Recensione: “La sedia del custode” di Bahaa Trabelsi

Cari lettori,
ancora una volta vi proponiamo un thriller che si affaccia sullo scenario culturale dei nostri giorni; La sedia del custode. L’opera di Bahaa Trabelsi rappresenta un popolo, una cultura alla disperata ricerca di progresso e libertà.
Buona lettura!

La sedia del custode

Bahaa Trabelsi

Traduttore: Tiziana Prina
Editore: Le Assassine
Collana: Oltreconfine
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 30 settembre 2018
Pagine: 199 p., Brossura
EAN: 9788894979084

Recensione a cura di Francesca La Piana

A Casablanca, città in cui si mescolano valori moderni e tradizionali, un serial killer firma i suoi delitti con citazioni del Corano, convinto di essere il designato da Dio per epurare la città dai suoi miscredenti. L’uomo, originario del profondo Sud del Marocco, è sicuro infatti di detenere tutta la verità ed è divorato da un odio profondo per coloro che per il loro comportamento considera empi: li scruta di continuo dalla sua sedia di custode di un condominio, trasformata in un punto di osservazione e di controllo del quartiere di lusso dove lavora. L’inchiesta sull’insospettabile serial killer è condotta da un commissario un po’ depresso, che ama bere: questi, durante le indagini, conosce Rita, una giornalista curiosa ed emancipata che vive sospesa fra due culture, quella occidentale e quella musulmana. L’anonimo pluriomicida continuerà le sue gesta? E Rita non sarà forse un obiettivo ideale per il solitario psicopatico?

Bahaa Trabelsi grazie alle edizioni “Le Assassine”, e all’originale idea di realizzare una linea editoriale che dà spazio allo sfondo sociale e culturale in cui sono ambientati le narrazioni dei testi, propone, il thriller La sedia del custode. Quest’ultimo è un concentrato plurivalente di tematiche attualissime con marcata attenzione alla cultura marocchina e islamica. L’autrice racconta di un popolo conservatore attaccato morbosamente alla religione, descrive una Casablanca violenta, in continua lotta tra radicalismo e modernità.

In questo realistico e tormentato scenario avviene un omicidio, “a Casablanca i crimini sono all’ordine del giorno. Questi fatti di cronaca sono la manna per le rubriche dei quotidiani e dei settimanali”, anche se, questa volta, non sarà un caso isolato a far discutere perché i delitti si susseguono.

A indagare su questi omicidi efferati è il commissario Abid, un uomo tormentato dalle mille sfaccettature, ombroso, pragmatico ma che suscita un forte interesse nel lettore.  Ad affiancare il poliziotto non troviamo la solita squadra speciale che si occupa di casi violenti ma, un personaggio curioso, insolito: Rita, una giornalista ribelle, una donna emancipata che si scontra con il pensiero comune della civiltà marocchina, che lotta per l’emancipazione, la modernità e per la conquista dei diritti dell’essere umano, soprattutto per il genere femminile.

La sedia del custode contiene più personaggi, ma nonostante ciò, la narrazione viene esposta attraverso tre voci narranti: Abid, Rita e il serial killer, questo schema permette al lettore di avere una visione più ampia del racconto, ma soprattutto crea un legame intimo con questi protagonisti, tutti, suscitano emozioni rilevanti che vanno dalla rabbia allo stupore.

La vicenda scorre soffermandosi sulle vittime prescelte dal serial killer, un omosessuale, un ebreo e un ladro. In realtà sono persone del tutto normali come se ne incontrano ogni giorno a Casablanca, ma per il killer sono Uomini corrotti, donne adultere, ladri, peccatori uomini che vivono al di fuori delle vie tracciate di Allah, giorno dopo giorno, vi abbuffate di soldi, di sesso, di peccati, non avete nessuna compassione per gli altri, li umiliate, gli togliete il pane di bocca. Allah non ama gli sgarri ostentati alle sue direttive. Agendo io salvo la mia pelle e la vostra. La purificazione è necessaria, e il paradiso di Allah è in fondo al cammino.

Quindi è la religione islamica a spingere il killer a uccidere? O Bahaa Trabelsi usa un “simbolismo” per identificare lo squilibrio di un individuo?

Eccola, la caparbietà di un’autrice, che con semplicità e sottintesi, fa di un unico argomento due parallelismi dissimili; in questa trama crea un concentrato plurivalente di contraddizioni, dubbi, integralismi, libertà e rivoluzione.

Un contesto tetro che si colora però dalla “quasi” storia d’amore tra il poliziotto e la giornalista.

Temi pungenti e di forte impatto quelli da lei trattati, che quasi mettono in secondo piano lo scenario “serial killer-poliziotto”. La Trabelsi compone un’opera di larghe vedute e dà uno schiaffo morale al radicalismo e ai fanatici religiosi. Osa, fino a far riferimento agli attacchi islamici di Parigi e di Nizza.

La sedia del custode quindi, non è un semplice thriller, esso mostra sì la violenza, ma non solo quella di un singolo individuo bensì quella coercizione che si allarga a macchia d’olio su una popolazione bigotta e tradizionalista che male interpreta le “parole” divine, le usa, le manipola per un torna conto personale.

Bahaa Trabelsi non si lascia intimorire e lancia tra queste pagine un forte grido di speranza.

L’unificazione dei rituali, del pensiero criminale, e delle uniformi stentate del nuovo fascismo islamico; Tutte quelle donne velate, tutti quegli uomini barbuti vestiti come gli afghani, quelle moschee che debordano i marciapiedi, non siamo noi, non assomigliano al vero Marocco”.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

Condividi:
error

Be the first to comment

Rispondi