Recensione: “Lascia che sia” di Grazia Nardi

Ben ritrovati a tutti, da buoni lettori sapete che poco conta la lunghezza di un libro per decretarne la  piacevolezza.
Ci sono tomi con un’infinità di pagine che lasciano con un pugno di sabbia in mano e, al contrario, piccoli libri paragonabili a minuscole ostriche che racchiudono perle rare, di un valore immenso.
Ecco, così è il libro che mi accingo a presentarvi.
Il suo titolo è “Lascia che sia”, la sua meravigliosa autrice Grazia Nardi.
Non ve lo lasciate scappare.

Nascere non basta.
È per rinascere che
siamo nati.
Ogni giorno.”
(Pablo Neruda)

Lascia che sia

Grazia Nardi

Editore: Aletheia Editore
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 24 marzo 2018
EAN: 9788894981131

Recensione a cura di Pamela Mazzoni

Un giorno di sole, una passeggiata solitaria nel bosco, un momento interiore durante il quale un flusso di pensieri si affaccia alla mente, rivelando un malessere profondo e ben radicato.

Si fa spazio così l’impellente bisogno di fare il bilancio di una vita vissuta da comparsa, con scelte fatte più per convenzione che convinzione, la netta sensazione di aver barattato la propria identità in cambio di un’esistenza vuota, diventando un’anima smarrita in un pantano di sopportazione e rassegnazione.

Da questo input inizia a dipanarsi una storia autobiografica dolceamara, una sorta di diario sentimentale dove l’io narrante è l’autrice stessa.

Un soliloquo intimo e profondo il suo, il sofferto dialogo interiore di una donna amareggiata, delusa, arrabbiata con gli altri ma soprattutto con sé stessa, per aver permesso alla vita di approfittarsi così di lei e con la netta sensazione di essere stata ingannata da tutti e tutto.

Con una scrittura chiara e diretta ed una narrazione senza fronzoli Grazia Nardi ci permette di arrivare diretti al suo cuore, rendendoci partecipi di episodi drammatici della sua vita, toccando le corde della nostra anima e facendole vibrare di emozione.

L’autrice riesce a farci percepire le cose come lei le sente, sfoderando una potenza tale da far girare il mondo al contrario per darci il modo di soffermarci a riflettere su ogni singola parola impressa sulla pagina.

La Nardi tratta qui temi piuttosto scottanti, primo tra tutti la violenza sulle donne, ma con un garbo ed una delicatezza tali da farci anche sorridere nel corso del racconto, che altro non è che il  percorso verso la presa di coscienza di sé, del suo essere un individuo ben delineato, una persona completa e pronta ad affrontare una vita nuova.

“È come un vecchio paio di scarpe con due numeri inferiori al mio. Anche se non mi sta più, devo tenermelo perché così fan tutti? Nossignori! Manco per niente. Non mi va di adattarmi ad un modo di vivere e di sentire che non sento più mio. Sono una disadattata? Forse. Se disadattata vuol dire che non mi accontento più della vita che ho, di voler cambiare la realtà in cui vivo, bè, allora sì, sono una disattata. Ecchissenefrega.”

Ma un’evoluzione così fortemente voluta non può essere repentina, anni di un’esistenza vissuta sottovuoto, intrappolata in un involucro sterile l’hanno resa debole, incapace di reagire alle avversità, in balìa degli eventi; un susseguirsi di vicessitudini che hanno forgiato catene dure da spezzare, tanto che tra le pagine fa capolino la voce della coscienza, identificata con quella della madre, che tenta di dissuadere l’autrice dal percorrere il sentiero di rinascita intrapreso, con la convinzione di non meritarsi un cambiamento doveroso ma che fa paura.

Un ultimo anelito di sottomissione, un rimasuglio di senso di colpa in un animo disabituato all’amor proprio.

Il cammino in quel luogo tanto caro alla Nardi, però, innesca il meccanismo giusto, l’involucro si rompe, lasciando fuoriuscire una persona nuova, consapevole, sgravata dai pesi che si trascina dietro da tempo. Un’araba fenice finalmente pronta a vivere la vita da protagonista.

“È come se avessi dormito e sognato per anni il sogno di altri. Forse tutto è solo un sogno. Forse anche adesso sto sognando di svegliarmi. Forse. Ma da ora in poi scelgo io cosa mettere nel mio sogno. E chi. Non il sogno che altri mi hanno detto che sia giusto che io debba sognare. Da ora in poi decido io ciò che è giusto per me. Finchè vivo ho libertà di scelta. Finchè scelgo sono un essere cosciente e pensante. Libero, perché così sono stato creato. E perché così voglio.”

Liberatorio arriva anche il perdono, in primis verso sé stessa e di conseguenza verso gli altri, anche nei confronti di chi le ha fatto del male.

Un’assoluzione omnicomprensiva che colloca ogni pezzo al posto giusto, a formare un quadro d’insieme che adesso acquista una nuova luce.

Ed allora, e solo allora, arriva la pace interiore, quella che culla lo spirito.

Quella stessa pace che, da ora in avanti,  di fronte alle cose spiacevoli le farà dire “Lascia che sia.”…..

Materiale fornito dall’autore

Ciao! Lo sai che siamo affiliati Amazon? Se ti piace il nostro blog e vuoi acquistare questo libro clicca sul link qui sotto! Tu non spendi un soldo in più aiuti noi a crescere e migliorare!
Grazie

Condividi:
error

2 Commenti

  1. Con le lacrime agli occhi e con profonda emozione e commozione vi ringrazio di vero cuore. Le parole non riescono ad esprimere ciò che provo adesso…dunque Grazie! Grazie! Grazie!💖

Rispondi