Recensione: “Le nuove Eroidi”

Bentrovati appassionati divoratori di libri, oggi vogliamo porre la vostra attenzione su una nuova uscita editoriale scritta da più mani e tutte femminili, Le nuove Eroidi. Come la maggior parte di voi avrà già inteso, trattasi di un rifacimento in chiave moderna della famosa opera del poeta latino Ovidio, le Heroides.

Le nuove Eroidi

Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo, Chiara Valerio

Editore: HarperCollins Italia
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 3 ottobre 2019
Pagine: 202 p., Brossura
EAN: 9788869055584

Recensione a cura di Rosa Zenone

Poco più di duemila anni fa Ovidio scrisse una raccolta di lettere poetiche straordinariamente moderna e originale: le “Eroidi”, una serie di epistole in versi in cui le eroine del mito si rivolgevano ai loro (generalmente non irreprensibili) mariti e compagni, rovesciando il tradizionale punto di vista maschile sulle storie raccontate. Oggi otto tra le più importanti scrittrici nate negli anni Settanta reinterpretano il classico di Ovidio con assoluta libertà, giocando in modo innovativo e appassionante con i miti originali. Così Antonella Lattanzi ci fa assistere al processo in cui è coinvolta Fedra, incontriamo una nuova Medea in Maremma raccontata da Teresa Ciabatti, partecipiamo del dramma di Ero e Leandro, in fuga dal loro paese su un barcone nel Mediterraneo, nelle parole di Ilaria Bernardini. E ancora Veronica Raimo ci mostra Laodamia impegnata in una chat erotica con il fantasma di Protesilao, Caterina Bonvicini ci fa conoscere una Penelope che si è imbarcata per mare e salva rifugiati mentre Ulisse la attende a Itaca, Chiara Valerio torna all’epoca del mito e reinventa il dramma di Deianira, fornendo una spiegazione nuova agli eventi che provocarono la follia di Ercole. Valeria Parrella, invece, sposa il punto di vista di Didone, in una lunga e crudele invettiva contro il pavido Enea, colpevole contro le leggi dell’amore. Michela Murgia, infine, dà voce a Elena, perché “quando bellezza e guerra diventano sinonimi, non c’è più differenza tra ammirare e prendere di mira”. Un libro che parte dall’attualità del mito e mette al centro la prospettiva femminile, con una breve collezione di storie intense e universali, sospese tra modernità ed eternità. Le autrici: Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo, Chiara Valerio.

Ispirarsi a un’opera classica potrebbe sembrare ai più un’operazione di facile realizzazione e massimamente prudente, ma in realtà tale pensiero appare sbagliato più che mai. Confrontarsi con un gigante, quale è Ovidio, significa percorrere il solco tracciato dallo stesso con il rischio di una forte inibizione, inoltre significa saperne modellare la carica vitale insita nelle opere, quella che a distanza di due millenni continua ad affascinare generazioni intere.

Da qui ne scaturisce la necessità di mantenere invariata quella carica, ma rinvigorendola attraverso nuove interpretazioni alla luce della realtà attuale. Ed è appunto ciò che fanno queste intraprendenti scrittrici, plasmando le protagoniste in modo da avvicinarle al mondo odierno senza però perdere mai di vista l’archetipo. Tale attualizzazione la si può cogliere nei mezzi utilizzati come nelle situazioni.

La nuova Laodamia, di Veronica Raimo, è una donna sicuramente molto meno pudica della propria antenata, si serve di una chat e scambia messaggi erotici con il defunto Protesilao, pur discostandosi dal mito non disdegna di richiamarne punti focali, quale l’immagine della statua, oggetto chiave del nucleo originario.

“Confesso che mi lusingava la tua vanità, l’idea che ti fossi impegnato tanto a contrastare le palle per renderle artistiche, che avessi voluto trasformarti in una statua per me.”

Attraverso trasfigurazioni, modi di dire e giochi di parole le autrici si richiamano alla trama antica. In tutte le lettere si denota un’approfondita conoscenza di queste eroine del passato, una base irrinunciabile per poterle trasmutare senza perderne l’identità. Le nuove Eroidi sono donne moderne che vivono in questa epoca e che vi interagiscono.

Una migrante, che per fuggire la propria terra dilaniata, solca il mare su un gommone, diverso da quello del proprio amato, è la Ero di Ilaria Bernardini. Quest’ultima riesce a regalarci una delle lettere più emozionanti e strazianti dell’intera raccolta.

“Sono ghiaccio e anzi sono meno del ghiaccio, sono niente e il niente non urla. Quando avevi detto andremo via sulle barche avevo visto un’arca. Avevo immaginato che sopra ci sarebbe stato tutto il presente ma anche il futuro.”

Ma il tema dell’immigrazione è presente anche nella vita di un’altra protagonista, una delle più famose, che in quest’opera può prendersi una propria rivincita nei confronti del marito, Penelope. Caterina Bonvicini infatti, attraverso un’arguta inversione rispetto alla versione più celebre, fa imbarcare la moglie di Ulisse su una nave dell’Open Arms, puntando così la propria lente di ingrandimento sulle coraggiose missioni dell’Ong che troppo spesso passano nel silenzio.

“Ciao Ulisse, stavolta parto io”

Altro personaggio che trova una propria esaustiva rivalsa è Didone, attraverso le parole di Valeria Parrella, abbandona e deride Enea contrapponendogli la propria forza di donna indipendente ed emancipata.

“Sei artefice tu? No, tu sei schiavo. Ti hanno detto vai, e tu sei andato, ti hanno detto scappa e tu sei scappato, salpa e tu salpi. Nessuno, Enea, ti ha mai detto: decidi. E infatti tu non decidi. Allora decido io. Sai perché gli dei non ti dicono decidi? (…) a) perché sei un uomo, e b) perché sei un debole. E un uomo debole è esattamente quello che gli dei si aspettano per i loro capricci.”

Una lettera che si pone all’attenzione per la profonda interpretazione introspettiva e per la capacità di trasmettere una forte empatia, è quella Elena di Troia a cura di Michela Murgia. La sua Elena è indimenticabile e maestosa, non in quanto donna più bella del mondo ormai per antonomasia, ma in quanto soggetto pensante e dotato di una forte individualità. Ella, perenne oggetto di contesa, setaccia la psicologia di Paride e il loro amore rifiutando il mero ruolo di trofeo da esibire.

“(…) nessuna mi disse che il prezzo del mio splendore sarebbe stata la solitudine, che troppo brillava il mio sole per tollerare altri astri nella propria orbita. Eclissa ogni altra, diceva mio padre, fiero che ognuno guardandomi perdesse la capacità di vedere il resto. Non è questo che fanno le eclissi nel cielo? Svegliati, Paride, e giurami che non è così che sei caduto anche tu, accecato per aver guardato troppo e troppo a lungo! “

In alcuni casi le autrici hanno giocato con i personaggi modificando anche mittenti e destinatari. Così la Medea di Teresa Ciabatti, non scrive più una lettera d’amore a Giasone, bensì invia un’email all’autrice, sua compagna di scuola, per narrarle la propria toccante vicenda che assomiglia a quella di tante donne. Viene a crearsi tramite la posta elettronica uno spazio privilegiato di condivisione al femminile, dove punti in comune assicurano intesa e comprensione nonostante l’assenza di un legame stretto.

“Voglio però raccontarti dall’inizio per spiegarti gli eventi che hanno portato fin qui, e per qui intendo alla mia legittima difesa, non aggressione come molti sostengono, per fortuna tu conosci il paese (ricordi quel che dicevano di te?), tu sai quanto la gente possa distorcere la realtà con le chiacchiere, arrivando a condizionare l’opinione pubblica a dispetto dell’evidenza, amica mia, tu che hai subito lo stesso trattamento.”

Ugualmente Deianira non scrive al marito Ercole, la loro storia è ritrattata dalla penna di Chiara Valerio attraverso la versione che ne dà Eubea, fedele e amorevole serva della donna, rivolgendosi al dio Mercurio.

“Ercole cercava il nuovo, gli uomini lo fanno perché hanno a disposizione il mondo intero, le donne no, perché, anche quando sono fortunate, non hanno a disposizione che un palazzo. Le donne hanno solo stanze. (…) Avrei preferito accecarla piuttosto che farle vedere l’anello col leone al dito di un’altra.”

La lettera di Anna Lattanzi inverte totalmente lo schema originario, è sì di amore, ma non verso un uomo, bensì verso i propri figli. Le carezzevoli parole riscattano la donna traditrice dell’amore filiale per eccellenza, Fedra, che osò amare con estrema passione il proprio figliastro.

“Non abbiate timore di amare, ora che iniziate a conoscere la storia di vostra madre. Io ho amato con colpa. Voi, vi supplico, amate con furore.”

In tutte le epistole l’io poetico si dispiega mostrando tutte le proprie sfaccettature, senza timore si dischiude e si narra, talvolta con maggiore veemenza talvolta con estrema dolcezza, in ogni qual modo giungendo a toccare le corde dell’animo del lettore e a donargli storie suggestive ricche di pathos. Attraverso le nuove chiavi di lettura, la mente si arricchirà di nuove suggestive immagini che vi si incideranno a fuoco.

Di storia in storia il ritmo subisce accelerazioni e rallentamenti, si levano le diverse voci delle protagoniste e delle diverse penne che vi si celano dietro, ma non in modo dissonante tra loro, bensì disponendosi come le note di una trascinante sinfonia sul pentagramma.

La scrittura dell’opera nella sua totalità è cristallina e curata, ben calibrata nei diversi passaggi. La maestria di tecnica si svela anche nei ricorrenti artefici narrativi adottati per ampliare e non soddisfare subito la curiosità del lettore, mantenendolo quindi in uno stato di sospensione iniziale che gli riserva un assaporamento lento e gustoso.

 Le otto scrittrici riescono a ridare voce alle donne del mito in modo del tutto inedito, e a farsi portatrici di stati d’animo e situazioni quanto più vicine alle donne di oggi, con spiccata sensibilità e acume di spirito.

Riprendere i grandi del passato significa saper assumere su di sé il pesante carico che portano, solo braccia salde possono riuscirvi, e le braccia di queste autrici mostrano di non mollare la presa, bensì di saperla maneggiare sapientemente.

Ilaria Bernardini

Ilaria Bernardini, nata nel 1977 a Milano, è laureata in Filosofia con una tesi che è un’intervista lunga un anno ad Alda Merini. Scrive sceneggiature per il cinema e la televisione.  Scrive per le riviste “Amica”, “GQ”. Fa la speaker ed è stata co-autore del programma Very Victoria su Mtv e Victor Victoria su la7. Nasce da una sua idea il programma Ginnaste-vite parallele e Ballerini, in onda su Mtv. Nel 2005 ha pubblicato Non è niente, il suo primo romanzo, per Baldini & Castoldi, nel 2006 la raccolta di racconti La fine dell’amore, per ISBN.  Nel 2008 è uscito il suo romanzo, I Supereroi, per Bompiani, mentre è del 2011 Corpo Libero, pubblicato per i tipi di Feltrinelli. Sempre per Feltrinelli, nel 2013 è uscito, Domenica. Nel 2015 con Hop ha pubblicato la Graphic Novel La fine dell’amore e conIndiana la raccolta di racconti L’inizio di tutte le cose. Ha un bambino e vive a Milano.

Caterina Bonvicini

Caterina Bonvicini (1974) è cresciuta a Bologna, vive e lavora tra Roma e Milano.
Tra i suoi ultimi libri:Fancy Red (Mondadori), Tutte le donne di, Correva l’anno del nostro amore, Il sorriso lento pubblicati da Garzanti e L’equilibrio degli squali (Oscar Mondadori).
Collabora con L’Espresso e Robinson, La Repubblica.

Teresa Ciabatti

Teresa Ciabatti, nata e cresciuta a Orbetello, vive a Roma. I suoi romanzi sono: Adelmo, torna da me (Einaudi Stile libero), I giorni felici (Mondadori), Il mio paradiso è deserto (Rizzoli), Tuttissanti (Il Saggiatore). Collabora con “Il Corriere della Sera” e con “la Lettura”.

Antonella Lattanzi

Antonella Lattanzi è nata a Bari nel 1979, vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi Devozione e Prima che tu mi tradisca (Einaudi Stile libero) e Una storia nera (Mondadori). Scrive su Tuttolibri e Il Venerdì di Repubblica. Per la tv ha collaborato al programma Le invasioni barbariche, per il cinema ha scritto le sceneggiature di Fiore di Claudio Giovannesi (nella Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 2016) e di 2night di Ivan Silvestrini (in concorso alla Festa del Cinema di Roma 2016).

Michela Murgia

Michela Murgia (Cabras 1972) è una scrittrice italiana. Ha esordito nel 2006 con Il mondo deve sapere da cui è stato tratto un film di Virzì. Tra i suoi libri ricordiamo Accabadora (Premio Campiello 2010), Ave MaryChirùIstruzioni per diventare fascisti e Noi siamo tempesta. Le sue opere sono state tradotte in più di 30 Paesi. Ha da poco pubblicato Morgana, storie di ragazze che tua madre non approverebbe.

Valeria Parrella

Valeria Parrella è nata nel 1974, vive a Napoli. Per minimum fax ha pubblicato le raccolte di racconti mosca piú balena (2003, vincitore dei premi Campiello Opera Prima, Procida e Amelia Rosselli) e Per grazia ricevuta (2005, finalista al premio Strega 2005 e vincitrice dei premi Renato Fucini e Zerilli-Merimò). Per Einaudi ha pubblicato i romanzi Lo spazio bianco (2008), da cui Francesca Comencini ha tratto l’omonimo film, Lettera di dimissioni (2011) e Tempo di imparare (2014). Per Rizzoli ha pubblicato Ma quale amore (2010), ripubblicato da Einaudi nei Super ET nel 2014. È autrice dei testi teatrali Il verdetto (Bompiani 2007), Tre terzi (Einaudi 2009, insieme a Diego De Silva e Antonio Pascale), Ciao maschio (Bompiani 2009) e Antigone (Einaudi 2012). Per Ricordi, in apertura della stagione sinfonica al Teatro San Carlo, ha firmato nel 2011 il libretto Terra su musica di Luca Francesconi. Ha inoltre curato la riedizione italiana de Il Fiume di Rumer Godden (Bompiani 2012). Da anni si occupa della rubrica dei libri di «Grazia»

Veronica Raimo

Veronica Raimo è nata a Roma nel 1978. Laureata in Lettere sul cinema della Germania divisa, ha vissuto a Berlino occupandosi di ricerca presso l’Università di Humboldt. Nel 2000 è stata selezionata per il Festival Romapoesia e per il Poetry Slam nazionale di Roma, e nel 2004 per il Festival di poesia di Perugia. Ha pubblicato su Aliasil manifestole Monde diplomatiqueaccattoneCapitoliumXL di RepubblicaRoma c’è. Collabora con Work-out e la rivista islandese in lingua inglese Grapevine. Attualmente collabora anche con il gruppo teatrale Teatro Instabile con sede a Berlino. Varie le sue traduzioni dall’inglese, per minimum fax, Fandango e Coconino Press. L’ultima è quella collettiva, insieme a Luca Dresda e Christian Raimo, del Golden Gate di Vikram Seth apparsa in capitoli su Nazione IndianaIl dolore secondo Matteo è il suo primo romanzo. Un suo racconto è incluso nell’antologia al femminile di minimum fax Tu sei lei.

Chiara Valerio

Chiara Valerio, nata a Scauri nel 1978, vive e lavora a Roma. Redattrice di Nuovi Argomenti ha scritto per il teatro e per la radio, collabora con “ll Sole 24 Ore” e “l’Unità”, al programma “Ad alta voce” di Rai Radio 3 e con la trasmissione culturale “Pane quotidiano”, Rai 3. Consulente editoriale della casa editrice nottetempo, cura la collana di nuove voci italiane narrativa.it. Ha pubblicato, tra l’altro, A complicare le cose (Robin 2003); Ognuno sta solo (Perrone 2007); Spiaggia libera tutti (Laterza 2010). Con nottetempo ha pubblicato Nessuna scuola mi consola e il romanzo La gioia piccola d’esser quasi salvi (entrambi pubblicati nel 2009), e tradotto e curato le edizioni italiane di Flush (2012) e Freshwater (2013) di Virginia Woolf, Almanacco del giorno prima (Einaudi 2014) e Storia umana della matematica (Einaudi 2016).

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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