Recensione: “L’ospite crudele” di Rebecca Fleet

Cari lettori, a voi introdurrò un thriller così mordace da essere assolutamente in grado di soddisfare ogni genere di aspettativa: “L’ospite crudele” di Rebecca Fleet, è un libro che divora letteralmente chi lo legge!

L’ ospite crudele

Rebecca Fleet

Traduttore: Federica Garlaschelli
Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 13 giugno 2019
Pagine: 380 p., Rilegato
EAN: 9788830451520

Recensione a cura di Elisa Mazza

Quando Caroline riceve la proposta di partecipare a uno scambio-case tra il suo appartamento di Londra e una villetta in un bel quartiere residenziale nei sobborghi, accetta senza riserve. Non la preoccupa affatto l’idea di lasciare che uno sconosciuto entri in casa sua: per lei è più importante allontanarsi per un po’ da tutto e tutti, compreso il figlio piccolo, e compiere quell’ultimo tentativo di salvare il proprio matrimonio con Francis. Ma le cose non vanno come si aspettava. E non soltanto perché tutti i problemi che sperava di lasciarsi dietro in realtà la inseguono… C’è qualcosa di strano, di inquietante in quella casa. C’è una vicina che all’inizio sembra amichevole ma presto si rivela fin troppo curiosa e ossessiva. E dentro quell’abitazione che dovrebbe esserle sconosciuta compaiono poco a poco segnali precisi che terrorizzano Caroline. I fiori in bagno, la musica che proviene dallo stereo, la fotografia appesa in corridoio… Potranno sembrare innocui a chiunque altro, ma non a Caroline. Perché parlano di lei, del suo passato e di un segreto tragico e fatale che soltanto lei dovrebbe conoscere. Quando capisce di essere caduta suo malgrado in una trappola e di non poterne parlare con nessuno per paura di perdere tutto ciò che ha e per cui lotta, c’è una domanda che la assilla. Chi è davvero lo sconosciuto con cui ha fatto lo scambio? Chi c’è in quel momento dentro casa sua, a Londra?

Caroline vuole stare bene, ma si sente infelice perché il suo matrimonio è al lumicino e non riesce a trovare una soluzione. All’improvviso, l’idea originale di scambiare casa con uno sconosciuto, le sembra la soluzione perfetta per evadere dalla realtà oramai statica, dove non sopporta più Francis che continua ad estraniarsi dal quotidiano attraverso le pillole, e dove ancora sta imparando a convivere con gli errori fatti. Inconsapevolmente lei e il marito si trovano ad essere pedine di un gioco del quale non sanno le regole e gli eventi, che da principio sembrano banali coincidenze, iniziano a precipitare.. Ma chi gioca la partita? Cosa vuole questa oscura presenza?

Di tutte le lezioni che potrei insegnarle, una delle più preziose sarebbe che il mondo non gira sempre al suo ritmo. Non tutto deve adeguarsi alle sue esigenze e riconfigurarsi intorno a ciò che è meglio per lei. Lei non è il centro esatto di nulla, se non della sua vita. Non è immune a punizioni divine o tragedie, proprio come quelli che, secondo lei, gravitano intorno alla sua orbita.”

Con ritmi di lettura ora serrati, ora languidi, ci si fonde con un intreccio in continuo escalation, l’effetto ansiogeno è amplificato dal bisogno di uscire dal cerchio di dolore nel quale i coniugi sono incastrati. E’ dura, difficile, il dolore scava e penetra letteralmente tra le nostre dita, vediamo la psiche umana cruda, che annaspa in cerca di rivalsa, di un sottile filo di speranza verso il futuro, ora quasi immediato, subito dopo inarrivabile. Caroline nasconde tanti segreti, tanto dolore fatale. Nel momento di maggior distacco da Francis, si innamora di Carl, il collega più giovane, ma sono talmente in sintonia da catapultarla  fuori dalla razionalità.

“Faccio fatica a conciliare questa immagine alla realtà. Avverto uno strano senso di divisione: due vite vissute in parallelo che scorrono fluide l’una accanto all’altra senza toccarsi. Solo di rado, se mai, ho detto a me stessa che prima o poi dovrò sceglierne una.”

La narrazione avviene attraverso i vari personaggi, quindi il lettore può entrare anche nella mente e nell’immaginario dei non protagonisti; così conosciamo la debolezza di Francis, che non è all’oscuro dei tormenti della moglie, ma che come uno spettatore tra il vagamente incuriosito e l’assente, non sa reagire al suo appello.

“Sto pensando a quant’è strano che io sappia realizzare le relazioni altrui e con tanto acume, persino ora, ma quando si tratta della mia faccio finta di niente e nascondo tutto così bene che non riesco nemmeno ad ammettere la verità. Medico, cura te stesso. Ma io non saprei nemmeno da che parte cominciare.”

Al trasferimento nella casa, inizia la sensazione di essere avvolti tra le spire di un serpente: compaiono particolari inquietanti, strane coincidenze. Nel trasferimento, Amber, la singolare vicina di casa, è a tratti invadente ma anche una distrazione confortante. Caroline messa di fronte al sospetto di essere braccata si confida con Amber e pur rimanendo vaga le si apre, realizzando così la desolazione dei suoi sentimenti.

“Annuisco, perché non mi sembra ci sia altro da fare. Non c’è modo di spiegarle che è già troppo tardi per ignorarti. E poi la domanda di Amber è superflua. Non si può tornare nella vita di qualcuno quando ci si è già dentro. Quello che ci è successo non può essere spazzato via o disfatto. Anche dopo tutto questo tempo, è ancora lì, sotto la mia pelle.”

Purtroppo la protagonista ha un’anima che sanguina che il lettore non può ignorare, l’accurata descrizione dei vari stati emotivi sono pulsanti di struggente vitalità.

Inizialmente la speranza di questo strano gioco riaccende in lei la passione che anela disperatamente al ritorno del suo amato.

“In qualche angolo della mia mente, era ancora aggrappata al pensiero che qualunque cosa ti stesse spingendo organizzare questa messinscena, dovesse fondarsi sull’amore. Avrei potuto capire una rimozione simbolica di mio marito, un desiderio di escluderlo dalla mia vita. Ma questo non è amore, è l’opposto. Mi stai dicendo che mi odi.”

Scambi di messaggi e l’arrivo al parossismo dell’opera, svelano il gioco, la vendetta, il peso di errori che non possono guarire, che vanno solo dannatamente accettati e poi messi all’angolo, per rendere il resto della vita sopportabile.

Sarà Carl a svolgere nuovamente il ruolo del salvatore? O il destino ha in serbo un altro piano?

“Sto ancora camminando. Sono da sola. Non so ancora come sarà. Non so delle decine di messaggi che invierò e ai quali non ricevere risposta, degli incubi che mi sveglieranno nel cuore della notte, del senso di impotenza e colpa che pulserà talmente forte e implacabile dentro di me che sopravvivere mi sembra impossibile. Ma so che alcune cose s’ imprimono a fuoco nelle persone, trasformandosi in cicatrici interiori. Non c’è speranza di recupero, non c’è via di fuga. L’unico modo per uscirne è seppellire questi ricordi il più a fondo possibile, in modo da non potervi quasi accedere. Trovare un modo di fingere di ricominciare. E, con una scossa di stupore ripugnante, mi rendo conto che è possibile. Che sarà di una facilità quasi spaventosa. Mi sembra già che gli ultimi 10 minuti siano appartenuti a un’altra vita. Quella donna sull’auto è già scomparsa. Non ero io. Non ero io. L’ho lasciata lì con lui e se n’è andata per sempre.”

I flashback alternati al presente, sono sincronizzati magistralmente, sono mozzafiato. Il lessico è fortemente carismatico, ci si sente ammaliati dal senso di responsabilità della famiglia bilanciato con quello febbrile di ribellione, dello scappare per meritarsi qualcosa di più della mediocrità. Lo scambio tra i personaggi rimbalza tra la tenerezza e l’ostilità: i rapporti umani e la psicologia dell’individuo è accurata, molto realistica nella sua socialità e condivisione, fortemente a contrasto con la naturale diffidenza a protezione della propria intimità.

“Ha passato di nuovo il fardello a qualcun altro. Penso che le nostre vite consistano in questo: passarsi il dolore avanti e indietro, espanderlo, diluirlo. Aspettare che si tenda e si assottigli così tanto da diventare praticamente invisibile.”

L’intuito, l’empatia e il senso letterario dell’autrice, mi hanno conquistata. Ho potuto acquisire le diverse visioni, durante questo sottile e sadico “gioco”, sia della vittima che del carnefice, che sono assai meno nette di quanto si possa pensare; mi sono sentita rapita, disperata e così presa da quest’opera che ho raggiunto la certezza di aver letto un capolavoro. Assolutamente consigliato.

Rebecca Fleet

Ha compiuto gli studi presso Oxford e ha lavorato nel campo del marketing. L’ospite crudele è il suo romanzo d’esordio, pubblicato in Italia da Longanesi nel 2019.

Materiale fornito dalla casa editrice

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