfiggere le guerre. Come? Con Alatropa il nuovo super continente che avrebbe racchiuso al suo interno l’Europa e l’Africa portando alla realizzazione di un progetto arduo ma che se realizzato sarebbe riuscito a cambiare radicalmente il destino del vecchio e nuovo mondo.

«Il nuovo super continente appariva ai suoi occhi seducente come una sfilata di Valchirie a cavallo e abbagliante come una silhoutte pacifista e paneuropea, pacifista perché paneuropea, secondo un elementare rapporto di causa ed effetto. Ormai la faccenda era chiara. Almeno dentro di lui. Alla stregua di uno specchio stregato e dopo un adeguato trattamento, il Mediterraneo si sarebbe svuotato della propria acqua, sarebbe diventato un ex mare ridotto a un’immensa pozzanghera solcata non dalle navi, non più, ma dai treni e dalle automobili, quasi che quel pelago così antico, così carico di miti e di letteratura, così stupendamente guerreggiato, avesse cambiato nel volgere di alcuni anni destino e natura

Ciò avrebbe portato anche lavoro perché per il prosciugamento e l’opera di unificazione sarebbe servito un gran numero di manodopera e dunque, presupponeva l’architetto, fino al 2030/2040 milioni e milioni di persone sarebbero state impiegate debellando così anche il problema della disoccupazione. È un sogno, questo dell’ideatore, che può diventare realtà ma che può diventare anche una vera e propria condanna. È un progetto che non lo vede solo nella sua realizzazione ma che, anzi, lo vede affiancato da altri amici e colleghi quali Hans Pölzig, Fritz Höger, Emil Fahrenkamp, Peter Behrens, persone di valore, urbanisti di straordinaria capacità immaginativa ed esecutiva, immancabilmente pronti, come di fatto accade, a far squadra intorno a lui per dare sviluppo pratico a un progetto in cui a loro volta non potevano che credere.

Ma tante sono le difficoltà che si susseguono nella realizzazione della diga. A una prima malattia che ha portato a rallentarne la messa in opera segue e consegue un periodo storico che non perdona, che non transige, che non ammette repliche.

«Adesso Söregel cominciava a pensare che obiettivo della Gestapo fosse Alantropa. Volevano affossare il progetto nel momento in cui avevano capito che anche gli Stati Uniti si mostravano interessati a lui e al suo lavoro, erano passati all’azione. Questo pensava Söregel e non credeva di sbagliare. Che tristezza, però»

Architetto classe 1885 Herman Sörgel è il maggior esponente del movimento espressionista. Come filosofo è invece noto per essersi occupato di teoria spaziale e questioni geopolitiche e in particolare per aver ideato Atlantropa, un continente utopico che, per mezzo della costruzione di una diga, avrebbe dovuto chiudere lo stretto di Gibilterra. Per la realizzazione della sua idea necessario era un abbassamento del livello del Mar Mediterraneo sfruttando la differenza di livello tra questo e l’Oceano Atlantico. Si sarebbe così generata energia idroelettrica e, con detto abbassamento, si sarebbero altresì incrementate le aree di terreno arido attorno al nostro mare. Purtroppo, però, nel 1942 i nazisti proibirono allo studioso la pubblicazione delle sue opere. Il progetto di Atlantropa non vide mai luce e fu definitivamente abbandonato poco dopo la sua morte occorsa nel 1952.

Con una penna precisa, meticolosa ed erudita che ben si mixa ad un ottimo lavoro di ricerca e di approfondimento, Osvaldo Guerrieri riporta alla luce l’avventura di un uomo del passato e di un sogno, un sogno in cui ha creduto con tutto se stesso e che non ha potuto vedere la luce. Quella che viene delineata è una vera e propria biografia che nulla risparmia a chi legge ma nemmeno alla sua memoria.

Il testo ha inoltre il doppio merito di far conoscere una personalità storica realmente esistita al lettore che non ne era a conoscenza e al contempo consente a chi al contrario già lo conosceva di acuire ulteriormente l’apprendimento della medesima.

Un elaborato soddisfacente sia come trama che come spunti di riflessioni e dati storici.

AUTORE:

Osvaldo Guerrieri è nato a Chieti e vive a Torino. È critico teatrale de La Stampa, attività per la quale ha ricevuto nel 2003 il premio Flaiano. Con Neri Pozza ha pubblicato L’insaziabile (premio internazionale Mondello 2009), Istantanee (2009), I Torinesi (2011, BEAT nel 2013), Col diavolo in corpo. Vite maledette da Amedeo Modigliani a Carmelo Bene (2013), Curzio (2015). I suoi racconti Sibilla d’amore e Alè Calais sono diventati spettacoli teatrali rappresentati in Italia e a Parigi.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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