Recensione: “Luna di miele da incubo” di Marie Belloc Lowndes

Buongiorno Lettori,
oggi vi consiglio un noir di altri tempi, un classico del genere per chi di Voi ama le storie dove il mistero e gli enigmi la fanno da padrone : “Luna di miele da incubo” di Marie Belloc Lowndes.

Luna di miele da incubo

Marie Belloc Lowndes

Traduttore: Marina Grassini
Editore: Le Assassine
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 28 febbraio 2018
Pagine: 208 p., Brossura
EAN: 9788894979008

Recensione a cura di Francesca Simeoni

Nancy Dampier, una giovane ragazza inglese, arriva a Parigi, dopo tre settimane di luna di miele, con John, un pittore inglese naturalizzato francese. La coppia ha deciso di restare qualche giorno all’hotel Saint Ange di Parigi: sfortunatamente è l’anno dell’Esposizione universale e gli albergatori, non sono riusciti ad avvisare i due giovani che l’albergo è al completo, così i due sono costretti a dormire in camere separate per una notte. Il mattino dopo per Nancy inizia l’incubo. Gli albergatori la trattano in modo scortese, e quando chiede spiegazioni riceve una sconvolgente notizia: la sera prima lei è arrivata da sola e non c’era nessuno ad accompagnarla! Da qui parte l’affannosa ricerca del marito, aiutata in questo dai nuovi amici incontrati all’hotel, il senatore americano Burton e i suoi due figli. Busseranno così a diverse porte, anche a quella della Morgue e del Prefetto di Polizia, ma senza risultati, come se le ricerche finissero sempre contro un muro invalicabile. I giorni diventano così settimane e mesi, le congetture sulla scomparsa dell’uomo crescono. Che cos’è veramente successo?

Vetturino? L’hotel Saint Ange, rue Saint Ange!” La voce di John Dampier, marito di Nancy da tre settimane, risuonò forte e gioiosa in quell’ultima sera della loro luna di miele. E prima che la carrozza scoperta avesse tempo di mettersi in movimento, Dampier aggiunse in fretta qualcosa che fece scoppiare a ridere tutt’e due, lui e il vetturino. Nancy si fece più vicina al marito: le seccava di conoscere così poco il francese. “Stavo dicendo al vetturino che non siamo di fretta, e che può portarci in giro per i boulevard. Proprio non voglio che tu veda Parigi dal suo lato più brutto la prima volta che ci vieni!” “Ma Jack, è quasi mezzanotte! Ora non ci sarà certo nulla da vedere sui boulevard, non è vero?” “Non è vero? Aspetta e vedrai: Parigi non dorme mai!

Nancy e John Dampier sono novelli sposi inglesi appena giunti a Parigi dopo una lunga e romantica luna di miele trascorsa in Italia. Ora il loro unico desiderio è quello di iniziare la loro vita insieme nella bellissima Parigi della Belle Époque durante l’Esposizione internazionale del 1900.

Lei è un’orfana inglese bellissima e dotata di un discreto patrimonio, intelligente e ardentemente innamorata, coraggiosa al punto di abbandonare la sua vita e la sua terra per inseguire il suo Amore.

Lui è un artista bohémien ed anticonvenzionale, descritto come uomo basso e grasso ma estremamente intelligente e divertente, anch’egli inglese ha scelto Parigi per dare sfogo alla sua arte.

Si conoscono in Inghilterra e, seppure siano una l’opposta dell’altro, si innamorano follemente

“Un’offerta di lavoro da parte di un gentiluomo di campagna inglese, che si era innamorato di un ritratto esposto da Dampier al Salon, aveva riportato l’artista, un po’ riluttante, al di là della Manica, e lì i due si erano incontrati casualmente. Nancy Tremain era stata infatti invitata a un tè, in uno di quei freddi pomeriggi nevosi, nella casa dove Dampier stava eseguendo il suo quadro. Era vestita tutta di grigio e il suo grazioso abito di velluto, con un cappello di pelliccia simile a una cappa, l’aveva fatta sembrare agli occhi di lui come uno squisito dipinto del diciottesimo secolo. Uno sguardo, così le aveva spesso detto da allora (e lei non si era mai stancata di sentirselo dire), era bastato. Avevano appena scambiato qualche parola, ma lui aveva scoperto il suo nome e le aveva scritto, convincendola a rivederlo. Ben presto l’aveva catturata nella buona vecchia maniera perché le donne – o così almeno gli uomini amano pensare – preferiscono essere oggetto di conquista. Non c’era nessuno che potesse negare il suo consenso a quell’unione, nessuno che avesse il diritto di commentare in maniera poco gentile quel fidanzamento così strano e improvviso. Al contrario, la cerchia di conoscenze di Nancy aveva approvato con fare sorridente.”

In attesa di trasferirsi nello studio di John, che deve essere sistemato e preparato per l’arrivo della signora Dampier, i due decidono di trascorrere qualche giorno presso l’Hotel Saint Ange, famoso per aver ospitato presso le sue mura anche Edgard Allan Poe.  

L’albergo però è pieno e i novelli sposi sono costretti a sistemarsi in due camere separate. Nancy occupa la camera della giovane figlia degli albergatori, i Poulain, mentre a John viene offerto altro giaciglio.

Dampier si volse verso di lei e l’attirò al suo petto. “Nancy” mormorò “Nancy? Ho paura!” “Paura?” ripeté lei stupita. “Sì, una paura terribile! Prega, angelo mio, prega che gli dei possano indulgere altrove con i loro svaghi crudeli! Non sono mai stato così felice, Nancy.” La giovane si strinse ancor di più a lui, invasa da una vaga e inconsistente paura. “Non parlare in questo modo” mormorò. “Non è giusto scherzare su cose simili.” “Scherzare? Santo cielo!” fu tutto quello che lui disse

La mattina dopo il risveglio della signora Dampier è il più amaro che si possa immaginare: il marito è sparito, anzi, a detta degli albergatori, i signori Poulain, lo stesso non è mai esistito… a loro dire Nancy la sera prima è arrivata da sola, non c’era nessun signor John Dampier con lei.

“I Poulain…” cominciò con tono grave – mentre diceva a se stesso che non gli era mai successo di imbattersi in un’attrice così consumata come sembrava la giovane inglese – “I Poulain” ripeté con voce chiara “affermano che lei è arrivata qui da sola ieri sera. Dicono infatti che non sapevano che fosse sposata. Sembra che lei non abbia nemmeno lasciato il suo nome.” Nancy lo fissò per un momento, poi spiegò con calma: “Ci deve essere un terribile errore. I Poulain devono aver pensato che lei si riferisse a qualcun altro. Naturalmente mio marito e io siamo arrivati insieme la scorsa notte. Dapprima madame Poulain dichiarò che non poteva ospitarci perché l’albergo era pieno, ma alla fine disse che poteva darci due stanzette. Sapevano che il nostro nome era Dampier, perché Jack gli aveva scritto da Marsiglia; lui e io siamo sposati da tre settimane e questa era la fine della nostra luna di miele. Mio marito, che è un artista, si trova ora nel suo studio, dove andremo a vivere nel giro di un paio di giorni.”

Ma John Dampier esiste ed esiste il suo atelier :

“Si trovavano ora di fronte al numero tre, quasi certamente lo studio: era un edificio bizzarro che con il suo tetto a cupola al centro assomigliava a una moschea. Inciso a chiare lettere su una lastra di marmo che si trovava sopra la porta c’era il nome “John Dampier”. Prima che la campanella avesse smesso di suonare, una donna anziana, robusta e dalla faccia di luna piena, che indossava un abito bretone, così tanto apprezzato da Jack, fece la sua comparsa davanti a loro. Naturalmente Nancy la riconobbe immediatamente: era Mère Bideau. Un sorriso piacevole illuminò la faccia rugosa, e Nancy si ricordò di quel che Jack aveva detto spesso su come la sua governante sapesse trattare con abilità i visitatori, specialmente se erano possibili acquirenti. La signora Dampier rivolse uno sguardo cordiale all’anziana donna, che era stata per Jack una domestica buona e fedele e sperava che lo sarebbe stata in futuro anche per lei. Prima che il senatore avesse il tempo di parlare, Mère Bideau disse in tono rispettoso, scuotendo la testa: “Il signor Dampier non è ancora arrivato, ma se monsieur e lei, madame, si danno la pena di ritornare questo pomeriggio, lo troverete certamente qui, perché lo sto aspettando da un momento all’altro”. “Vuol dire che il signor Dampier non è stato qui stamattina?” chiese il senatore. “No, monsieur, ma come ho già avuto l’onore di informarvi il mio padrone deve arrivare oggi. Tutto è pronto per lui e per la sua signora; ho ricevuto una sua lettera l’altro ieri.”

Ecco che inizia una vorticosa ricerca di John, che vedrà impegnati la giovane Nancy, sola e disperata in un paese straniero, e il senatore Burton e i suoi due figli Daisy e Gerald, turisti americani, anch’essi ospiti presso L’Hotel Saint Ange, che prendono a cuore il destino della malcapitata e decidono di aiutarla.

Nancy e i Burton le proveranno tutte, si recheranno presso la Morgue, la polizia locale, presso le ambasciate, sia quella americana che quella inglese, e chiederanno finanche aiuto al Prefetto, senza ottenere alcun risultato.

Si pensa che Nancy sia una povera pazza, che il marito sia scappato con la collaborazione dei Poulain, che sia stato vittima di un incidente, ma nessuna ipotesi viene confermata: di lui non vi è più traccia…  

Quanto a quello che poteva essere successo a Dampier, la mente di Nancy cominciò a elaborare circostanze terrificanti. Se Jack fosse stato in possesso di una grossa somma di  denaro, avrebbe potuto sospettare che gli albergatori lo avessero ucciso… Ma no, lei e Jack erano arrivati alla fine della notevole scorta di oro e banconote con cui avevano iniziato il loro viaggio per l’Italia. Come succede alla maggior parte dei neosposi benestanti, nella loro breve luna di miele avevano speso molto di più di quanto avevano previsto. Lui glielo aveva detto due giorni prima, mentre erano in treno a un’ora di distanza da Parigi. Aveva aggiunto che una delle prime cose da fare al loro arrivo era di chiamare la banca inglese dove lui aveva un conto. Nancy si disse che doveva affrontare la possibilità, anzi la probabilità, che suo marito fosse stato vittima di un grave incidente mentre si recava all’Impasse des Nonnes. Sapeva che questa era la teoria di Gerald Burton, e dei suoi tre nuovi amici era proprio lui che l’aveva più colpita per l’incondizionata fiducia che nutriva in lei. A differenza del padre, aveva subito creduto alla sua versione dei fatti riguardanti l’arrivo con Jack all’hotel Saint Ange

 “Luna di miele da incubo” è uno dei più classici esempi di narrativa noir poliziesca; lo stile semplice porta il lettore in un’altra epoca, non solo quella storica in cui è ambientato il romanzo, ma anche quella in cui l’autore di thriller non aveva necessità di trucchi ed espedienti particolari per accogliere lettori entusiasti.

La trama è lineare ed è la più tipica dei romanzi gialli: vi è un mistero da risolvere, due versioni contrastanti e un gruppo di protagonisti intenti a risolvere l’arcano.

Tutta questa semplicità però non deve confondere chi si avvicina alla lettura delle pagine di questo libro: non è mai banalità! Tutto, dalla descrizione dei luoghi al racconto dei fatti che si succedono con vorticosa cadenza, invogliano il lettore a proseguire riga dopo riga per risolvere il mistero.

Consiglio a tutti di leggere questo romanzo, soprattutto a chi, come me, è curioso di sapere che fine abbia fatto John Dampier…

Materiale fornito dalla casa editrice

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