Recensione: “La strada di Casa” di Kent Haruf

Cari lettori, oggi vi presento un libro del grande scrittore Kent Haruf, un altro capolavoro che non smentisce il suo stile e la sua visione della vita e del destino e il cui finale lascia modo a chi lo legge di dare sfogo al suo senso morale e alle sue riflessioni.

La strada di casa

 Kent Haruf

Traduttore: Fabio Cremonesi
Editore: NN Editore
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 18 giugno 2020
Pagine: 194 p., Brossura
EAN: 9788894938616

Recensione a cura di Maria Ruggieri

Scritto prima della Trilogia della Pianura e già con la stessa grazia letteraria, La strada di casa è l’ultima opera non ancora tradotta di Haruf in Italia. Il canto di una comunità ferita, un romanzo epico che ha tutti i segni distintivi del classico americano moderno. Jack Burdette è troppo grande per la città di Holt e per i suoi abitanti. Ex giocatore di football, cacciato dal college con un’accusa di furto, poi militare in missione all’estero, quando sembra aver messo la testa a posto lascia improvvisamente la sempre più stretta e scomoda… finché Jack non scompare con la cassa dell’azienda per cui lavora, lasciando la moglie e due figli. Dieci anni dopo, la città non ha perdonato né dimenticato. Eppure Jack torna un’ultima volta, con una macchina vistosa e un passato ingombrante, per far saltare di nuovo ogni convenzione e ogni certezza, senza alcun rimpianto. Ancora una volta Kent Haruf, con la sua scrittura tenera e implacabile e il suo sguardo asciutto ed empatico sulla vita e il destino, ci racconta la storia di un’umanità fragile, ostinata e tenace.

L’ennesimo romanzo che, con gli altri, non smentisce il pensiero di Haruf sull’umanità e ci offre uno scorcio sulla disperazione come esperienza individuale e sociale, e sul senso di giustizia, totalmente assente nel mondo e del tutto arbitraria.

Pat, direttore del giornale locale Holt Mercury, racconta la vita fuori dall’ordinario vissuta da Jack Burdette, suo amico dal periodo della scuola, in un lungo flashback che segue la descrizione del suo inaspettato ritorno a Holt dopo otto anni di assenza.

Ci viene presentato un Jack Burdette che “aveva un brutto aspetto. … Era diventato grasso, obeso, ormai sformato, eccessivo; era calvo e la carne pendeva dal suo corpo come sugna.”

Per tutta la sua vita Jack era stato grande, troppo grande, per la sua famiglia, per la scuola, per tutta la città di Holt.

“Divenne una presenza sempre più ingombrante. E non mi riferisco solo alle nostre esistenze, ma alla vita di tutta la città. Perché ormai era cresciuto. Era più alto e più forte: più alto e più forte di chiunque altro a scuola. … Era come un adulto in mezzo ai bambini, un colosso tra i pigmei.”

Jack vive un’esistenza tutta sua, circondato dagli amici che riunisce sempre intorno a sè perché gli piacciono le lodi che tessono su di lui, sul suo essere un grande giocatore, “impareggiabile, incredibile, brutale.”

Era il fenomeno della città e piaceva agli uomini: “le prese in giro, le manate sulle spalle erano una lusinga da adulti, un’approvazione che gli piaceva e di cui aveva bisogno.”

Il suo modo di vivere, però, è particolare: tutti si aspettano da lui cose insolite, mentre lui agisce solo in base ai suoi capricci, non si cura di chi lo circonda e si impone ovunque, ma in modo inconsapevole, quasi per una sua energia innata.

Facilmente si mette nei guai, e il bello è che non gli importa delle conseguenze, convinto com’è che ne uscirà sempre pulito.

“Era pieno di sé. La sua era una natura dominante.”

Anche il lavoro che riesce a trovare, ai silos di una cooperativa agricola, è un lavoro per lui gratificante, in mezzo a persone che lo ammirano, e che gli permette di vivere da solo.

Incredibilmente, riesce ad avere successo anche in amore. E’ amato follemente da Wanda Jo Evans, di cui tutti dai tempi della scuola sono innamorati, che lo amerà per tantissimi anni, nella speranza di diventare qualcosa di più di un appuntamento del sabato sera.

Il loro “era un amore degradante. E assumeva diverse forme. Una delle quali erano senz’altro i calzini puliti.”

A pelle, e per come viene presentata all’inizio, la figura di Jack risulta sgradevole, altezzosa, un gran bevitore, arrogante ed egoista, nonché manipolatore, perché se gli interessa qualcuno sa sedurlo alla perfezione per trarne i suoi vantaggi.

Jack Burdette poteva piacere molto alle donne, era in grado di esercitare un fascino e una capacità di persuasione notevoli, quando c’era in ballo una donna. È proprio così: nelle occasioni in cui gli interessava ciò che una donna pensava di lui e ogni volta in cui le reazioni di una donna alle sue parole facevano la differenza – vale a dire: ogni volta che voleva qualcosa da lei –  Jack riusciva a essere molto convincente.”

Ma ad un certo punto Jack spiazza tutti e fa una scelta che lascia tutti incerti e senza parole.

Sposa Jessie, “donna molto tranquilla e solitaria. Aveva gli occhi bruni, i capelli castani e una magnifica pelle chiara, era di statura inferiore alla media e piuttosto magra, eppure non era minuta. Non dava l’idea di iuna ragazzina al debutto in società o di una creaturina schiva. Non era nemmeno realmente graziosa. Cioè, era affascinante, molto affascinante.”

Un matrimonio che arriva come un fulmine a ciel sereno e di cui nessuno si capacita, visto che Jack fa da sempre coppia fissa con Wanda Jo Evans.

Ma anche in questo caso, le presunte buone intenzioni di Jack e il suo presunto “aver messo la testa a posto” durano poco, anzi pochissimo.

Perché a un certo punto, senza apparente motivo e inaspettatamente, Jack scompare.

Di lui non si sa più nulla per otto anni, ma più passa il tempo, più cresce nei suoi concittadini un odio feroce e un feroce desiderio di vendetta nei suoi confronti.

Alla storia di Jack Burdette si intreccia la storia di Pat Arbuckle, che lui stesso racconta, con episodi della sua vita, del suo matrimonio e di come inesorabilmente il suo destino è legato a quella di Jack.

La figura chiave è proprio Jessie, ma “nessuno di noi sapeva cosa pensare di lei. Chi era davvero? Non lo sapevamo. Era come se un elegante uccello esotico fosse volato fin qui una primavera e avesse deciso di restare, senza peraltro aspettarsi alcun tipo di sostentamento o addirittura di rapporto con chi o cosa la circondasse.”

Straniera in terra straniera, Jessie resiste nella cittadina che le è ostile, determinata a condurre la sua vita regolarmente senza farsi condizionare da niente e da nessuno e si costringe ad una vita durissima pur di risarcire i suoi concittadini dei danni causati da suo marito.

A tal punto di fare sacrifici impensabili, arrivando ad esserne distrutta.

“La gente di Holt pensava che a quel punto avrebbe pianto. Pensavano che sarebbe crollata. Immagino fosse quello che volevano. Ma lei non lo fece. Forse aveva oltrepassato il punto in cui le lacrime di un essere umano hanno un senso, difatti girò la testa, chiuse gli occhi e dopo un po’ si addormentò.”

La storia di un’umanità fragile, di una giustizia inesistente a cui non si può fare ricorso perché il protagonista calcola tutto nella sua “malvagità”.

Una storia quasi surreale in cui un personaggio brillante, che promette bene e pieno di talento,  come lo conosciamo all’inizio della sua vita, alla fine delude tutte le aspettative di chi lo ammirava facendo le scelte sbagliate, le cui conseguenze si ripercuotono sugli altri, in particolare sui suoi concittadini e su sua moglie. Che prova a riscattarlo, ma senza riuscirci.

E lui, ovviamente, rimane indenne da qualunque malefatta abbia commesso, come aveva già previsto. Perché è un gran calcolatore e quando torna a casa pretende che nulla sia cambiato, calpestando i sentimenti di coloro che gli stanno intorno.

Un grande Haruf, che consiglio di leggere per quel senso quasi di impotenza che lascia ma sempre con un finale aperto…

Libri di Kent Haruf

Kent Haruf (1943-2014), scrittore americano, dopo la laurea alla Nebraska Wesleyan University ha insegnato inglese. Prima di dedicarsi alla scrittura ha svolto diversi lavori, come operaio, bracciante, bibliotecario. Grazie ai suoi romanzi, tutti ambientati nella fittizia cittadina di Holt, ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speciale dalla PEN/Hemingway Foundation. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award, mentre Benedizione è stato finalista al Folio Prize.

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