Recensione: “L’apprendista geniale” di Anna Dalton, a cura di Francesca La Piana

L’ apprendista geniale
Anna Dalton

Editore: Garzanti Libri
Collana: Narratori moderni
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 30 agosto 2018
Pagine: 270 p., Rilegato
EAN: 9788811603030
Prezzo: 16.90€/ 9.99€ (e-book)

TRAMA:
Andrea, una ragazza comune riesce a realizzare il sogno della sua vita, entrare in una delle scuole di giornalismo più prestigiose al mondo grazie ad una borsa di studio.
Tra quelle aule l’ambizione è il motore di ogni cosa e ci sono persone pronte a tutto pur di ostacolarla, pur di intralciare la conquista dei suoi obiettivi. Per fortuna accanto a lei ha amici che sono l’uno la forza dell’altro. C’è Marilyn, Andre, Uno e soprattutto l’enigmatico ragazzo che si fa chiamare Joker. Con loro, Andrea si sente più al sicuro e più determinata a diventare una giornalista. Non può deludere la persona a cui anni fa ha promesso di esserlo. Anche se ci vuole un coraggio che pensava di non avere.

RECENSIONE:
“L’apprendista geniale”, solo dal titolo non avrei mai scelto questo libro per una mia lettura, non prediligo questi generi e ho fatica nel portarli al termini, ma su consiglio di un “genio”, ho deciso di iniziare questa sfida per me. Non prima però, di essermi documentata. Molti sul web, parlano di un gran libro; quasi tutte sono le opinioni positive e tutte come conclusione finale, hanno citato il sogno. Un sogno che si realizza. Beh, per me non è stato così, è stato molto di più.
Questa è come se fosse la mia piccola premessa, ora andrò per gradi, ma no, elaborando un riassunto o analizzando punto per punto il romanzo, per questo c’è già la trama sopra, e l’analisi del testo è per i professionisti, io cercherò solo di spiegare da semplice lettrice cosa mi ha lasciato questo libro e come io l’ho interpretato.
Come ho scritto sopra, ero scettica nel leggere questo libro, infatti iniziandolo, mi sono subito detta è piatto, monotono, ma volevo darmi e volevo dare al “libro” una chance. Così ho continuato.
La prima cosa che mi ha colpita, ed è stato il mio primo appunto è questa figlia, Andrea, innamorata della madre; si evince un enorme rispetto, una forte ammirazione e una totale stima per questa madre, per questa donna emancipata ed in carriera (era una caporedattrice, di un importante giornale); è come se la figura di questa donna (che muore precocemente e non è parte principale del racconto) fosse lo spirito guida del libro. Proprio per questo, non ho avuto subito un idea chiara e precisa della protagonista, Andrea o meglio di Leia (è così che verrà chiamata nel libro dalle persone che le stanno più vicino), ci sono voluti diversi capitoli affinché prendessi “confidenza” con lei. (Poi lo amata, perché in fondo siamo un po’ tutti come Leia). Non riuscivo a capire se il suo desiderio di diventare una grande giornalista era dovuto dal dovere di portare avanti quella promessa fatta da bambina alla madre (ovvero diventare una giornalista). Ho avuto l’impressione che andasse avanti per compiacere la madre morta, per non tradirla, ma mi sono ricreduta.
Primo punto a favore del libro, l’amore per la madre, così come il rapporto con George, il padre, un rapporto di complicità, affetto e protezione. Questo rapporto quasi idilliaco con entrambi i genitori, non è facili da ritrovare, c’è sempre uno scontro con un genitore, e non è semplice raccontarlo in maniera così spontanea e fluida, quindi brava all’autrice che è stata sensibilissima e capace di cogliere l’essenza di una famiglia, di una famiglia unita.
Secondo step; all’impatto questo libro, potrebbe sembrare un semplice romanzo dove viene raccontata la passione giornalistica di una qualunque ragazza, e anche io credevo fosse così perché nel libro vi sono tanti riferimenti alla storia giornalistica; si nota una grande conoscenza dell’argomento, così come si riscontra un ottima conoscenza della città di Venezia (luogo in cui si svolge il racconto). In entrambi i casi, si evidenziano numerosi dettagli, pari a un libro descrittivo, l’autrice scrive minuziosamente tutti i luoghi e gli ambienti in cui si svolgono le peripezie di Andrea (questo è un elemento che non mi ha entusiasmato molto). Andando in fondo però credo che la Dalton abbia voluto dare molto di più.
Questo libro, affronta temi e problematiche sociali attuali, è un misto di realtà che si uniscono quasi in simbiosi.
Abbiamo il solito luogo comune di una ragazza semplice che viene catapultata da una vita quotidiana stabile, ad una “vita” ricca di colpi di scena, cercando con ogni mezzo di ripararsi dagli attacchi duri della “vita”. In fondo siamo tutte un po’ Andrea, ragazze insicure che come un’unica certezza, hanno il compito di proteggersi dal dolore, ognuna con i mezzi che ritiene più consoni. E Andrea, come cerca di farsi scudo dalla cruda realtà? Attraverso il giornalismo, nel primeggiare nell’ambito scolastico. Infatti è così che cerca di fare, arrivata in questa prestigiosa scuola di Venezia, senza sapere che il suo compito non sarà solo avere la media più alta, ma sarà affrontare il suo cambiamento, la sua evoluzione, la sua crescita.
La sua presa di coscienza avviene a piccoli passi; lei sola, bullizzata e ridicolizzata dal gruppo più in vista della scuola (argomento, quello del bullismo attuale e diffusissimo, purtroppo). Gradualmente e con non poche difficolta riesce a ribellarsi, ma soprattutto non si ritrova più sola, perché dopo varie peripezie ed ostacoli, riesce ad inserirsi nel gruppo più “strano” della scuola.
Un gruppo “colorato”, mi sembra il termine più opportuno per descriverlo, perché troviamo ragazzi di razza differente, ragazzi omosessuali, ragazzi stanchi della vita e ragazzi che invece la prendono in modo leggero la vita. Ragazzi che in comune, nonostante le palesi differenze, hanno la voglia e la necessità di condivisione, di sentirsi parte di qualcosa, di essere in grado di aiutare, rispettare ed essere pronti a qualsiasi cosa per aiutare il prossimo, e non importa se sia amico o meno. Perché ha ragione Andrea quando scrive che bisogna “Essere entusiasti delle cose e delle persone e crederci, crederci fino in fondo”. E lei alla fine ha creduto, ha creduto in se stessa e a quella storia d’amore pronta a nascere.
Che dire in conclusione, penso di aver detto abbastanza, è un libro che vale la pena leggere, un libro profondo, attualissimo, è a mio avviso di forte impatto sociale, visto i temi affrontati che vanno dal bullismo, all’integrazione, all’emancipazione femminile, alla violenza sulle donne quindi temi abbastanza forti, a temi più semplici, più leggeri come la nascita di un amore, di una splendida amicizia, ma soprattutto la conoscenza di noi stessi e delle nostre possibilità, che non è semplice.
Hanno ragione quando dicono che non si deve mai giudicare un libro dalla copertina, ma se devo proprio trovare delle pecche in queste pagine oltre all’aspetto per me, troppo descrittivo, sono le ricche, le tante, le tantissime citazioni dei film, ma del resto Anna Dalton è anche un attrice.

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