Recensione: “La piramide degli spiriti” di Virgjil Muçi

La piramide degli spiriti

 Virgjil Muçi

Traduttore: Adriana Prizreni
Editore: Salento Books
Collana: Passage
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 27 giugno 2019
Pagine: 202 p., Brossura
EAN: 9788849711837

Un romanzo che è una satira dell’Albania degli anni Novanta, la parabola di un paese che dopo l’uscita dal comunismo cerca disperatamente di arricchirsi e di far parte dell’Occidente. Sorta di “antipoema” dove non ci sono eroi, tutt’al più antieroi, “La piramide degli spiriti” racconta la storia del manager americano-albanese Mark Mara, che dopo esser finito in carcere a causa di operazioni finanziarie poco pulite arriva in Albania, la terra dei suoi antenati. Quello di Mara è un viaggio dal significato anche spirituale, l’approdo in un paese che lui immagina povero e ancora immune dai vizi del consumismo. La realtà, però, è ben diversa dalla sua immagine idealizzata: in Albania brulicano le piramidi finanziarie e anche Mara decide di creare la propria, salvo poi finire travolto dal caos in cui precipita il paese quando quelle piramidi crolleranno una dopo l’altra. Per il protagonista questo sarà l’infrangersi di un sogno o l’occasione di partire per un’altra avventura non prevista?

Satira e Storia, ironia e drammaticità, sono i due eleganti sodalizi che fanno de La Piramide degli spiriti di Virgjil Muçi un romanzo di gradevole lettura, che non manca di autenticità e di potenza narrativa. Mark Mara, il protagonista del racconto, torna nel suo Paese d’origine, l’Albania, in cerca di redenzione, dopo una vita sprecata in America, tra eccessi e illegalità. Spera il nostro protagonista, di trovare una terra così come gliel’ha sempre descritta sua madre, di una serenità accattivante e di una purezza idilliaca. Tutte le sue speranze vengono però disilluse, non appena mette piede in terra albanese. Mark si ritrova in un Paese egoista e che tenta la risalita con i mezzi più sbagliati. Mara si rende velocemente conto che la corruzione in Albania la fa da padrone e tale consapevolezza è alla base della perdita del suo orientamento. L’uomo tenta di rimanere avvinghiato al suo progetto iniziale, vuole vivere un’esistenza serena e pulita, ma la confusione del Paese lo travolge, tanto da portarlo a creare la sua piramide finanziaria, che nulla ha di pulito e che è lontana da ogni forma d’ innocenza. Curato lo stile narrativo di Muçi, che affronta con raffinata, se pur sprezzante ironia, il delicato tema della situazione albanese. Un Paese storicamente allo sbando, con il regime prima e con la fase di transizione dopo, alla ricerca del riscatto e del proprio posto nel mondo. Una corsa alla “sistemazione” affrontata in maniera piuttosto sbagliata e confusionaria, in un’Europa che spesso ha girato le spalle a una terra ferita e martoriata. Un viaggio fisico quello di Mara, che fa da specchio al viaggio dell’anima albanese, una traversata che lo stesso autore definisce “di connotazione bibllica”: la fuga dall’Inferno del regime, la via di transizione rappresentata dal Purgatorio, e la riuscita finale data dal Paradiso. Belle le descrizioni fatte da Muçi dei luoghi, delle persone molto ben delineate e delle emozioni che traspaiono dai botta e risposta. Geniale la comicità con cui descrive i fatti, in realtà pregni di forte drammaticità. Buona la carica emotiva con cui riesce a far arrivare al lettore il racconto, con un silenzioso invito alla riflessione. Non urla Muçi, non innalza il dolore della Nazione usando le lacrime: sottolinea la sofferenza, attraverso il sarcasmo, senza minimamente sminuire l’importanza dei fatti. La Piramide degli spiriti è il romanzo vincitore del Premio Kadare 2018, un prestigioso riconoscimento che viene attribuito annualmente in Albania al miglior libro dell’anno.

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