Recensione: “Le colpe della notte” di Antonio Lanzetta


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Le colpe della notte

Antonio Lanzetta

Editore: La Corte Editore
Collana: Underground
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 4 aprile 2019
Pagine: 265 p., Rilegato
EAN: 9788885516762

Recensione a cura di Antonella Punziano

La sera in cui i suoi genitori sono morti, Cristian è uscito di casa sbattendo la porta, arrabbiato con il mondo. Non avrebbe mai immaginato cosa lo aspettava al suo ritorno: un lago di sangue sul pavimento della cucina e la pistola d’ordinanza stretta tra le dita di suo padre. Un omicidio suicidio, avevano detto. E poi era stato spedito al sud, a Castellaccio, nella casa famiglia di Flavio, che continua a salvare ragazzini dal buio in cui a volte vengono risucchiati. Davvero il padre di Cristian ha ucciso la madre e poi si è tolto la vita? Qualcosa di oscuro sembra nascondersi dietro quello che apparentemente è un inspiegabile delitto e Damiano, lo Sciacallo, inizia la sua indagine personale, trovandosi come sempre a scavare fino alle radici del male. Mentre prova a rimettere insieme i pezzi della sua vita, Cristian conoscerà il dolore, l’amicizia, la paura, e comprenderà che alcune ferite non si rimarginano mai. Come quelle di Girolamo, un maresciallo dei carabinieri in pensione, ossessionato dall’Uomo del Salice e dalla scomparsa di una bambina avvenuta negli anni ottanta.

Colpe della notte è il terzo libro di Antonio Lanzetta dove ritroviamo i tre amici Damiano, noto come “lo Sciacallo”, Stefano e Flavio, coinvolti in un’indagine che affonda le sue origini in un passato lontano ma ancora vivo.

Anche questo volta l’autore ha scritto una storia davvero originale, dal ritmo incalzante che non annoia mai il lettore ma lo coinvolge a tal punto da immedesimarsi non solo con i suoi protagonisti ma nelle stesse vicende.

Accanto al ritrovato Damiano, troviamo un altro protagonista, il giovane Cristian, le cui vicende daranno il via all’indagine condotta dallo Sciacallo, e non solo.

In questo libro, infatti, il lettore di troverà di fronte a due storie che corrono in parallelo, entrambe dal ritmo incalzaate, che  finiscono per intrigarlo ed appassionarlo, portandolo ad un finale davvero inaspettato.

Da un lato c’è la storia di Cristian, la cui vita, fino a quel momento scandita da un lento e monotono susseguirsi di giorni ognuno uno uguale all’altro, cambia repentinamente la sera in cui litiga con il suo padre per poi ritrovarlo morto poco ore dopo. Un padre che lui riteneva distante e dedito solo al suo lavoro, un padre che giudica senza capire, un padre che punisce ma non comprende.

 “Cristian conosceva due cose della vita. La prima era che a World of Warcraft un party di giocatori non aveva alcuna speranza di abbattere un boss di livello epico, se i guaritori facevano schifo.

Sulla seconda cosa, invece, non aveva dubbi. Suo padre era uno stronzo

Rimasto orfano, Cristian viene mandato a Castellaccio, una casa famiglia del Sud Italia, dove viene seguito da Stefano, uno psicoterapeuta tormentato ma in gamba, che ha ricostruito la vita dedicandosi ad accogliere ed aiutare ragazzi speciali.

Dopo un inizio difficile, Cristian conosce Jay-C ed Orso: con loro inizierà un’avventura pericolosa quanto speciale che lo porterà a trovare qualcosa che fino ad allora aveva potuto sperimentare solo nel mondo virtuale dei videogiochi, l’amicizia.

A Castellaccio aveva conosciuto la forza dell’amicizia e sperimentato sensazioni che ignorava. Aveva imparato che nascondersi era sbagliato e che solo i codardi sceglievano la strada più semplice.”

I tre amici cercheranno di trovare le risposte ai segreti nascosti nella storia di Castellaccio, segreti legati alla scomparsa di Elena, una bambina vissuta molti anni prima il cui corpo non è mai stato ritrovato, che sembra essere connessa agli omicidi dell’Uomo del Salice. 

Parallelamente, lo Sciacallo, insieme ai suoi vecchi amici, Flavio e Stefano, che avevamo incontrato nei precedenti libri di Lanzetta, cercherà di scoprire cosa è successo davvero al padre di Cristian e di dare risposte ad un omicidio-suicidio che non convince nessuno. La loro sarà una vera e propria discesa nel male, un male che purtroppo è insito nella società e nell’ambiente in cui si trovavo quotidianamente ad operare.

Cristian e Damiano, pur con diversa età, sono in realtà molto simili, entrambi soli e chiusi in un dolore frutto delle sfortunate vicende cui la vita li ha sottoposti, entrambi diversi e distanti dai loro coetanei, entrambi a loro modo unici.

Aveva trascorso le ultime settimane barricato nello studio a guardare serie televisive, e la cosa non gli era dispiaciuta affatto. Era come farsi di morfina. Il cervello assuefatto ai cambi di sequenza, allo scorrere veloce della trama. Divano, pigiama e cibi precotti. Era questo il modo in cui immaginava di invecchiare e morire. Solo come un cane ma tranquillo. […] Detestava la scrittura perché lo costringeva a guardarsi dentro.”

Le vicende di Cristian e dei suoi amici richiamano quelle di Damiano, Flavio e Stefano: due amicizie che corrono in parallelo e che sono accumunate dalla sete di giustizia e dalla voglia di porre fine alle colpe che tutti loro stanno pagando per altri.

E’ così la loro amicizia rappresenta la luce che si contrappone alla notte, il bene che si contrappone al male, la possibilità dei protagonisti di ritrovare sogni perduti o mai fatti ma anche la speranza di un modo migliore.

Ma il libro riesce anche a cogliere uno spaccato di storia italiana, quella della mafia e i suoi intricati rapporti con la politica e la chiesa, che richiama l’attenzione del lettore e vicende e a fatti realmente accaduti.

Bellissime e sorprendenti le atmosfere del romanzo ed i paesaggi descritti che richiamano i toni cupi e oscuri della storia e che fanno del libro un thriller così appassionante che finisce per coinvolgere emotivamente il lettore al punto da non riuscire a staccarsi dal libro.

La scrittura è piacevole e scorrevole ed i rimandi temporali arricchiscono l’impianto del libro senza appesantire o staccare l’attenzione del lettore sulle vicende attuali, piuttosto dando senso ai dettagli e continuità alla storia. Davvero un’opera superba con un finale altrettanto unico e magistrale che appaga il lettore ma che lascia spazio a possibili futuri scenari.

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