Recensione: “Le lettere smarrite di William Woolf”

Buongiorno readers, oggi vi parliamo del libro di Helen CullenLe lettere smarrite di William Woolf

Titolo: Le lettere smarrite di William Woolf

Autore: Helen Cullen

Traduttore: E. Banfi

Editore: Nord

Collana: Narrativa Nord

Anno edizione: 2019

Pagine: 384 p., Brossura

EAN: 9788842930686

Recensione a cura di Chiara Mearelli

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C’è un ufficio, a Londra, in cui viene raccolta la posta impossibile da recapitare: buste da cui la pioggia ha cancellato l’indirizzo, o i cui destinatari non sono più rintracciabili; letterine a Babbo Natale o alla fatina dei denti. Se sono state regolarmente affrancate, hanno diritto a un’ultima occasione. Ogni giorno, i detective postali aprono le lettere smarrite, per scovare indizi che li possano aiutare a consegnarle. William Woolf svolge questo lavoro con passione da oltre dieci anni, sebbene sua moglie preferirebbe che si cercasse un impiego «vero». Anzi, negli ultimi tempi, William ha l’impressione che Clare preferirebbe avere accanto un uomo diverso, uno più intraprendente e ambizioso. Dal canto suo, William non può fare a meno di notare quanto Clare sia cambiata, dai tempi in cui si erano conosciuti all’università, uniti dalla comune passione per i libri. Non è più la ragazza timida e sensibile di cui si era innamorato. Ai suoi occhi, è diventata una fredda donna in carriera, sempre impegnata, distante. Ed è forse colpa della frattura che si è creata tra loro se William si lascia attrarre da una busta blu notte, pescata per caso dal sacco grigio della posta, su cui spiccano quattro parole: Al mio grande amore. All’interno c’è una lettera di una donna che si firma Winter, una donna in attesa di essere trovata dalla sua anima gemella. Le parole di Winter arrivano dritte al cuore di William, lo commuovono. Col passare dei giorni, si rende conto di aspettare con impazienza l’arrivo di altre buste blu notte. E viene accontentato. Possibile che fosse destinato a riceverle? Possibile che sia proprio lui il grande amore di Winter? Per scoprirlo, William deve raccogliere gli indizi disseminati nelle lettere e trovare Winter. Deve guardarla negli occhi, per capire se è solo l’illusione di un cuore deluso o la sua occasione di essere davvero felice. E se invece fosse proprio William a essersi smarrito? E se la felicità fosse molto più vicina di quanto lui non crede?

“Le lettere smarrite hanno un’unica speranza di sopravvivenza. Se restano intrappolate tra due mondi, senza una destinazione chiara e senza l’indirizzo del mittente, le più fortunate vengono inoltrate all’Ufficio delle Lettere Morte, a Londra, dove viene data loro un’ultima opportunità di redenzione. Tra le pareti scrostate dall’umidità di una fabbrica di tè riconvertita, i detective postali passano le giornate a cercare di risolvere misteri. CAP mancanti, calligrafie illeggibili, inchiostro sbavato dalla pioggia, etichette dell’indirizzo scollate, pacchetti dilaniati, nomi di vie dimenticati: sono loro i colpevoli di compleanni mancati, esiti di test mai pervenuti, cuori ammaccati, inviti non accettati, confessioni zittite, bollette non pagate e preghiere non esaudite. Invece delle agognate missive, è la delusione a inondare le cassette della posta, da Land’s End a Dunnet Head. La speranza si affievolisce di giorno in giorno, quando il campanello non suona e lo zerbino non attutisce il tonfo della corrispondenza.”

Dove finiscono le lettere che non raggiungono il ricevente? Che sorte hanno i pacchetti spediti e mai consegnati? E tutte le missive inviate a destinatari immaginari, a quale fine vanno incontro? William Woolf da undici anni si dedica, con alcuni colleghi, a recapitare ai legittimi consegnatari tutta quella posta che non ha trovato la via giusta e che viene depositata ogni giorno in grandi sacchi all’Ufficio Lettere Morte.

William doveva scrivere un libro, ma il progetto non ha seguito i binari previsti. E’ legato alla moglie Clare da un amore che sembrava inesauribile e perfetto, ma che invece declina inesorabile verso la fine più banale. E un giorno, tra tutti quei plichi e quei fogli, depositari di piccoli miracoli non compiuti che cercano ancora la loro opportunità, spunta una busta blu. E’ indirizzata “Al mio Grande Amore”. William la apre e la legge. E si trova proiettato nella storia di Winter. Quale messaggio vuol comunicargli il suo destino? Che sia proprio lui il grande amore della misteriosa ragazza? O che debba invece riscoprire di avere già il proprio e di dover riconquistare sua moglie?

“Mio Grande Amore,

forse questo è l’anno in cui mi troverai. Lo spero. Ho tante storie da raccontarti e temo di dimenticarle, se resterai lontano ancora molto. Ne ho già scordate tante. Ti nascondi chissà dove? Ti sei perduto? O non ti senti pronto? Vorrei tanto che ti sbrigassi.”

Questo romanzo, che parte già da un’originalissima e intrigante idea di fondo, esprime pienamente le proprie potenzialità. Il linguaggio è estremante fluido, senza essere mai colloquiale né scadere nel registro del banale. Ogni descrizione, minuziosa senza manierismi inutili, definisce più un’atmosfera che luoghi e situazioni. Il lettore non fatica a calarsi né nel quadro emotivo dei personaggi, né nella cornice narrativa. L’effetto è di una poesia sorprendente.

William è un eroe moderno che ricompone con le proprie forze i frammenti dei sogni altrui, dispersi in buste senza più un indirizzo. Stavolta è lui ad aver bisogno che quelle lettere lo trovino e ricompongano il proprio.

«Be’, diciamo che ogni tanto succedono cose non da poco, come oggi. Altre volte dobbiamo lasciar perdere, perché non troviamo un modo per renderci utili. È dura, ma bisogna sempre tenere a mente che la vita continua, anche dopo che le ultime parole di una lettera sono state scritte, e sperare che le persone trovino altre strade. Forse a trovarci sono le lettere che hanno più bisogno di noi.»

In questo romanzo, magistralmente scritto e composto, alla storia principale si intrecciano come costellazioni corollarie anche tutte le storie contenute nelle lettere perdute e nelle vicende personali dei personaggi, in cui è difficile trovare elementi negativi nonostante i difetti di ognuno.

Il finale che attende William all’inseguimento forse di un fantasma, forse della propria moglie, certamente del se stesso che ha smarrito, è un epilogo perfettamente armonico con questa magica storia.

“Chiuse gli occhi e richiamò alla mente due scrittrici di lettere: una, sua moglie, l’altra, un fantasma. A chi avrebbe risposto?”

Al lettore il piacere di scoprire la scelta del nostro protagonista….

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