Recensione: “La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante

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Cari lettori,
dopo aver letto la saga de “L’amica geniale” tanta era la trepidazione e l’attesa per questo nuovo appassionante romanzo a firma Elena Ferrante. Molteplici sono le tematiche che vengono affrontate in questo elaborato, vari sono gli interrogati che sono suscitati, numerose le domande che cercano una risposta perché alla fine tutti siamo alla ricerca del nostro posto nel mondo, del nostro essere e del nostro “io sono” in una realtà che porta alla dimensione adulta tagliando in modo netto, e spesso implacabile, quella che era la fase adolescenziale.
Buona lettura.

La vita bugiarda degli adulti

Elena Ferrante

Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 7 novembre 2019
Pagine: 336 p.
EAN: 9788833571683

Recensione a cura di Nelide

Il bel viso della bambina Giovanna si è trasformato, sta diventando quello di una brutta malvagia adolescente. Ma le cose stanno proprio così? E in quale specchio bisogna guardare per ritrovarsi e salvarsi? La ricerca di un nuovo volto, dopo quello felice dell’infanzia, oscilla tra due Napoli consanguinee che però si temono e si detestano: la Napoli di sopra, che s’è attribuita una maschera fine, e quella di sotto, che si finge smodata, triviale. Giovanna oscilla tra alto e basso, ora precipitando ora inerpicandosi, disorientata dal fatto che, su o giù, la città pare senza risposta e senza scampo.

Giovanna, detta Giannì, è nata il 3 giugno 1979, una data immediatamente successiva al giorno della Festa della Repubblica ma che di politico non ha nulla a che vedere. E questo perché dietro il volto non particolarmente grazioso di questa adolescente che all’inizio dell’opera inizia a fronteggiare i primi problemi con la scuola e che ha dodici anni, vi è la famiglia. Una famiglia benestante, borghese, che è fatta di felicità apparente, una famiglia in cui uno shock è sempre più prossimo e prende voce dal paragone con la sempre denigrata zia Vittoria da parte del padre.

«Perché mio padre aveva pronunciato quella frase, perché mia madre non l’aveva contraddetto con forza? Era stato un loro scontento dovuto ai brutti voti o un allarme che prescindeva dalla scuola, che durava chissà da quando? E lui, lui soprattutto, aveva pronunciato quelle brutte parole per un dispiacere momentaneo che gli avevo dato, o col suo sguardo acuto, di persona che sa e vede ogni cosa, aveva individuato da tempo i tratti di un mio guasto futuro, di un male che stava avanzando e che lo sconfortava e contro cui lui stesso non sapeva come comportarsi

Questa consapevolezza rivelata dal genitore più amato e idealizzato che per lei è sempre stato un modello, un uomo con cui poter condividere emozioni e passioni, è un vero e proprio trauma. Essere per lei paragonata a quella parte della famiglia nota per essere composta da “sagome ululanti di disgustosa scompostezza” di dubbia apprezzabilità, rappresenta l’affronto peggiore. Cosa può fare allora Giannì se non mettersi alla ricerca di quella zia Vittoria così contestata e odiata? E una volta trovata, come resistere a quella fascinazione che colei, con i suoi modi popolari e così contrapposti alla vita borghese a cui era solita, sa palesare? Lei che vive al Pascone, la zona industriale, lei che vive a ridosso della povertà, lei che fa delle cose più comuni un prezioso tesoro, la conquistano così come tutta quella energia e quella vita, quella verità che va oltre le apparenze, quel sesso che non è un tabù. Per Giannì ha cioè inizio un viaggio verso l’età adulta. Ma qual è la prima cosa che effettivamente impara di questa nuova fase della vita la protagonista? Che spesso alla base dei rapporti vi è la bugia. Una bugia fatta di ipocrisia, di omissioni, di circostanze plasmate ad immagine e somiglianza della necessità del momento, di ricatti spesso impliciti eppure lancinanti, di appartenenze che di fatto soventemente non ci appartengono davvero.

Ed ecco che quel mondo a cui tanto era orgogliosa di appartenere e quei legami di cui era tanto fiera, quelle figure che tanto aveva idealizzato, si sgretolano. Giovanna cambia, muta le proprie inclinazioni, lascia quella strada spiegata per lei, lascia gli studi, abbraccia usi e costumi diversi da quelli conosciuti, cede alle attenzioni di Corrado, eppure, eppure, non smette mai di cercarsi. Persiste ad essere alla propria ricerca, persiste a cercare quel posto nel mondo che la possa accogliere o che possa completare quel puzzle in cui quei tasselli non vogliono proprio combaciare, cerca, con l’ansia e l’inquietudine di una persona privata delle sue certezze e dei propri punti fermi, quel qualcosa che nel mondo sia vero e non solo frutto di un costrutto, di un artefatto. Lo troverà questo qualcosa? L’incontro con Roberto porterà l’opera ad un livello ulteriormente successivo, un ulteriore piano che insieme ad altri elementi e personaggi che si susseguono conducono ad un epilogo che porta la ragazza ad abbracciare in un suo personalissimo modo l’età adulta e che al contempo ha quella forza disturbante che lascia interdetti, che sa scuotere, portare a riflessioni il conoscitore, che sa disturbare.

E così la Ferrante arriva. Sdubbia, fa arrabbiare, si fa rileggere, incuriosisce con lo spazio di quell’ignoto e con quelle domande che un po’ tutti ci siamo posti e a cui tutti abbiamo cercato – o stiamo ancora cercando – risposte, scrolla, sconquassa. Ma non accontenta il lettore con un libro studiato ad hoc. Questo è un testo libero, che trasuda dell’autrice, che è intriso di lei, che ha tutta l’impronta de “L’amica geniale”, ma non è studiato a tavolino per far contento chi legge o per offrirgli un prodotto. È un libro che rivendica il suo essere libero, il suo essere pagina scritta, il suo contenere emozioni contrastanti, forti e stratificate, il suo voler essere volutamente complesso, il suo voler essere totalmente e completamente se stesso. Anche se può far storcere il naso, anche se può far titubare, anche se può far soffrire. Anche se non è un libro positivo, anche se mancano totalmente spiragli di luce, anche se lascia perplessità, anche se tanti sono i punti interrogativi. Ecco perché è un romanzo pienamente riuscito.

L’autrice

Elena Ferrante è autrice dell’Amore molesto, da cui Mario Martone ha tratto il film omonimo. Dal romanzo successivo, I giorni dell’abbandono, è stata realizzata la pellicola di Roberto Faenza. Nel volume La frantumaglia racconta la sua esperienza di scrittrice. Nel 2006 le Edizioni E/O hanno pubblicato il romanzo La figlia oscura, nel 2007 il racconto per bambini La spiaggia di notte illustrato da Mara Cerri e nel 2011 il primo capitolo dell’Amica geniale, seguito nel 2012 dal secondo, Storia del nuovo cognome, nel 2013 dal terzo, Storia di chi fugge e di chi resta e nel 2014 dal quarto e ultimo, Storia della bambina perduta, finalista al Man Booker International Prize 2016. Nel 2019 le Edizioni E/O hanno pubblicato L’invenzione occasionale, che raccoglie i testi pubblicati originariamente in inglese sul Guardian nella traduzione di Ann Goldstein nel corso del 2018. Nell’autunno del 2018 è andata in onda, in Italia su Rai 1 e TIMVISION e negli Stati Uniti su HBO, la prima stagione della serie tratta dal romanzo L’amica geniale, con la regia di Saverio Costanzo. “La vita bugiarda” (Edizioni E/O) è il suo ultimo romanzo.

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